Al via la Venice Fashion Week

Al via la Venice Fashion Week: a Venezia si racconterà la sostenibilità, la visione e l’artigianalità di oltre settanta creativi. Ma i numeri non finiscono qui: gli eventi organizzati sono una trentina e i luoghi dove sarà possibile apprezzare le sfilate e le presentazioni, ben ventisei.

Uno scatto della passata edizione della Venice Fashion Week

Locale e internazionale si tendono la mano: nei prossimi giorni, la Venice Fashion Week ospiterà, oltre ai Maestri artigiani veneziani, anche un parterre di talenti internazionali che hanno scelto la magica città lagunare per parlare di moda sostenibile e innovazione: Sudafrica, Germania, Turchia e Iran, Regno Unito, Austria e Francia.
Tra gli eventi segnati in agenda, sono curiosa di vedere le proposte delle boutique e degli atelier del Sotoportego de Rialto: l’antica via degli orefici farà da scenario ideale ad una capsule collection realizzata con alghe marine, ma non mancherà neppure la musica, due mostre di design di vetro di Murano, i laboratori di oreficeria e la sfilata di modelle vestite in vetro.

La scala Contarini del Bovolo, edificio tardo gotico nel sestiere di San Marco, location di uno degli eventi della Venice Fashion Week 2018

Altro evento su cui ho grandi aspettative è Savoir Faire: un voyage d’Emotions.
Lunardelli Venezia presenterà, nella sua sede veneziana e spazio culturale, le opere del talentuoso Gianluca Regazzo, il quale crea abiti mixando sapientemente pelle intrecciata e tessere di mosaico. Le tessere sono quelle dell’iconica Fornace Orsoni 1888.
Martedì sera avrò il privilegio di visitare il giardino e gli spazi storici della Fornace Orsone 1888. Lì verranno presentati i nuovi progetti di Alto Artigianato Venezia ( Tessitura Luigi Bevilacqua, Orsoni Venezia 1888. Martina Vidal Venezia, Lunardelli).
All’evento presenzieranno anche Tiziano Guardiani e Patrick McDowell. Il primo è stato definito da La Stampa “Lo stilista della natura”: la sua attenzione per la sostenibilità gli è valsa diversi premi, tra cui il “Franca Sozzani award”, il “Green Carpet Fashion Award for Best Emerging Designer”e il “Peta Couture Award”.

Uno scatto a chiusura della sfilata di Vera Road a Palazzo Marin (edizione 2018)

Patrick McDowell, ventitreenne di Liverpool, è lo stilista sostenibile emergente di punta. Ha esordito un anno fa alla London Fashion Week e ha subito ribadito quanto spetti soprattutto ai giovani designer di essere d’esempio, senza per questo rinunciare ad una moda coloratissima e brillante.

Il dettaglio del vestito-opera d’arte della designer Romi Loch Davis, presentato all’edizione 2018 della Venice Fashion Week,

Questo è solo un piccolo assaggio del programma: da domani si entrerà nel vivo della kermesse.
La Venice Fashion Week valorizzerà il meglio del fashion sostenibile e il patrimonio unico che una città come Venezia è capace di offrire.

Chiara Orlando

Il calendario della Venice Fashion week 2019 – 17/26 ottobre è disponibile al seguente qui.

Goodbye Le Giornate del Cinema Muto!

Si è chiusa con la proiezione di The Lodger di Alfred Hitchcock la 38^ edizione delle Giornate del Cinema Muto.
Il film, accompagnato da un’ottima Orchestra San Marco e diretto da Ben Palmer della Covent Garden Sinfonia London, ha coinvolto i grandi affezionati del genere, ma anche un pubblico più eterogeneo, curioso di poter apprezzare qualcosa di unico come lo sono i film muti.


Io ho assistito a sole due proiezioni della rassegna: The Kid di Chaplin e The Lodger del Maestro del brivido Hitchcock, ma la cosa curiosa e che seppure i film visti siano stati solo due, mi sono portata nel cuore quell’atmosfera frizzante e fuori dal tempo per giorni.
Alle Giornate del Cinema Muto vado anche volentieri perché mi piace respirare quel clima internazionale che trasforma Pordenone in una mecca degli amanti del genere: Giappone, Regno Unito, Stati Uniti sono solo alcune delle bandierine che rallegrano Pordenone per il Festival.

Eccomi alla serata di chiusura delle Giornate del Cinema Muto con l’oggetto ideato per l’edizione 2019: l’occhialone!

E poi, c’è un’altra cosa che mi piace fare: fotografare il pubblico con un oggetto che cambia di anno in anno, ma che coglie lo spirito della rassegna.
E così, dopo i baffi alla Hercule Poirot e il papillon, quest’anno è stata la volta degli occhialoni!

Ho deciso di raccogliere per voi qualche scatto che mi sono divertita a fare agli spettatori:

il Direttore Ben Palmer che ha diretto l’Orchestra San Marco in The Lodger

Lui è il Direttore Ben Palmer (della Covent Garden Sinfonia, London): sabato sera ha diretto l’Orchestra San Marco in The Lodger di Alfred Hitchcock.

In foto “Memorabilia Man”, al secolo Silvio Toso

Collezionista, lettore, viaggiatore, amante del cinema, dell’arte e della buona musica, Silvio Toso è uno che vive l’oggi strizzando l’occhio al passato. Chissà quante opere e cimeli musicali custodisce nella sua wünder kammer… e chissà se mai aprirà le porte alla BBC per un’intervista esclusiva!

Il cinema muto piace solo ad un pubblico adulto?
Questa foto conferma l’esatto contrario! Vi assicuro che l’entusiasmo di questo ragazzo alla proiezione di ieri e alla serata di apertura di The Kid di Chaplin era davvero palpabile!

In foto, Rosangela Secchi

Lei è Rosangela Secchi e ieri sera era alla sua prima serata di cinema muto: ne è rimasta entusiasta!

Dalla lontana Los Angeles per il Festival del Cinema Muto

Lui arrivato dalla lontana Los Angeles, pieno di curiosità sulle Giornate del Cinema Muto diretto da Jay Weissberg, suo amico e con cui condivide la grande passione per il cinema.

Valerio Greco, amante dei silent movies e grande conoscitore

“Silentvalerio Greco” fa capire subito dal nickname quanto ami i silent movies e ne sia un grande conoscitore!

In foto, Greta Cinalli

E vogliamo parlare di lei? Lei sta al cinema muto come io sto alla Moleskine (rende il paragone?)!
Al di là delle battute, Greta Cinalli è ormai di casa a Pordenone ed è una preziosa gemma di Le Giornate del Cinema Muto!

E tre anni dopo… fotografo sempre lui!

Gli occhialoni sono serviti.
Esattamente tre anni dopo, alla serata di apertura delle Le Giornate del Cinema Muto, fotografo il signore che si era così gentilmente “concesso” al mio flash con il papillon al collo nel 2016. Che colpaccio, evviva!

Hitchcock mood!

Indovinate come si è chiusa ieri sera la serata dopo la proiezione di The Lodger, A Story Of The London Fog di Alfred Hitchcock?

Il papillon, i baffi alla Hercule Poirot e gli occhialoni!

E se la vostra domanda è: chissà che cosa si inventerà per l’edizione 2020… Tranquilli, ho già deciso e vi lascerò senza parole!

Chiara Orlando

Un giardino bello in tutte le stagioni

È proprio vero che il giardino di Esta è bello in tutte le stagioni. In questi giorni gli alberi si stanno sporcando di giallo e di arancio, ma nelle bordure dominano ancora il rosa antico, i bianchi e il verde.

Quest’anno mi sono davvero dovuta inchinare alla bellezza dei sedum: chi l’avrebbe mai detto che una pianta che non necessita di cure, né di acqua ed è sempre sana, potesse trasformarsi in un tappeto di fioriture fitte e durature. Anche da fiore reciso il sedum si comporta come un bravo scolaretto, di quelli diligenti che se ne stanno tranquilli e non danno problemi, ma prolungano di giorni la loro freschezza in vaso. 

Il sedum non è di certo la rosa, ma in tutta la sua banale semplicità, è uno degli elementi cardine del giardino da luglio a ottobre inoltrato. 

Quando esco in giardino, il colpo d’occhio nel giardino roccioso è davvero notevole: il rosa antico lascia spazio a macchie verdi e bianche, per poi ridare la scena ai cespugli di varie sfumature di verdi. 

Mi piace l’effetto del sedum anche nella zona dove ci sono i grandi cipressi: rende ancora più romantico l’angolo della panca in ferro bianco da cui si riesce a vedere la facciata della casa per intero.

Lo stelo solido del sedum permette alla pianta di ergersi e di tenere testa ai bossi (aihmé spesso malandati per via della Piralide del bosso) e alle altre piante che erano state scelte con cura per i mixed borders.

Quando vado a cogliere questi fiori vengo raggiunta da un profumo intenso di miele adorato sia le api che dai bombi, che ci danzano attorno con la stessa armonia di Nureyev.

Il mio augurio è che le giornate di sole si prolunghino ancora per un po’: vorrei godere ancora di questi colori e di questi profumi prima che l’inverno li faccia scomparire nella sua coltre di nebbiolina grigiastra.

Chiara Orlando

Pordenoneveste atto V

Si è chiusa qualche giorno fa la ventesima edizione di pordenonelegge e io, come vuole ormai la tradizione, mi sono dedicata a raccogliere i migliori look per la rubrica pordenoneveste dedicata allo streetstyle fashion dell’evento.
Vi immagino già con i polpastrelli caldi, pronti a criticare o a commentare le mie scelte, ma prima ci tengo a scrivere il motivo per cui questi outfit mi hanno colpito più di altri. Il leitmotiv di pordenoneveste atto V è stato l’autenticità e l’originalità, intese come “io mi sento così e vesto ciò che più mi rappresenta”. Ha vinto in sostanza l’essere sé stessi: il carattere e la personalità sono stati messi in rilievo: era ora!
Cos’è che non mi è piaciuto? Beh, quest’anno è mancata la componente maschile da fotografare: né vestito casual, né elegante. A voi maschietti dò direttamente appuntamento per l’edizione 2020, so che non mi deluderete!

Stripes

In quanto a righe stiamo diventando come i cugini d’oltralpe: ci piace da morire portarle. E pure quelle verticali di cui ci aveva fatto innamorare la divina Amal Clooney a Venezia!
La mia “vittima” di pordenoneveste ha scelto di mescolarle a quelle righe orizzontali in questo abitino con manica corta: a completare il look, una pochette borchiata, un foulard-strangolino nero, occhiale da sole bianco e un bracciale con doppio giro di perle. Ai piedi, un pratico mocassino in vernice nero per camminare a passo spedito in città.

Power family

Lei nel mondo della moda ci lavora (e si vede). Sceglie il pantalone nero e la camicia allungata sul retro, lo stivaletto in cuoio nero e l’occhiale in tartaruga che mette in luce l’ovale perfetto del viso. E vogliamo parlare della borsa? Devo ammettere che la Saddle di Dior in pelle nera mi ha fatto brillare gli occhi (cosa che non accadeva da tempo).
Il neo papà sceglie la comodità di una camicia in cotone a righe con collo alla coreana e un paio di jeans strappati. Non sono riuscita a vedere il pupo/pupa, ma vista la genetica e il gusto di papà e mamma, ci sono buone possibilità possa prendere il posto dei giovani Beckham.

Long

Non c’è occasione in cui non l’abbia vista curata e sopratutto vestita in modo appropriato all’evento a cui partecipasse. Il suo mondo è quello del food and wine e l’eccellenza dei servizi a cui questo settore si riferisce: Raffaella ha uno stile personalissimo, predilige il pantalone lungo, spesso a palazzo e i colori scuri. L’ho rivista a pordenonelegge e mi è piaciuto molto il suo denim grigio con la balza in pizzo nero da cui si intravedeva la para bianca delle sneakers.

Alla signora Westwood piacerebbe

Il tartan è sempre il tartan e non ho potuto fare a meno di pensare a Vivienne Westwood quando ho visto questa signora passeggiare per le vie di Pordenone: al check più tradizionale viene aggiunto il tocco glamour del pizzo sulle maniche e sul décolleté.

Io amo il blu

Grande coup de coeur per la signora qui sopra: qui sì che c’è carattere da vendere. Ditemi la verità: la vedreste con qualcosa di diverso? Io francamente no e mi sono dovuta davvero inchinare al suo talento nell’abbinare pantalone, ballerine, borsa, blusa e monili. E vogliamo parlare dei capelli? Sebbene io non sia un’amante delle tinte “creative”, devo ammettere che la spruzzata di lilla le stava d’incanto.

La musa di casa Disney

Non mi sorprenderebbe che in casa Disney stessero pensando a lei per il prossimo block buster: d’altra parte con un viso così, l’abitino a pois, l’anfibio e il telefono rosa, potrebbero cucirle su misura il ruolo di “giovane paladina del bene”, pronta a difendere chiunque si trovasse a fronteggiare bullismo o subisca altri tipi di discriminazioni. Speriamo accetti!

L’immancabile giallo e nero

Voi con cosa abbinereste un doppio petto nero con bottone oro e una gonna a pieghe gialla?
Avete risposto bene: con i Dr. Martens neri!
Non sono solo i colori che ha scelto ad omaggiare pordenonelegge, lo è anche il suo sorriso!

I’m a woman and I love it!

Proud woman here! Pantalone e blusa bianca con ricamo, giacca in pelle rossa, mocassino in camoscio rosso e borsa a mano nera. Al collo, una collana multicolore raccoglie in un colpo solo tutti i colori che porta (si notino le unghie e la cavigliera).

La Savana a pordenonelegge

Non ho saputo resistere: le ho chiesto se potevo fotografarla ed ero convinta che mi dicessi di no. Tutti quegli elefanti, i ghepardi, i pappagalli e le giraffe sul vestito mi hanno davvero messo il buon umore e li vedevo già tra le pagine di Chiara’s room. Sono felicissima che il suo sia stato un sì e dal sorriso si vede quanto fosse divertita dalla cosa.

Amiche per “la pelle”

Mentre ne fotografavo una, è arrivata l’amica e allora ho fatto il colpaccio! Dalla foto si capisce che l’intesa tra di loro è grande, grande quanto la loro passione per la moda!
Della prima a sinistra mi è piaciuto molto il cappotto-kimono a fantasia abbinato ad uno stivaletto scamosciato nero, mentre della seconda ho apprezzato la scelta di questo abito color nocciola che scende morbido e termina a pieghe leggere. Uno stivale over the knee in camoscio grigio fa da trait d’union con la Gucci maxi che porta sulla spalla.

La giacca da uomo è femmina

I blazer e le giacche dal taglio maschile sono diventate iperfemminili. A pordenonelegge ne ho viste parecchie, sia portate con il tacco, che con le sneakers. Loro hanno scelto la seconda opzione e tutta la forza del rosso abbinato a pantalone con fascia laterale e pochette di Michael Kors e del nero che si ripete anche nel pantalone per la seconda.

It’s a man’s world

A portare questo look “piuttosto maschile” è uno dei più bei volti visti durante la festa del libro: il grigio e il nero giocano a confonderci le idee, ma l’assoluta sobrietà dell outfit ci fa pensare piuttosto di trovarci di fronte ad una danese o scandinava.

Photo credits: Alessandro Secondin

Good job Angela!

Chiudo in bellezza proprio con la persona, assieme a tanti altri, che ha reso bello pordenonelegge: Angela Biancat (qui ritratta da Alessandro Secondin) veste un pantalone giallo a righe bianche e una stringata nera. Sotto il giubbetto di jeans, sceglie di indossare una maglia nera da cui penzola il suo inseparabile pass. Ma il look coordinato non finisce qui: chissà quanti telefoni, ricariche, adattatori e blocchetti per appunti devono esserci stati dentro quella borsa con l’iconico camaleonte! E, last but not least…si noti anche il foulard giallo annotato al polso!
Chapeau Angela, hai fatto davvero un gran bel lavoro!

Allora, piaciuti i look?
Ci tengo a ringraziare tutti, ma proprio tutti voi, per essere stati così disponibili a “raccontare” dal punto di vista fashion una dei più belle rassegne che ospita Pordenone!

Io non vedo già l’ora di fotografarvi alla prossima edizione!

XO, Chiara Orlando

Un Cinema Miotto da tutto esaurito

Un Cinema Miotto così pieno non lo si vedeva da decenni: qualche sera fa, il pubblico ha riempito la sala per la proiezione di Mio fratello rincorre i dinosauri.

Lorenzo Sisto alla conferenza stampa che si è tenuta dopo la proiezione di “Mio Fratello rincorre i dinosauri” a Venezia 76

La pellicola del regista Stefano Cipani (al suo primo lungometraggio) racconta in modo sensibile ed equilibrato la storia di una famiglia, quella dei Mazzariol, che, con l’arrivo del quarto figlio, si misura con la diversità.

Qui potrete trovare la mia recensione del film.
Il libro di Giacomo Mazzariol, da cui è stato tratto il film, ha fatto indubbiamente da grande traino alla pellicola, ma a Spilimbergo il pubblico è arrivato tutto per il carismatico Lorenzo Sisto.

Una scena di “Mio fratello rincorre i dinosauri”

Lorenzo, che nella pellicola recita la parte di Gio, ha saputo misurarsi con un cast di grandi attori (Gassman, Ragonese, De Palma) e futuri grandi attori (Nocchi, Pagliai, Nanni e Becheroni) ed è assolutamente a suo agio di fronte alla cinepresa con il suo fare affettuoso e deliziosamente ribelle. In quanto alla pellicola, è vero ciò che si dice: fa bene al cuore.
Certo, ciò che ci si augura è che la sala piena che abbiamo visto mercoledì scorso possa ripetersi più spesso: la programmazione dell’Associazione Culturale Il Circolo ha ripreso a pieno ritmo con una bella selezione di pellicole. Il Teatro Cinema Miotto è un gioiellino ad un passo da casa, con poltrone comode e un bello schermo che dovremmo frequentare più spesso.
Il cinema, d’altra parte, è sì un luogo in cui è bello andarci anche da soli, ma se la sala è piena, la condivisione rende la passione per l’arte cinematografica ancora più grande.

Chiara Orlando

Sala gremita per La Casa del Pordenone – Illustrazione dei luoghi ritrovati

Ieri, nella Sala Convegni della Camera di Commercio di Pordenone, è stato presentato il volume La Casa Del Pordenone – Illustrazione dei luoghi ritrovati di Alberto Magri.
Che ci fosse molta attesa per questo libro lo sapevamo tutti, ma vedere la sala così gremita ed una lunga coda all’ingresso del palazzo, mi ha reso particolarmente felice per tutto il lavoro che questo volume immagino abbia comportato.

La sala convegni della Camera di Commercio di Pordenone dove si è tenuta la presentazione

La Casa del Pordenone – Illustrazione dei luoghi ritrovati è un librone piuttosto spesso: a raccontare la scoperta dello studiolo di uno dei più grandi artisti del Rinascimento sono le illustrazioni del talentuoso Alberto Magris, le foto storiche dell’epoca, molti testi e saggi tradotti anche in lingua inglese.

Una delle splendide foto storiche presenti nel libro: Giancarlo Magri con il figlio Giovanni e il Prof. Charles Cohen visitano gli affreschi dello studiolo.

Ah come ci pare di vedere lo stupore di Giancarlo Magri quando scorge il Leone da cui partirà tutto!
Giancarlo Magri è il restauratore a cui dobbiamo la salvezza di gran parte del nostro patrimonio artistico ecclesiale, nonché padre di Alberto Magri.

In cuor suo, Giancarlo Magri aveva sempre sperato di trovare una traccia così viva del Pordenone finché nel 1989 ciò si avvera.

La copertina del volume La Casa del Pordenone – Illustrazione dei luoghi ritrovati

E nel libro La Casa del Pordenone – Illustrazione dei luoghi ritrovati c’è molto di lui e della sua dedizione ad una professione complessa e delicata, che poi ha trasmesso sapientemente ai figli.
Sfogliando le pagine del libro – edito dalla Libreria Al Segno – è possibile comprendere meglio l’entità e il valore del patrimonio artistico lasciatoci dal Pordenone.
Alberto Magris, gli esperti e i collaboratori che hanno lavorato a questo progetto sono stati abili nel trasmettere con grande freschezza i contenuti, tanto da renderci curiosi ed interessati dall’inizio alla fine.

Una delle splendide illustrazioni di Alberto Magris presenti nel volume.

Il volume, presentato in occasione di pordenonelegge, è stato promosso dall’associazione Augusto Del Noce e vede il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune di Pordenone, della Fondazione Friuli e della Camera di Commercio Pordenone – Udine e della Fondazione Santin Onlus.
Numerosi i contributi e le collaborazioni: Giancarlo Magri, Giulio C. Testa, Angelo Crosato, Roberto Castenetto, Giordano Brunettin, Carolle Bidinot, Stefano Ciol solo per citarne alcuni.

Mi è doveroso ringraziare Alberto Magri per aver avermi generosamente inserito tra chi ha contribuito alla realizzazione del libro.

Chiara Orlando

Martin Eden, la mia recensione del film

Martin Eden sta facendo incetta di premi un po’ ovunque: è valso la Coppa Volpi a Luca Marinelli alla 76ma edizione del Festival di Venezia e anche al Toronto Film Festival è piaciuto. La pellicola di Pietro Marcello si è aggiudicata in Canada il Platform Prize, un riconoscimento prestigioso che premia il cinema d’autore.

MARTIN EDEN – Carlo Cecchi e Luca Marinelli in una scena del film presentato a Venezia 76

Io personalmente l’ho trovato un buon film, ma da qui a definirlo un capolavoro, la strada è lunga.
La politica, i sentimenti, l’amore per la filosofia e la cultura sono il filo conduttore di questa libera, forse troppo libera reinterpretazione del Martin Eden romanzo.

Una scena di Martin Eden con Luca Marinelli

Il Martin Eden interpretato da Luca Marinelli ci accompagna in una Napoli povera e culturalmente arretrata da cui egli cerca disperatamente di fuggire. Egli riuscirà nell’intento, anche se con difficoltà.
Difficile sposare in toto la scelta del regista di raccontare il Novecento usando ambientazioni e personaggi ben più recenti. Stessa cosa vale per le musiche e per abiti ed oggetti che sappiamo essere di epoche più vicine a noi.

MARTIN EDEN – Luca Marinelli in una scena del film di Marcello.

Forse l’intento del regista era quello di dirci che le cose che vediamo stanno capitando ancora qui ora, ma si poteva forse trovare una formula un po’ più efficace.
In quanto a Marinelli: certo egli è un abile Martin Eden, ma il talento di Joaquin Phoenix e Adrian Driver sono tutt’altra cosa.

Chiara Orlando

Storia di un matrimonio, la recensione del film

Chi ama davvero il cinema non potrà che amare alla follia Storia di un matrimonio.
Storia di un matrimonio (titolo originale Marriage Story) è il film perfetto, quello in cui tutto fila alla perfezione: dalla regia alla recitazione, dai dialoghi alla fotografia. Noah Baumach realizza un delizioso capolavoro cinematografico e man mano che i minuti passano lo spettatore ne rimane conquistato.

Storia di un matrimonio: Scarlett Johansson e Adam Driver

La storia è quella di Charlie (Adam Driver) e Nicole (Scarlett Johansson) che si trovano a dover fare i conti con un matrimonio che non funziona più e a decidersi quindi di divorziare. Nulla di nuovo quindi sotto il sole, se non fosse per il modo in cui questa “separazione” viene raccontata.
Uno script che ricorda le migliori pellicole di Woody Allen e un Adam Driver a dir poco straordinario proiettano questo film al primo posto della top five delle opere cinematografiche viste alla Mostra del Cinema di Venezia.

Storia di un matrimonio: Laura Dern e Scarlett Johansson in una scena del film

Charlie, uomo mite e pacifico, si trova ad affrontare incredulo e spaventato ciò che gli accade. Il suo dolore è palpabile, così come lo è la sua necessità di vedere il più possibile il figlio e di garantirgli una vita serena.

Il trailer del film di Noah Baumach

Ma in Marriage Story non è solo Driver a brillare: Scarlett Johansson conferma la sua duttilità e statura di attrice prendendosi cura di raccontare i desideri e le frustrazioni di Nicole, e Laura Dern, nella parte dell’avvocato di Nicole, ci regala minuti davvero gustosi di cinema.

Una scena di Marriage Story, “Storia di un matrimonio”

Coinvolgente, brillante, triste e divertente, Storia di un matrimonio è un film in cui ci riconosceremo tutti. Anzi, visto il realismo della storia, avremo l’impressione che il regista e il cast si siano ispirati alle nostre vicende personali.

Chiara Orlando

Joker, la recensione del film vincitore a Venezia 76

Joker non ha vinto a Venezia 76. Ha stravinto.
Il Joker di Todd Phillips ha cambiato le regole del gioco (o le ha cambiate la giuria di Barbera?): è il primo cinecomic a portarsi a casa l’ambita statuetta.
Che stessimo per assistere a qualcosa di straordinario l’avevamo capito già dai primi frammenti del film: Joaquin Phoenix, sensibilmente dimagrito per questo ruolo, è così abile a farci avvertire il suo disagio che non riusciamo a togliergli gli occhi di dosso. Il suo corpo si contrae così come fa il suo sorriso che sfocia in una risata inquietante.
Introverso, solitario e affetto da disturbi mentali, Arthur Flecker vive una vita misera con la madre anch’essa malata.

Joaquin Phoenix (Joker). Photo credits: Nico Tavernise

Il suo sogno è quello di fare Stand Up comedy, ambizione che viene incoraggiata da pochi. Egli viene deriso e ferito da tutti, finché un giorno, stanco e provato da ciò che gli accade, si ribella.
D’altra parte il crollo di quelle che erano le sue uniche certezze, soprattutto quelle legate alla sua infanzia, lo destabilizzano a tal punto da trasformarlo in un individuo tanto violento quanto “libero” (Joker).
Per la prima volta in vita sua non è considerato un “signor nessuno”, ma un eroe.

Joaquin Phoenix (Joker). Photo credits: Nico Tavernise

La cinepresa di Todd Phillips lo insegue per Gotham City, una città desolata ed abbandonata ormai a sé stessa. Le inquadrature amplificano il senso di claustrofobia sia nelle riprese all’esterno che negli ambienti interni.


Ma a tifare per Arthur Flecker – Joker ci pensa lo spettatore, che prende sin da subito le sue difese. Il passato è un fardello pesante a cui nessuno può sfuggire.

Joaquin Phoenix (Joker). Photo credits: Nico Tavernise

Joaquin Phoenix si conferma attore straordinario e dal talento smisurato. E se alla fine non è stato lui ad alzare la Coppa Volpi, non ci sono dubbi sul fatto che sia lui ad assicurarsi i bagliori della statuetta più famosa del mondo.

Chiara Orlando

Mio fratello rincorre i dinosauri, recensione del film

Tratto dall’omonimo libro di Giacomo Mazzariol, Mio fratello rincorre i dinosauri è ora nelle sale, dopo aver incassato gli applausi di un pubblico molto commosso a Venezia 76.

Una scena di Mio Fratello rincorre i dinosauri

A differenza di ciò che si può pensare, girare un film di questo genere non dev’essere stata cosa facile: il rischio di trattare con leggerezza o in modo oppressivo una tematica complessa come quella della diversità, era una possibilità non così remota.
Stefano Cipani tuttavia non sbaglia: egli, alla sua opera prima, alterna momenti di freschezza e commozione a attimi in cui invita lo spettatore a riflettere. Sin dalle prime scene di questo suo primo lungometraggio, è facile comprendere quando egli sia dotato di una sensibilità e di un’attenzione non comune.

Lorenzo Sisto (Gio) e Francesco Gheghi (Jack)
Francesco Gheghi e Rossy De Palma in una scena del film

Il resto del grosso lavoro lo fa un cast in cui si avverte grande sintonia e complicità: attori maturi come Alessandro Gassman, Isabella Ragonese e Rossy De Palma “tendono la mano” ad un cast di giovanissimi per nulla spaventati dal compito delicato a cui sono stati assegnati: quello di raccontare una vicenda in cui si mescolano famiglia, amicizie, adolescenza ed ovviamente il rapporto con chi è speciale.

Una clip di Mio Fratello rincorre i dinosauri

Alla conferenza stampa di Mio fratello rincorre i dinosauri è stato detto che questo film piacerà non solo alle famiglie, ma anche agli adolescenti. Io credo che a vederlo sarà un pubblico quanto più eterogeneo. Il motivo è molto semplice: la storia è così vibrante e vera che una volta finito il film, ringraziamo il regista per un regalo sincero e pulito come questo.

Il trailer di Mio fratello rincorre i dinosauri

Francesco Gheghi (nei panni di Jack), Roberto Nocchi, Edoardo Pagliai, Saul Nanni e Arianna Becheroni sono gli amici che tutti abbiamo avuto da ragazzini.
In quanto al piccolo e straordinario Lorenzo Sisto (Gio nella pellicola), la sua spontaneità e gestualità sono stati come vedere un grande arcobaleno dopo decine di giorni di pioggia.

Chiara Orlando