Monthly Archives: Marzo 2014

Spring season Grand Opening

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I L   C E S T O   D I   F I L O   D I   F E R R O

Ieri per me è uffcialmente iniziata la primavera!  E con il mio cesto di filo di ferro ho fatto incetta di acero atroporpureum, viburno carlcephalum, spirea e rami di nocciolo… Just a preview!

 

Sua maestà il frico!

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I L   P I A T T O   G H I O T T O   E   F R I U L A N O   P E R   A N T O N O M A S I A 

Non credo di conoscere qualcuno a cui non piaccia il frico ( forse uno dai..)
L’idea del formaggio fuso su di un crostino è già piuttosto vincente con una giornata fresca e ventosa come questa, figuriamoci il mix di formaggio fuso e patate!

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Non servono grandi cose: una buona casseruola antiaderente, formaggio a pezzetti – meglio se un mix di formaggi- e patate sono gli unici ingredienti necessari.
Poi ci si può sbizzarrire nelle varianti più disparate aggiungendo ad esempio pancetta, cipolla, salame, erbe aromatiche, prosciutto cotto e crudo a piacimento…
Insomma, lo si può arricchire e trasformare, in base a quello che abbiamo a disposizione!
Non essendo grande amante della cipolla tendo a usarla il meno possibile, ma indubbiamente è ottima per insaporire questo piatto.

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Il frico di patate si accompagna splendidamente ad un buon vino rosso corposo del nostro territorio come lo strepitoso Shiopettino di La Viarte

Qui di seguito la mia ricetta semplicissima:

Frico di patate

Ingredienti
patate
formaggio di diversi tipi

Preparazione
Pelate le patate e tagliatele a fettine in modo che si possano cucinare più velocemente. Immergetele in una pentola con acqua salata a bollore raggiunto. Cuocetele per qualche minuto finché non vi sembreranno tenere incidendole con i rebbi della forchetta. Scolatele dall’acqua.
Tagliate i formaggi a pezzettini e mescolateli in una ciotola alle patate sbollentate.

Accendete il fuoco al minimo sotto la casseruola antiaderente e versateci sopra il mix di patate e formaggio.Il frico sarà pronto quando farà una crosticina scura sul fondo. Ci vorrà circa una mezz’ora.Quando vi sembra che il fondo del frico abbia una colore dorato e uniforme, scolate il liquido del formaggio in eccesso e rovesciate a testa in giù sopra un piatto da portata. Servitelo caldo.

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Un pezzo di storia ai piedi. Salvatore Ferragamo

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T A C C O   10,   T A C C O   1 1. 5,   T A C C O   1 2,   T A C C O   1 4 .5,   T A C C O  1 5 !

La scarpa è per la donna ciò che la macchina è per la maggior parte degli uomini: un feticcio.
E io non faccio eccezione, anzi!
Adoro le scarpe e i tacchi vertiginosi mi piacciono a dismisura.
Tutte le scarpe al di sotto di 10 cm sono considerate da me “ciabatte.” Non me ne vogliate!
Se guardo una vetrina di calzature non riesco a guardare le scarpe basse! I miei occhi semplicemente le bypassano.
Se il sogno di molti maschietti è quello di un V8 parcheggiato in garage, il mio è quello di trovare il mio “ferro” con un bagagliaio pieno zeppo di scarpe.
E restando sempre sul tema, quando mio padre mi dice:
– “Come sei col tagliando, hai controllato?” – L’unico tagliando a cui riesco a pensare è quello annuale che faccio rigorosamente ad inizio stagione alle mie “bambine” dalla bravissima calzolaia di fiducia di Casarsa, ossia Valentina Borile (anche se definirla calzolaia è riduttivo, vista l’assoluta maestria con cui lavora…).

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Figuratevi quando mi chiede se ho verificato il livello dell’olio!
– “ Perché? Bisogna anche controllare l’olio alla macchina??”-
Qualche giorno fa, mia sorella ha chiesto a suo figlio di cinque anni quale fosse quell’animaletto che non è mai sazio di scarpe.
– “La sia Chiara!”- ha risposto Leone.
A propos, se non avete capito qual’è l’animaletto… è il millepiedi.
Tacco 10, tacco 11.5, tacco 12, tacco 14.5, tacco 15!
Volente o nolente, visti gli sforzi immani a cui ultimamente il mio fisico è sottoposto, ho dovuto istituire lo “sfiga day”, ossia il giorno alla settimana in cui metto i mocassini.
Generalmente il mercoledì. Quindi non invitatemi fuori il mercoledì, se non volete avere una palla al piede come compagna di bevuta.
La cosa che allevia un po’ il senso imperante di depressione il mercoledì è sapere che Audrey Hepurn portava mocassini e ballerine. Ed era comunque fantastica! Ok, era Audrey Hepurn però!
L’ incubo più brutto mai fatto in vita mia? Dover smettere di usare i tacchi. O portare scarpe ortopediche ( ma il medico mi ha detto che non le fanno più, evviva!) .

Io non sono una che acquista scarpe e basta. Io me ne prendo cura. Sono diventata così esperta che credo di essere in grado di capire, così su due piedi: la durata di un tacco, che qualità ha la pelle e quanto c’è di “non pelle” ( aihmé!), qualità della tomaia, dopo quanto tempo la suola sarà da rifare, dopo quante camminate sull’acciotolato di Spilimbergo la pelle del plateau è da ripulire in modo specifico…

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Sono l’incubo di molti commessi di negozi di calzature, ma anche la gioia di quelli che mi fanno provare quelli che io definisco “ capolavori ”.
Fortunatamente, il settore della calzatura “Made in Italy” di qualità risulta essere ancora il nostro fiore all’occhiello che ci pregiamo di esportare in tutto il mondo.
Il marchio più conosciuto al mondo è senza dubbio Ferragamo, creato dall’omonimo Salvatore Ferragamo che, nel secondo dopoguerra, è riuscito ad abbellire i piedi di celebrità italiane ed oltre oceano. Ferragamo nasce ad Avellino nel 1898. I primi passi di apprendista li muove presso una bottega da un calzolaio a Torre del Greco, per il quale lavora per circa un anno. Rientrato nella città natale, inizia a realizzare scarpe su misura per signora. La svolta avviene nel 1914, quando decide di raggiungere un fratello negli States, a Boston, che lavora in una fabbrica di scarpe. Si trasferisce poi in California e a Santa Barbara apre il suo laboratorio.

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Salvatore Ferragamo intento a verificare ogni singolo dettaglio della calzata

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tutto in una scarpa dev’essere perfetto…

La sua bravura aumenta grazie agli studi di anatomia che segue presso la University of Southern California.
Hollywood lo accoglie a braccia aperte dove grazie a l’ “Hollywood Boot shop”, diventa il calzolaio delle stelle del cinema.

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uno scatto delle forme presenti al museo Ferragamo di Firenze, dove sono custodite anche diverse calzature appartenute alle dive del Cinema.

Dopo tredici anni rientra in Italia, a Firenze, dove inizialmente produce modelli destinati esclusivamente al mercato americano.
Nel 1928 fonda la “Salvatore Ferragamo” che all’inizio conosce momenti difficili per via della guerra e la crisi mondiale.
Negli anni quaranta poi, l’azienda s’avvia ad una stagione di florido sviluppo e la Ferragamo riconquista tutto il prestigio che si era guadagnata negli Stati Uniti. L’ascesa del marchio è tale da permetterne la quotazione in borsa. Il successo inprenditoriale della “Salvatore Ferragamo” è una sintesi del genio del suo fondatore e della sua grande maestria artigianale.
Genio e creatività uniti ad una grande sapienza artigianale costituiscono i punti di forza del “Made in Italy”.

Quest’anno mi sono regalata un paio di Ferragamo. Non eccessive, ma a mio avviso molto femminili. Semplicemente Ferragamo. Questo marchio è un po’ quello che De Padova è nel mondo dell’arredamento. La bellezza e la raffinatezza senza tempo.

ferragamo e sofia loren

Ferragamo e la divina Loren

Mi è capitato di acquistare scarpe di altri marchi più costose e stravaganti di queste, ma ogni volta che mi infilo le mie “Runa” ho la netta sensazione di avere un pezzo di storia ai piedi.
E di avere qualcosa in comune con Sofia Loren.

Fonti:

www.wikipedia.org,

www.vogue.it

www.youtube.com

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Aspettando la primavera

M A N C A   P O C O …

” Se vuoi essere felice un giorno, inebriati

se vuoi essere felice tre giorni, prendi una donna

se vuoi essere felice tre mesi, ammazza il maiale e mangialo in tre mesi

se vuoi essere felice tutta la vita, fatti giardiniere.”

Detto cinese

“Rudbeckie” – collezione privata. Acquerello e tecniche miste

– ” speriamo che il giardiniere si mantenga in forze a lungo! ” –