Monthly Archives: Agosto 2015

Viridiana: sberleffi e visioni di un adolescente

Ancora un’immagine femminile sospesa tra sogno e realtà, tra desiderio erotico e sua proibizione, tra carnalità e misticismo: una giovane monaca bionda richiamata dallo zio prima di prendere i voti definitivi. Una sceneggiatura originale di Buñuel e Alejandro, pur ricchissima di riferimenti letterari cari al surrealismo, nata anche da una fantasia erotica del regista adolescente: rapire e narcotizzare la bionda regina di Spagna Victoria Eugenia, irraggiungibile per il ragazzo prigioniero nel collegio dei Gesuiti, per possederla carnalmente. Ancora il desiderio di uno sguardo maschile che proietta sul presente l’incubo e il ricordo di un lontano matrimonio, ancora l’immagine di un corpo femminile che si sdoppia e si moltiplica in una serie di ‘repliche’ e ‘ ripetizioni’. Una buona dose di beffarda necrofilia surrealista, un impasto grottesco ed esplosivo di erotismo e di austero misticismo, che diventa un’immagine simbolica della storia della Spagna e delle sue ricorrenti ossessioni: la religione, l’onore cavalleresco, il mito di don Giovanni, la donna, vergine intoccabile e insieme oscuro oggetto del desiderio. Ecco Viridiana di Luis Buñuel, vitalissimo e accecante capolavoro senile del grande artista e regista spagnolo che a sessant’anni firma forse una delle sue opere più perfette e più compiute.

Viridiana

A differenza di Vertigo, Viridiana è un tipico oggetto del desiderio dell’appassionato frequentatore di cineclub: praticamente invisibile sugli schermi televisivi, a causa della censura e dei sequestri di cui fu vittima fin dalla sua prima apparizione nel 1961, il film di Buñuel è una ricca portata che ha deliziato le serate nebbiose e fredde dei miei inverni milanesi. Credo di averlo visto almeno 10 volte in una sala cinematografica: la prima volta fu però anche in questo caso determinante, perché l’associazione Pandora, che proiettava splendidi cicli di film d’essai, propose una doppia proiezione, affiancando Viridiana a L’angelo sterminatore, in una lunga e appassionante serata che sembrava non dover mai concludersi.

VIridiana

Una scena del film Viridiana

L’esperienza di quella visione fu per me simile al celebre taglio dell’occhio con cui si apre Un chien andalou di Buñuel e Dalì: un accecamento, un lampo di luce violento e potente, preludio a una visione più ricca, più libera, a un doppio sguardo capace di oltrepassare i limiti del visibile. Le immagini che scorrevano sullo schermo mi lasciavano stupefatto, ammirato e sedotto: non avevo mai visto una simile libertà narrativa e una tale forza evocativa delle immagini, che alternavano sogni e vita diurna, visioni e messe in scena teatrali, sacre e dissacranti rappresentazioni. L’incontro tra una giovane e sensuale monaca devota e sinceramente credente con un vecchio zio libertino, un don Giovanni in pantofole, morbosamente legato all’immagine e al ricordo della moglie morta la notte delle nozze (come in un racconto di Edgar Allan Poe) creava un cortocircuito tra eros e religione, tra carnalità e spiritualità, perfettamente mantenuto in equilibrio per tutta la durata del film. Questa straordinaria densità dell’immagine, densità simbolica, evocativa, onirica, estetica, all’interno di un film che non si presentava come un’opera d’avanguardia o sperimentale come Un chien andalou o L’âge d’or, culminava nella celebre parodia dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, un rovesciamento geniale dell’equilibrio rinascimentale pittorico dell’affresco milanese nello spirito grottesco, insieme totalmente fisico e spiritualmente asciutto e ascetico, del cinema dell’autore spagnolo. Quella scena, immobilizzata in un fermo immagine dove il posto di Gesù è occupato da un mendicante cieco e rissoso e gli apostoli sono sostituiti dai gesti scomposti e brutali (ma così vividi e vitali) degli altri mendicanti o ‘pitocchi’ raccolti e aiutati da Viridiana (nani, poveri, prostitute, uno zoppo, un lebbroso), racchiude forse ai miei occhi secoli di arte spagnola, nella sua ineliminabile differenza rispetto alla tradizione artistica italiana.

È possibile ritrovare in Viridiana come in tutto il cinema di Buñuel la matericità densa e opaca delle nature morte di Zurbarán, l’equilibrio razionale e insieme misterioso delle tele di Velázquez, l’ascetismo estremo e al tempo stesso la carnalità insuperabile dell’arte spagnola da El Greco a Goya fino a Picasso e Dalì. Per marcare la specificità dell’arte spagnola, Buñuel doveva ‘rovesciare’ un capolavoro del Rinascimento italiano, mostrarne il risvolto oscuro, notturno, onirico e beffardo, farlo passare attraverso lo sguardo fotografico e cinematografico del Novecento. Si esce da una proiezione di Viridiana stupefatti e arricchiti da questa messe di immagini e di suoni (quale straordinario uso spiazzante della musica sacra di Bach, Mozart e Händel!), che mostravano l’intreccio indissolubile tra feticismo erotico e feticismo religioso, tra l’apoteosi dei sensi e quella dello spirito, al cui centro si pone la laica e grigia morale borghese dell’efficienza e del guadagno, verso cui Buñuel rivolge il suo sguardo lucido e acuto, implacabile e penetrante. Tra l’ascetica e sensuale Viridiana e il perverso e toccante zio don Jaime (la cui morale aristocratica e demodé in fondo incontra la simpatia di Buñuel), come un grigio intermedio, incapace degli slanci e degli eccessi tanto dell’una quanto dell’altro, incontriamo il pragmatico, concreto, cinico borghese nipote Jorge che capitalizza ogni rendita e guadagno perseguendo la logica del “vile metallo”, del denaro, come lo definirà un altro anti-eroe buñueliano, il don Lope di Tristana.

Michele Bertolini

Il cinema italiano in concorso a Venezia

Alla 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica verranno presentati cinquantacinque lungometraggi. Tra questi, i film in concorso sono ventuno, quelli fuori concorso sedici. Alla sezione Orizzonti faranno capo diciotto opere. Questa è la quantità di opere che la giuria dovrà esaminare per decretare i vincitori ed assegnare il Leone d’Oro.

E il cinema italiano? Non temete: ce ne sono quattro di film italiani (validissimi) in concorso e oggi ci concentreremo proprio su quelli.
Avremo il piacere di ritrovare un lavoro di Marco Bellocchio con il film Sangue del mio sangue, poi Luca Guadagnino con A bigger splash, Piero Messina con L’attesa e Giuseppe M. Gaudino con Per l’amor vostro.

sangue del mio sangue

Una scena del film “Sangue del mio sangue”

Partiamo da Bellocchio che in Sangue del mio sangue si circonda di tutti gli attori con cui ama lavorare: Roberto Herlitzka, il figlio Pier Giorgio Bellocchio, Alba Rohrwacher e Filippo Timi solo per citarne alcuni.
Il primo trailer svela qualcosa del film, ma non riusciamo a dare un morso sostanzioso alla storia. Quello di cui siamo certi è che sarà piuttosto insolito. Il film è girato a Bobbio, dove il regista aveva precedentemente girato I pugni in tasca.

Tilda Swinton ritorna a lavorare con Guadagnino nel film A bigger splash, film di cui ancora non siamo riusciti a vedere il trailer, ma di cui ci possiamo abbastanza fidare grazie al cast scelto. I più informati dicono che si rifaccia a La Piscine. Gli altri attori che affiancheranno la Swinton sono Dakota Johnson, Matthias Schoenaerts e il sempre affascinante Ralph Fiennes.

A bigger splash

Il cast di A bigger splash con il regista Guadagnino: dalla sinistra Matthias Schonenaerts, Tilda Swinton e Dakota Johnson 

Il film L’attesa di Messina, che verrà distribuito da Medusa film, è ambientato nell’entroterra siciliano: le due protagoniste del film, tra cui spicca Juliette Binoche, attendono l’arrivo del figlio la prima e del fidanzato la seconda. L’attesa diventa per loro un atto di fede ed amore.
Accanto alla Binoche troviamo Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Antonio Folletto, Corinna Lo Castro e Giovanni Anzaldo.

Valeria Golino nel film Per amor vostro di Gaudino è una donna napoletana che ha condotto una vita senza pensare a se stessa, ma volta ad assecondare i suoi famigliari. Pur essendo di aiuto agli altri, non riesce a fare la stessa cosa su se stessa e resta piena di dubbi e paure. Le cose cambiano quando riesce ad ottenere una posizione di lavoro stabile e decide di dare una svolta alla sua vita.

Per L'amor Vostro

Una scena tratta dal film “Per l’amor vostro”

Nel cast con Valeria Golino, Massimiliano Gallo e Adriano Giannini.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

 

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Venezia cinema: gli altri film stranieri

Prima di tuffarci in quelli che saranno i film italiani in concorso alla 72esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, desideriamo dare ancora qualche anticipazione sugli altri film stranieri attesi dal pubblico e dalla giuria.

Il caso Spotlight

Non dev’essere stato facile per Thomas McCarthy cimentarsi nella regia di questo film che ha per tema l’inchiesta sui casi di pedofilia avvenuti nell’arcidiocesi di Boston nel 2002. Indubbiamente si tratta di un canovaccio intrigante e che ci auguriamo abbia affrontato con intelligenza, vista l’alta probabilità di polemiche.
“Il dubbio” con gli straordinari Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman aveva già toccato un tema così delicato con un risultato difficile da eguagliare.

il caso spotlight

I protagonisti di ” Il caso Spotlight”

Ma veniamo a Il caso spotlight: quando la notizia di Boston trapelò ai media, fu un vero scandalo e l’allora Arcivescovo Bernard Francis Law finì addirittura col dimettersi. I giornalisti del Boston Globe che misero in luce la vicenda riuscirono pure a guadagnarsi un Premio Pulizer per il lavoro svolto.
Il cast di questo film è stellare: tra tutti spicca il piacevole Mark Ruffalo con la complicità di bravi attori del calibro di Rachel McAdams, Michael Keaton, Stanley Tucci, Liev Schreiber e John Slattery.
Il trailer è in grado di dare già un’idea di quello che possiamo aspettarci al cinema, senza per questo essere troppo spoiler. C’è chi giura di sentire già odore di award. Non ci resta che aspettare solo qualche giorno per poterlo vedere.

Remember

Impossibile non pensare a This must be the place dopo aver visto il trailer di Remember di Atom Egoyan.
La similitudine con uno dei personaggi chiave del film che aveva per protagonista Sean Penn in This must be the Place è piuttosto marcata. In Remember ritroviamo un ex vittima dell’ Olocausto che, come il padre di Penn, è preda di grandi conflitti interiori ed anche malato d’Alzheimer.

remember

Christopher Plummer in una scena di Remember.

Il tema trattato potrebbe essere una spina sul fianco di qualsiasi regista, ma il cast tra cui spicca un grande Christopher Plummer dovrebbe essere una garanzia. Ad accompagnarlo in questo ruolo difficile ci sono Martin Landau e Bruno Ganz.

Equals

Drake Doremus, quello di Like crazy, dirige Nicholas Hoult e Kristen Stewart in un questo film che piacerà agli amanti dei film che mescolano fantascienza, romanticismo e genere drammatico.

equals

Un’immagine tratta dal film “Equals” con Kristen Steward e Nicolas Hoult

Quello che incuriosisce di questo film è senza dubbio la trama che vede i protagonisti vivere in un futuro dove i sentimenti non esistono più. Le cose cambiano quando un morbo li colpisce e fa sì che ritornino a provare dei sentimenti a cui non erano più abituati: la paura, l’affetto, la gioia, l’amore, il dolore.
Il cast scelto da Doremus è composto oltre che dai giovani Hoult e Steward anche da Jacki Weaver e Guy Pearce.

 

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus 

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Venezia 72: i primi tre film stranieri

Manca davvero pochissimo alla 72esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia. Nell’imbarazzo della scelta dei film da presentare per primi, abbiamo ceduto alle lusinghe dei film stranieri più attesi ed oggi vi daremo qualche piccola anticipazione su tre pellicole in concorso. Anche se in realtà c’è qualcuno che afferma che Venezia stia subendo le angherie degli altri Festival e stia perdendo in prestigio, di registi, sceneggiatori e stars ne vedremo parecchi al Lido di Venezia.

Everest

Rompiamo il ghiaccio con un film che di ghiaccio ne ha in abbondanza nei suoi centocinquanta minuti di proiezione: Everest.
Everest, da voci di corridoio e dal trailer lanciato ufficialmente il 4 giugno, sembrerebbe un prodotto che lo spettatore troverà gradevole a fine proiezione.
D’altra parte il cast stellare che avremo il piacere di vedere in questa pellicola, è solito affondare i denti su qualcosa di ben fatto e il film pare risponda a queste caratteristiche.

Everest movie
E’ Baltasar Kormákur a dirigere e ci riporta indietro ad un fatto di cronaca accaduto negli anni novanta – per la precisione nel 1996 – di cui si parlò a lungo. Quella che vedremo raccontata in pellicola sarà la tragedia che colpì un gruppo di alpinisti sul monte Everest (furono ben 12 persone le persone che persero la vita nell’incidente). Il cast conta attori del calibro di Jason Clarke, Jake Gyllenhaal, Josh Brolin, John Hawkes, Robin Wright, Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley e Emily Watson.

Black Mass – L’ultimo gangster

Johnny Depp ritorna sul grande schermo con il ruolo di mafioso irlandese – e pure informatore dell’ FBI- che sembra essere fatto apposta per lui.
E anche se in realtà ci eravamo abituati al suo essere camaleontico dopo i tanti film di Tim Burton, vederlo vestire i panni (molto sporchi) di questo cattivone irlandese, ci fa pensare che i suoi limiti siano ancora lontani.

Il regista Scott Cooper, lo stesso di Crazy Heart con cui si è portato a casa due Oscar (anche grazie ad uno strepitoso Jeff Bridges), firma questa terza opera. Si dice che ne sentiremo parlare a lungo, anche dopo la presentazione ufficiale a Venezia 72. Gli altri attori sono tutti di spessore: Benedict Cumberbatch, Kevin Bacon, Joel Edgerton, Sienna Miller e per ultima Dakota Johnson, l’unica su cui abbiamo delle forti riserve dopo il deludente 50 shades of grey.

Janis

Non può mancare in questo primo tris di anticipazioni un altro film che siamo davvero curiosi di vedere: Janis.
In fondo ci sembrava impossibile che nessuno avesse mai pensato di raccontare in pellicola la signora Joplin. A ciò pensa finalmente Amy Berg, quella Berg che si sta facendo conoscere soprattutto per i documentari. E così, anche sul red carpet di Venezia zeppa e pantalone a zampa d’elefante verranno finalmente sdoganati e potremo tirare un sospiro di sollievo.
Ironia a parte, ci auguriamo che questo film possa mettere d’accordo gli amanti del rock, ma pure il resto del pubblico su una delle voci più belle di tutti i tempi.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus 

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Vertigo: la vertigine di uno sguardo

Vertigo

La mia prima visione di Vertigo (La donna che visse due volte) sfuma nei dorati anni dell’infanzia: non ho un ricordo preciso della prima proiezione, semplicemente perché quasi tutto il cinema di Hitchcock, di cui mi sono nutrito fin da bambino, mi è stato rivelato di fronte alla televisione, nelle lunghe serate domestiche familiari estive e invernali, e non all’interno di una sala cinematografica. Non esiste quindi per me una prima visione di Vertigo: in modo del tutto coerente con il contenuto del film, in cui l’immagine originale di una donna si scioglie nel gioco vertiginoso delle sue repliche speculari, Vertigo è sempre esistito per me nella molteplicità di una serie di visioni, ognuna delle quali mi ha rivelato un aspetto nuovo, inedito e originale del genio hitchcockiano. Quest’assenza di una ‘prima volta’ non ha tolto nulla al fascino dell’opera: anzi, l’imprinting domestico e televisivo è stato per me fatale e decisivo (per il mio modo di guardare e di intendere il cinema successivo). Vorrei dire, da fedele seguace della Nouvelle Vague, che non si può amare il cinema senza conoscere e amare Hitchcock, tutto Hitchcock probabilmente, perché nessuno meglio di lui ha saputo introdurre una riflessione sullo sguardo e sulla partecipazione del pubblico, dello spettatore, abilmente dissimulata peraltro dietro la piacevolezza, l’ironia e l’intrigo delle sue trame, delle sue storie e narrazioni.

La scelta di un unico film nel corpus del maestro risulta per questo particolarmente difficile: ma anche in questo caso mi lascio guidare dall’istinto e dalle emozioni e scelgo Vertigo proprio per il gioco vertiginoso e abissale di specchi, di vortici, di spirali che è capace di evocare fin dai titoli di testa. Titoli di testa, quelli di Saul Bass, giustamente celebri, perché riescono a far dialogare magicamente e misteriosamente la grafica, il cinema con la splendida partitura musicale di Bernard Hermann, il fedele collaboratore di Hitchcock, che qui ha composto probabilmente il suo Tristano e Isotta. La spirale e l’abisso di una caduta senza fine sono già richiamate dalle linee sinuose e circolari che si liberano dal primo piano, enigmatico e affascinante, di un occhio, e che creano un vortice di forme astratte a partire dalla totale figuratività del cinema. Questa dialettica tra figurazione e astrazione, tra realismo e ornamento ritorna ossessivamente nel film, tanto negli incubi di Scottie dopo la morte presunta di Madeleine, quanto nelle tappezzerie dei locali, nei vestiti sontuosi di Madeleine-Carlotta, nei bouquet di fiori, nelle luci gelide e hopperiane dell’albergo nell’ultima parte del film o nelle geometrie inquietanti e interrotte dal vuoto di una San Francisco, metafisica, assolata, solitaria, prigioniera di chimere del passato. Il film è una sinfonia di ritmi, colori, suoni, ed è anche (un po’ come nei film d’avanguardia degli anni Venti e Trenta spesso dedicati al ritratto di una grande città) la sinfonia di San Francisco, una città allucinata, magnificamente pre-lynchiana. Un incubo che si svolge alla luce del sole, un sole abbacinante e invadente.

vertigo

Una scena dal film Vertigo di Alfred Hitchcock

Rielaborando un romanzo francese giallo di Narcejac e Boileau, D’entre les morts, che celebra l’amour fou e l’ossessione maschile per l’immagine femminile, Hitchcock costruisce in realtà una grande riflessione sul potere dei simulacri e sul rapporto tra copia e originale, così come sulla relazione costitutiva tra vita e morte dell’immagine. Scottie s’innamora nella prima parte di Madeleine nella misura in cui la donna anima e interpreta l’immagine di una lontana parente morta, Carlotta Valdés; nella seconda parte del film Scottie può amare Judy Barton solo in quanto la bruna commessa assume, dietro il suo imperioso suggerimento, l’immagine, gli atteggiamenti, gli abiti, le pose della defunta bionda Madeleine. Il dramma di Scottie consiste probabilmente nella sua impossibilità di liberarsi dalle reti dell’immagine, dal fascino dei simulacri, rimanendone prigioniero per sempre: più che costretto “fra i morti”, come recita il titolo del romanzo francese, Scottie è confinato nell’intervallo che separa l’immagine dal suo rinvio a un originale assente, un originale che potrebbe rivelarsi come un’altra, ulteriore immagine, a sua volta come una copia. Il suo desiderio, il desiderio di uno sguardo, è tutto chiuso nella circolarità vertiginosa di una moltiplicazione di immagini, e in questo senso egli incarna precisamente la condizione dello spettatore di fronte al film, posto di fronte all’esistenza simulacrale della star.

Michele Bertolini

Al Lido di Venezia fervono i preparativi

Cresce l’attesa per la 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’edizione 2015 vede come Direttore Alberto Barbera e come Presidente di Giuria il pluri premiato regista Alfonso Cuarón, una garanzia come esperto di cinema e uomo di cultura. Proprio al Lido di Venezia nel 2013, Cuarón presentò in anteprima mondiale Gravity, film che si è portato a casa ben 7 statuette Oscar al Kodak Theater di Los Angeles.

Mai come quest’anno la scelta delle pellicole da presentare in Concorso è stata difficile vista la grande quantità di opere pervenute. I soliti polemici affermano che ciò non è un segnale positivo, ma che possa bensì incidere sul tipo di proiezioni perché si perderebbe in qualità, ma noi siamo certi che con una giuria internazionale come quella che presenzierà quest’anno Il Concorso, non si correranno rischi.

Lido di Venezia

Il programma della 72 esima edizione è già online, l’App per essere costantemente aggiornati sulle proiezioni pure (anche se sarà ufficialmente operativa a partire dal 2 settembre). Non ci resta dunque che infilare in borsa i taccuini ed un paio di ballerine per spostarci agevolmente da una sala di proiezione all’altra.
Nei prossimi giorni avremo modo di scrivere dei film più attesi e parleremo pure di quelli meno conosciuti, ma che rappresentano un tipo di cinema sempre più apprezzato dal pubblico.

Al Lido di Venezia fervono da mesi i preparativi per ospitare i grandi nomi del cinema e della cultura internazionale. Un fazzoletto di terra si trasformerà per una decina di giorni in uno dei palchi più ambiti sia dalle stars che dagli addetti ai lavori e tutti saranno pronti a dispensare sorrisi ed autografi. E speriamo dispensino pure un bel cinema!

Lido di Venezia

Il Palazzo al Lido che ospita il Festival dal 2 al 12 settembre.

Avrò il privilegio come blogger di recensire le opere cinematografiche della 72esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia a nome della Fondazione Giovanni Santin Onlus.
La Fondazione che ha sedi in Italia e all’estero si propone di promuovere l’arte sia essa intesa come pittura, scultura e video con una serie di iniziative che vanno dalle mostre d’arte, agli eventi formativi e molto altro. L’auspicio della fondazione è quello di trasmettere alle nuove generazioni e far conoscere ad un pubblico sempre più ampio le innovazioni e le tendenze più attuali nel panorama dell’arte contemporanea internazionale.

Non mi resta che darvi appuntamento per le novità e per i film che verranno presentati. A presto e… buon cinema!

Chiara Orlando

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Il sapore anche amaro dei Guns ‘n’ roses

Ci sono articoli che vorrei aver scritto io e questo è uno di quelli.

L’inconfondibile penna dello Steg Speaker’s corner, scrive dei Guns ‘n’ roses in modo così accurato, da farci pensare che tutto quello che abbiamo letto su di loro in precedenza debba essere messo in discussione. Impresa non facile la sua, visto che come afferma lui: “Quasi è più facile scrivere dei Rolling Stones, almeno all’apparenza.”

Badge ufficiale in metallo del Use Your Illusion Tour europeo. Photo credits Steg Speaker's corner, all rights reserved

Badge ufficiale in metallo del Use Your Illusion Tour europeo. Photo credits Steg Speaker’s corner, all rights reserved

Ed ha ragione. Impossibile dare un’etichetta alla band, tanto meno ai loro pezzi.

Chi mi conosce sa bene che aldilà del mio look posato fatto di abiti fiorati e tacchi altissimi, vi è in me una passione per il rock fuori dal comune. Leggendo questo articolo non ho potuto pensare a quando ascoltavo i Guns ‘n’ roses in corriera, nel tragitto per arrivare a scuola, vestita con un lungo cappotto nero ed un paio di anfibi.

E anche se Steg all’interno del suo articolo cita diversi pezzi dei Guns ‘n’ roses, non posso non pensare a Paradise City. Quello che allora era per me – e sarà sempre- un inno alla libertà ed un apripista da vero GRANDE concerto.

Anch’io, come l’autore dello Steg Speaker’s Corner , dei Guns ‘n’ roses amo “le chitarre dalle corde che non potrebbero suonare più sporche e più acustiche al tempo stesso.”

Buona lettura

Chiara Orlando

 

Dallo Steg Speaker’s corner:

http://steg-speakerscorner.blogspot.it/2011/12/il-sapore-anche-amaro-dei-guns-n-roses.html