Monthly Archives: Ottobre 2015

Sacile al cucchiaio è da “eat parade”

sacile al cucchiaio

È stata proprio una “eat parade” del gusto quella proposta venerdì sera dagli organizzatori di Sacile al Cucchiaio. Gli espositori hanno deliziato gli ospiti con piatti, vini e distillati di qualità. L’evento, giunto oramai alla sua seconda edizione, ha riscosso un grande successo di pubblico anche per questa edizione “autunnale” (la prima risale all’estate) e si sono potute gustare pietanze tipiche ed interpretazioni più creative.

sacile al cucchiaio

Anche da un punto di vista della location, tutto ha funzionato alla perfezione e l’ampio spazio di Borgo San Gregorio si è dimostrato con i suoi muri affrescati e il soffitto in legno, il luogo adatto ad accogliere al meglio questo tipo di manifestazioni.
Lo spazio della chiesa sconsacrata e il palazzo adiacente erano allestiti con le composizioni floreali realizzate dalla Fioreria Guido di Sacile, in cui gli aranci e i marroni strizzavano l’occhio all’autunno.

sacile al cucchiaio

Uno degli allestimenti floreali realizzati dalla Fioreria Guido per la serata

Ben cinquanta le proposte gastronomiche presentate: un percorso di piatti autunnali realizzati con materie prime prodotte in regione privilegiando ingredienti a km zero e di stagione.
I ristoratori hanno potuto far apprezzare anche una cucina diversa da quella per cui sono generalmente conosciuti con primi piatti e secondi piatti gustosi.
Tra i primi piatti da segnalare gli gnocchi di zucca proposti da Maximilian Zedelmeier, giovane chef con esperienza in locali di prestigio, che ha scelto il Friuli e Qucinando, l’Accademia di cucina a Pordenone, per potersi esprimere al meglio.

sacile al cucchiaio

Lo chef Maximilian Zedelmeier e la direttrice di Qucinando Gianna Buongiorno

Il piatto proposto agli ospiti era un piatto della tradizione come gli gnocchi alla zucca, reinterpretato con spezie e sapori dell’orto. Il risultato è un raffinato primo piatto dove elementi all’apparenza difficili da sposaretrovano nelle mani del capace Zedelmeier una sintesi equilibrata.

sacile al cucchiaio

L’impiattamento degli gnocchi dello chef Zedelmeier

Altrettanto gustosi gli altri primi piatti: dal risotto del bosco con porcini e chiodini proposto da S’ciaus, alla rivisitazione della crema di funghi con le castagne del ristorantino Le Tentazioni.

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Il “Risotto del Bosco” di S’ Ciaus

La Trota Blu propone la trota affumicata su di un letto di crema di patate, in grado di offrire nuovo spunto per degustare questo tipo di prodotto. I secondi piatti hanno trovato la loro massima espressione nel gulash di manzo del Movida Lounge e nei due formaggi proposti dalla Latteria di Roverbasso: il formaggio imbriago stagionato nella vinaccia e il montasio stagionato.

Elementi di preparazione per la trota affumicata della Trota Blu

Elementi di preparazione per la trota affumicata della “Trota Blu”

Ad accompagnare le pietanze pane e grissini del panificio Pollesel e l’Acqua Dolomia, un’acqua purissima e a bassissimo contenuto di sodio proveniente dalle Dolomiti friulane, a tutti note per essere patrimonio dell’Unesco.
Tra le delicatezze di fine serata la Pasticceria Capriccio ha servito il suo ricciolo spumoso al cioccolato su base di frutti di bosco, mentre i ghiotti di confetti si sono deliziati con dragées alla nocciola, alla mandorla, alla ciliegia, solo per citarne alcuni, selezionati dalla fioreria confetteria Guido, la stessa degli allestimenti floreali.

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I dragèes della “Fioreria Confetteria da Guido”

Ma se la selezione di piatti era notevole, che dire delle cantine? Difficile riuscire ad assaggiare tutte le etichette, visto il numero di espositori. Marchesi de Frescobaldi, Negro dalla Toscana e dal Piemonte tra quelli più conosciuti. A presenziare all’evento per il Collio Friulano c’erano: Vignaioli Specogna, Bastianich, Borgo Conventi e La Viarte tra i più noti.

sacile al cucchiaio

Una delle cantine presenti a Sacile al Cucchiaio: “Borgo Conventi”

A chiudere la serata ci ha pensato Grosmi, con il suo caffè e la Distilleria Castagner con sue grappe pregiate.
Sacile al cucchiaio non si pone solo come piacevole evento conviviale, ma diventa il mezzo per promuovere i prodotti di qualità disponibili a due passi da noi, a volte poco valorizzati.
Bilancio molto positivo dunque per questa seconda edizione sia dal punto di vista della proposta culinaria, che per l’organizzazione impeccabile che sta facendo di questo evento uno degli appuntamenti imperdibili della stagione.

Chiara Orlando

 

L’evento è stato promosso dall’Assessorato alla pianificazione dello sviluppo commerciale e turistico
della Città di Sacile in collaborazione con My Delee.

Fall @chiarasroom

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UN GIARDINO BELLO IN TUTTE LE STAGIONI

“Un giardino bello in tutte le stagioni”: così venne definito il mio giardino qualche anno fa. All’epoca non feci particolare attenzione a quell’espressione, ma adesso, ogni volta che esco di casa o lo guardo dalle finestre dello studio, capisco il perché.

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E’ bello pure d’estate quando la calura inizia a rendere l’erba giallastra, è meraviglioso in primavera perché è un tripudio di colori delicati, è bello d’inverno quando nevica e quando è rivestito dalla brina. E in autunno? In autunno è una tavolozza di colori dove i gialli e gli aranci fanno rimbalzare i raggi del primo sole dopo intere giornate di pioggia.

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Il momento più bello per cogliere il cambiamento verso la stagione invernale è proprio questo, perchè di foglie sugli alberi ce ne sono ancora in abbondanza. Sono rossicce, gialle, arancio, rosate.

Chiara Orlando

Cosa mi è piaciuto di Pordenone Silent

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Desidero chiudere quella che è stata la prima esperienza a Pordenone Silent raccontando cosa mi è piaciuto di queste Giornate del Cinema Muto.
Chi mi conosce bene sa che adoro andare al cinema: essere in possesso di un accredito che mi garantisse una visione pressoché illimitata del programma è stato motivo di grande gioia.
Devo ammettere che sebbene io abbia l’occhio abituato al genere dal dialogo piuttosto scarno, temevo di appisolarmi durante le proiezioni. L’idea che mi ero fatta del cinema muto è che fosse noioso. Mi sbagliavo: mi preme dire a tutti coloro che pensano che il cinema muto lo sia che non è così, anzi. Se proprio devo dire le cose come stanno – soprattutto per alcuni film – le risate non sono mancate.

Pordenone Silent

Uno scatto del Teatro Comunale Verdi di Pordenone

Un altro punto che vorrei evidenziare è la cura con cui è stato organizzato questo piccolo grande festival: Pordenone Silent è a detta di molti il secondo festival più importante in Italia. A dare prestigio a questa rassegna giunta ormai alla sua 34esima edizione, un pubblico internazionale proveniente da qualsiasi latitudine del globo: inglesi, americani, israeliani, giapponesi. D’altra parte quando il Direttore del Festival David Robinson si è presentato sul palco alla serata di apertura e ha salutato gli ospiti con la frase “Welcome home”, era ben chiaro che la provinciale Pordenone si sarebbe trasformata nei giorni del cinema muto in una cittadina con grandi ambizioni.
Tuttavia non era solo il pubblico internazionale a brillare durante la rassegna, ma anche il parterre di ospiti. Registi, giornalisti ed addetti ai lavori molto noti.

Pordenone Silent

Il Direttore David Robinson con Deborah Nadoolman e John Landis

Basti pensare a John Landis, regista di Animal House e The Blues Brothers ed anche regista di uno dei videoclip più famosi e costosi della storia come Thriller. Il regista americano era accompagnato dalla moglie Deborah Nadoolman, nota costumista. È sua la famosa giacca rossa di Michael Jackson del video Thriller ed è stata anche nominata agli Oscar per i costumi realizzati per Coming to America.

Pordenone Silent

John Landis alla conferenza stampa che si è tenuta all’ Hotel Moderno Palace

Altro nome di grande prestigio a Pordenone Silent è stato quello del canadese Richard Williams, vincitore di due premi Oscar per Who framed Roger Rabbit. Di Williams è stato proprio proiettato Prologue un film-animazione che esula da tutto ciò che è stato visto precedentemente sul genere di animazione.

Pordenone Silent
Questo in poche righe è il succo di ciò che è stato Pordenone Silent, il festival del Cinema Muto che tutto il mondo ci invidia ad un passo da casa. Un evento capace di veicolare ospiti interessati, amanti del gusto, del bello e della cultura: tutte cose che si trovano in abbondanza nella nostra regione.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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#shoesoftheday @PordenoneSilent

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Appena vidi le prime foto di Elena Tubaro scattate ai piedi dei VIP a Venezia, pensai che la sua fosse una grande idea, nonché l’hashtag più che appropriato: #shoesoftheday. E così, una Mostra d’Arte cinematografica di Venezia e una 34esima edizione di Pordenone Silent dopo, ho il piacere di scrivere un articolo proprio sugli scatti da lei realizzati alle Giornate del Cinema Muto.

Aprirei (letteralmente) le danze con questa scarpa stringata bicolore con cui lanciarsi in un ballo veloce, magari allestito proprio all’interno del salone che abbiamo visto magicamente colorarsi in The Phantom of the Opera. E quando sul più bello le luci delle candele si spegneranno e ci sentiremo minacciati dal Fantasma, ci faremo largo tra la folla grazie al luccichio argenteo del loro pellame bicolore. Sarà facile allora trovare la galleria che ci condurrà lontano dalla temibile creatura.

shoes of the day

photo credits: Elena Tubaro

È un’altra calzatura rubata al ballo quella che riconduciamo ai giorni nostri solo grazie al tatuaggio della proprietaria sul collo del piede: anche qui è l’impuntura a farla da padrona su pellame di colore nero. Un sottile cinturino con fibbia circolare – altro elemento che ci riporta agli anni ’40 – permetterà a questo piedino di stare ben solido, nonostante lo scollo piuttosto pronunciato.

shoes of the day

photo credits: Elena Tubaro

C’è da chiedersi come fosse il proprietario di questi piedi: la mia fervida immaginazione mi fa pensare al Sig. Gosling, a cui il bianco e nero del cinema muto senz’altro piace. Un laccio molto ricercato – come scrive la stessa Tubaro nella caption su Instagram – per una calzatura chiara in pelle morbidissima.

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photo credits: Elena Tubaro

La proprietaria di queste scarpe non teme che gli amici rischino di perderla di vista: è un amore incondizionato per la zebra il suo, di cui ama il manto e le movenze. La vera chicca è il gambaletto in rete: seducentemente wild e strumento prezioso qualora nella savana le zanzare si facessero insistenti.

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photo credits: Elena Tubaro

Tra tutti i proprietari di scarpe che mi sono passati sotto gli occhi, è lui il Lord a cui vorrei stringere la mano: un lavoro di spazzolatura di questo genere richiede tecnica e sapienza d’altri tempi. C’è da chiedersi se la stessa cura minuziosa la riservi pure nell’organizzare un invito a cena, in tal caso mi candiderei volentieri.

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photo credits: Elena Tubaro

Sono tre i colori a caratterizzare questa scarpina che la proprietaria abbina ad un pantalone nero. In questo modello dall’ampia calzata, sono le impunture a definire i colori dei pellami: il blu scuro, il verde e la tonalità cuoio. Chissà se questa signora è una di quelle a cui sono riuscita a “far portare i moustaches”: magari ero così concentrata nei moustaches che non ho prestato attenzione a ciò che indossava ai piedi. Che disdetta!

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Photo credits: Elena Tubaro

Non posso che chiudere con la geometria di questo piede: a quanto pare di passi per raggiungere il cinema ne deve aver fatti molti. Tuttavia, di fronte ad una scelta così coraggiosa nella linea e nei colori, non posso che alzare il pollice in segno di approvazione.

shoes of the day

photo credits: Elena Tubaro

Magari potrei cercare di rintracciare per questa signora amante delle geometrie il Lord del mocassino lucido per qualche ragguaglio su come si conservano le calzature, ma poi magari ne andrebbe del mio invito a cena.
Meglio di no, di questi tempi è bene essere un po’ gelosi.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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Adieu moustaches!

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Ieri mattina facendo il cambio borsa, ho trovato sul fondo della borsetta estiva i bastoncini con i moustaches che avevo usato durante Pordenone Silent. Ho deciso allora che un ultimo post sui moustaches fosse dovuto, proprio per pubblicare le ultime foto più simpatiche di chi si è prestato a questa mia idea.

moustaches
L’idea dei moustaches mi è venuta in testa due minuti dopo essere stata accreditata alle Giornate del Cinema Muto: visto che non avevo una bombetta in casa con cui presentarmi alla rassegna di Pordenone Silent, ho pensato che i baffi potessero essere un segno inequivocabile di questo genere cinematografico.

moustaches 3
Sebbene alla mia prima richiesta di indossare i “moustaches” sia seguito un netto rifiuto, devo ammettere che nei giorni successivi è stato un piccolo successo. In tanti si sono prestati a fingersi “attori del cinema muto”.


In quanto a me, più di qualcuno mi ha detto che sto meglio con i moustaches che senza: la cosa ovviamente mi ha fatto molto pensare!;)

moustaches
In effetti i tratti de mio viso si sarebbero potuti prestare per qualche pellicola di Lubitsch: l’occhio cadente piuttosto truccato e l’inconfondibile naso mi fanno decisamente monellaccio da film muto.

Adieu moustaches! Al prossimo anno e magari a farvi compagnia ci sarà pure una bombetta!

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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The Phantom of the Opera

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Si è chiusa con The Phantom of the Opera, la 34esima edizione di Pordenone Silent.
Il Teatro Comunale Verdi per l’occasione non era solo gremito di appassionati di cinema che hanno seguito tutta la rassegna di cinema muto, ma anche di curiosi che, proprio qui a Pordenone, hanno avuto modo di vedere la pellicola accompagnata dalle note dell’Orchestra San Marco.
The Phantom of the Opera col tempo si è rivelato un grande successo, ma in pochi sanno che dall’inizio delle riprese sino al montaggio del film, è stato un susseguirsi di intoppi e ritardi.

The Phantom of the Opera
Lon Chaney, l’attore che personifica The Phantom – uno degli attori più in voga del periodo- era già sotto contratto con uno altro studio di produzione, la M-G-M. Per il regista Rupert Julian, la sua presenza era fondamentale proprio perché lui era “l’uomo dei mille volti” e dalla grande mimica.

The Panthom of the Opera
Julian fa carte false per averlo, ma durante le riprese il rapporto tra regista e attore si deteriora così tanto che i due non comunicano più tra di loro. A questo problema si sommano i continui ritardi delle riprese e la decisione di cambiare il finale da parte dei dirigenti della Universal.
Il film tuttavia ha successo e hanno seguito nel corso degli anni diverse reinterpretazioni e musical.


La pellicola del 1925 rimane per lo più fedele al racconto di Léroux, in cui viene narrata la storia di un’attrice che si trova a fare la sostituta all’Opera di Parigi. Christine, questo è il nome della protagonista, raggiunge fama e gloria grazie ad una voce misteriosa che risiede nei sotterranei del palazzo. I due si incontrano e la fanciulla riesce finalmente a dare un volto alla voce misteriosa: è il fantasma dell’Opera.

The Panthom of the Opera

Una delle scene con Lon Chaney nel ruolo del fantasma dell’opera

Questi le dichiara il suo amore e lei disubbidendo ai suoi ordini gli strappa la maschera per vederlo in viso. Il fantasma privato della maschera si mostra in tutte le terrificanti fattezze. Il fantasma tradito dalla ragazza scatena la sua ira ed offre alla ragazza la possibilità di cantare ancora una volta se questa accetta di non vedere più il Visconte de Chagny, di cui è innamorata.

The Panthom of the Opera

Una delle locandine originali di The Phantom of the Opera

Mi piace pensare che Il Fantasma dell’Opera sia la prima vera anticipazione del filone horror che tanto appassiona una grande fetta di pubblico. Tanto festoso nelle scene ambientate nei sontuosi saloni dell’opera, quanto terrificante nelle scene ambientate nelle segrete, il film è in grado di far vivere allo spettatore un’atmosfera gotica senza tempo. Impeccabile l’accompagnamento musicale dell’orchestra diretta da Mark Fitz-Gerald in grado di narrare a colpi di note le scene. Viene messa in rilievo anche la grande capacità mimica degli attori di scena, uno su tutti proprio Lon Chaney, da cui non si riescono a togliere gli occhi di dosso dalla sua entrata in scena sino alla sua dipartita. Anche se spaventosamente brutto.

Chiara Orlando

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Risate russe: L’impiegato statale

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Nell’ampio programma di Pordenone Silent è stato dedicato ampio spazio anche alla cinematografia russa con la rassegna “Risate russe”, un genere che personalmente amo meno rispetto al cinema muto americano o europeo perché a mio avviso un po’ pesante e troppo “politico”.
Del filone “Risate russe” ho visto “L’impiegato statale” di Ivan Pyriev, film girato nel 1931 che narra la storia di Apollon Fokin, uno scrupoloso cassiere statale che passa le giornate a contare denaro per il partito. Pur essendo un lavoratore instancabile e rispettoso, nutre una segreta invidia per le alte cariche del Soviet che a differenza di lui godono di potere e privilegi.

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Una scena di “L’impiegato russo”

Una notte, mentre sta rientrando a casa con una valigetta piena di denaro viene assalito da un bandito: il cassiere si batte con ogni mezzo per far sì che il malvivente non abbia la meglio sulla valigetta, ma nella lotta quest’ultima vola giù dalle scale.

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Un’immagine del Teatro Comunale Verdi dove si è tenuta la Rassegna di Cinema Muto

Fokin, che all’inizio è disperato perché pensa che la valigetta sia andata perduta, ritroverà più tardi la borsa con tutto il suo contenuto. Sebbene all’inizio sia combattuto sulnon sappia se rendere o meno il denaro al Soviet, cede all’insistenza della moglie che gli fa capire quali progetti possono finalmente realizzare con quell’ingente somma di denaro. Quando sembra che la sua vita stia finalmente cambiando in meglio, le cose iniziano a complicarsi…

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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