Monthly Archives: Novembre 2015

Masterchef a Qucinando, 27 novembre 2015

Mancano solo pochi giorni alla serata-evento organizzata da Qucinando, la scuola di cucina di Pordenone, dove Arianna Contenti e Giuseppe Garozzo Zannini Quirini – entrambi partecipanti all’edizione 2014 di Masterchef – avranno il compito di capeggiare due squadre in una sfida all’ultimo “impiattamento”. Il 27 novembre infatti, due team formati da diciotto concorrenti ciascuno, dovranno dare il meglio di sé nella preparazione di piatti realizzati con gli ingredienti tipici della nostra terra. Uno straordinario modo per promuovere i prodotti tipici della nostra regione e per promuovere anche il nostro territorio così ricco di tipicità ed eccellenze.
Una proposta interessante quella promossa da Qucinando, che darà modo ai partecipanti di esprimersi con la massima creatività.
Quella che vedremo sabato prossimo è una cucina intesa come spazio dove divertirsi, assaggiare e perché no, anche sorridere degli errori che l’emozione farà compiere ai concorrenti.

masterchef a qucinando

Arianna Contenti e Giuseppe Garozzo Zannini: entrambi hanno partecipato all’edizione 2014 di Masterchef

Qucinando propone dunque un altro dei suoi eventi “esclusivi”, rivolto a qualsiasi pubblico: l’unica condizione è quella che i partecipanti amino divertirsi ai fornelli.

masterchef a qucinando

Lo spazio Qucinando, dove vengono tenuti i corsi di cucina e gli eventi. A questi ultimi sono intervenuti ospiti di prestigio come Carlo Cracco, Luca Montersino e Sara Papa.

I concorrenti che si sfideranno il prossimo weekend avranno anche l’occasione unica per conoscere i trucchi del mestieri di appassionati di cucina e di chi della sua passione ha fatto il suo mestiere.
Qucinando – la scuola di cucina di Pordenone – festeggia quindi nel migliore dei modi un anno di apertura dell’attività: dodici mesi costellati da successi negli eventi e nei corsi organizzati, premiati da consensi sempre più numerosi.
Appuntamento dunque a sabato prossimo per una sfida ai fornelli in cui i migliori piatti con gli ingredienti a km zero della nostra terra verranno valutati da una giuria d’eccellenza.
Non mancate.

Chiara Orlando
Masterchef a Qucinando, 27 novembre
Qucinando, Via Roveredo, 2/E – Pordenone
dalle 18.00 alle 22.00 circa
Iscrizione: aperta a tutti (fino ad esaurimento posti)

Per maggiori informazioni:

http://www.qucinando.com/categoria-prodotto/eventi/

La Biennale d’Arte di Venezia

La Biennale di Venezia

Il giorno più propizio per andare a visitare La Biennale d’Arte di Venezia è stato il primo week end di novembre quando il clima mite e una giornata piena di sole hanno reso i Giardini della Biennale ancora più belli.
Di visitatori ce n’erano, ma fortunatamente mancava la ressa tipica del periodo estivo che non ti permette di guardare le cose con tranquillità.
La Biennale d’Arte di Venezia è sempre un’esperienza: ti arricchisce, ti fa vedere il meglio (e pure il peggio) degli artisti di fama e i nuovi talenti internazionali.

La Biennale di Venezia

Uno scatto che ritrae “The Key in the hand” di Chiharu Shiota

Quest’anno c’erano meno video-arte e meno “volgarità” del solito. Il tema a cui molti artisti si sono dedicati è stato quello dell’ambiente, inteso come luogo in cui l’uomo dovrebbe sentirsi protetto e al sicuro. Quello che si avverte in tutti i padiglioni è invece l’inquietudine di vivere in un ambiente vulnerabile, privo di radici e in cui è difficile sentirsi a casa.
La Biennale d’Arte è in parte lo specchio della società post-modernista – e la sua rappresentazione visiva – contraddistinta da incertezze. Siamo concentrati a vivere solo nel presente. Il futuro rimane una foto sfuocata di cui non solo non riusciamo a leggere il contenuto, ma non ne decifriamo neppure i contorni.

La Biennale di Venezia

L’opera presentata a Venezia dell’artista giapponese Chiharu Shiota

Uno tra gli autori che muove una dura critica alla società contemporanea è senza dubbio il giapponese Ishida: sua la serie di opere della fine degli anni novanta allocate nel Padiglione Centrale. I protagonisti dei suoi quadri sono uomini dagli sguardi tristi che somigliano più ad automi, piuttosto che uomini in carne ed ossa. Ishida si esprime grazie ad una notevole capacità tecnica. La sua abilità pittorica ha assicurato all’artista grande fama e l’ha reso uno degli artisti più acclamati in patria e fuori confine. Tragica sarà tuttavia la sua fine, visto che verrà investito da un treno in un passaggio a livello all’età di soli trentun anni.
Ishida non è il solo ad esprimere il disagio del nostro tempo: dopo aver visto la sua opera e quelle di altri artisti della Biennale, non si può che rimanere turbati.

La Biennale d'Arte di Venezia
Un sospiro di sollievo lo si tira nell’ammirare l’opera della connazionale di Ishida, Chiharu Shiota. Shiota sospende centinaia di chiavi ad una fitta trama di fili rossi posizionati sopra a due barche in legno. La sua è un’opera che mette in evidenza il valore della memoria espresso da oggetti di fogge e dimensioni diverse, provenienti da tutto il mondo. La chiave è di per sé un oggetto denso di significati e parte integrante della memoria di ciascuno di noi.

 

La Biennale d'Arte di Venezia

L’opera dell’artista vincitrice del Leone d’Oro della 56esima Biennale d’Arte di Venezia, “Everything will be taken away”, Adrien Piper

L’opera a mio avviso più significativa di questa 56esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia è quella di Adrien Piper, artista concettuale americana e filosofa che proprio qui a Venezia viene premiata con il Leone d’Oro. Un premio meritato per suggellare una carriera artistica che è stata un continuo crescendo sia in termini espressivi, che di impatto nella realtà sociale.

La Biennale d'Arte di Venezia

Una delle opere più significative del giapponese Tetsuya Ishida

Nell’opera “Everything Will Be Taken Away” realizzata su diversi supporti, tra cui anche quattro lavagne, è inevitabile il riferimento alla punizione scolastica. Analizzando l’opera più in profondità, ci accorciamo che l’artista vi cela una denuncia al mondo politico, all’influenza dei media e ad una spiritualità sempre più fragile.

Chiara Orlando

Elena Tubaro: Fotografie Fataliste

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Sarà il piccolo e delizioso Caffè Martelli di Pordenone ad ospitare la mostra “Fotografie Fataliste” di Elena Tubaro, Social Media Reporter e fotografa di diversi eventi culturali, tra cui la Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia, per citarne uno.
Una mostra “personale” che raccoglie alcuni degli scatti che la Tubaro sente più suoi: otto opere realizzate in periodi distinti in cui è possibile cogliere il suo approccio unico alla fotografia.

elena tubaro

Parco di Villa Borghese (Roma Dicembre 2014)

Da lunedì 9 novembre, nel caffè dal tappetino coi “moustaches”, avremo dunque il piacere di ammirare la foto finalista del Venice Movie Award 2013 scattata a Louis Garrel, il Parco di Villa Borghese a Roma, foto realizzata a Dicembre 2014, il cielo sopra @Pordenonesilent, fotografato il mese scorso in occasione delle Giornate del Cinema Muto, e molto altro.

Fotografie Fataliste
di Elena Tubaro
@eltubaro

9 novembre – 8 dicembre 2015
Caffé Martelli, via Martelli 3/a
Pordenone
Orario di apertura: 7.00 – 21.00
Chiuso la domenica

I love Collio e la Ribolla Gialla di Collavini

Il Collio è uno di quei posti che mi fa sentire a casa, un po’ come succede di recente con Venezia. Non che io mi destreggi per i paesini o le vallate, quello non accadrà mai visto il mio pessimo senso dell’orientamento, ma sento questi luoghi molto vicini a me.
Era da tempo che non ci facevo una scappata e quindi, non appena mi è stata fatta la proposta, ho accettato entusiasta. La giornata era una di quelle giornate che solo i primi giorni d’autunno sanno regalare: temperatura perfetta, sole e panorama spettacolare.

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Ancora meglio è stato arrivarci per ora di pranzo, con due calici di Ribolla Gialla di Collavini già ad aspettarci all’Osteria della Ribolla, locale già frequentato in precedenza durante le tappe di Cantine Aperte. Ritornarci in quella bella giornata di sole, è stato come togliere la polvere da vecchie foto e ritrovarne i colori brillanti.

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Il Collio è così: una cartolina in cui i vigneti fanno da cornice al buon cibo e al buon vino.
I due calici di Ribolla Gialla hanno fatto da apripista ad un pranzo per famelici appetiti: abbondante tagliere di affettati e formaggi, tortelli e un filetto che si scioglieva in bocca con verdure grigliate. Il tutto irrorato dal vino con cui si erano aperte le danze all’aperitivo.

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collio
La Ribolla di Collavini ha un unico difetto: si berrebbe a fiumi.
Tre portate di cibo e una bottiglia e mezza dopo, tutto è compiuto, ad eccezione del tour nei vigneti.

Uno scatto dell'interno dell''Osteria della Ribolla

Uno scatto dell’interno dell”Osteria della Ribolla

Impossibile non fermarsi ad ammirare la vista dal Castello di Trussio che, a mia insaputa, ospitava anche una bellissima opera di Safet Zec, in una delle sale. Una circostanza più che gradita che mi ha fatto sentire ancora più a casa.

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L’opera di Safet Zec presente all’interno del Castello di Trussio

Un’opera di Safet Zec presente all’interno del Castello di Trussio
Com’è il Collio? E’ una piccola Toscana ad un’ora di strada, un posto in cui osservare la natura cambiare i colori e apprezzare il lavoro dei contadini che lavorano e rispettano quella terra.

Chiara Orlando

 

L’Osteria della Ribolla
Via della Ribolla Gialla 2, 33040 Corno di Rosazzo (UD)
Tel. +39 0432 759753
E-mail: albertoticozzi@virgilio.it
Orari: Chiuso il lunedì
Martedì e Mercoledì: 10.30 – 13.00 15.30 – 21.00
Giovedì: 10.30 – 13.00 15.30 – 23.00 (cene)
Da venerdì a domenica aperto per pranzo e cena: 10.30 – 23.00

http://www.collavini.it/ospitalita.htm

Pordenone Montanari: Assedio alla forma

La Galleria Harry Bertoia ospita fino al 17 gennaio “Assedio alla forma”, la prima mostra dedicata all’opera di Americo Montanari, ovvero Pordenone Montanari, pseudonimo con cui preferisce essere chiamato in onore della sua città natale.

E’ una vita a dir poco travagliata quella di Montanari: figlio di un impiegato del cotonificio veneziano di Pordenone, a vent’anni si trasferisce a Milano per lavorare in un’azienda di coperture metalliche, poi da Milano raggiunge la Francia dove vivrà a Parigi. La vocazione per l’arte è una cosa che maturerà proprio a Parigi, quando, trasferitosi con la moglie, inizia a realizzare dei piccoli ritratti e a scrivere.

pordenone montanari

Non sono solo la pittura e la scrittura ad interessarlo, ma anche la scultura di cui si possono vedere alcune delle sue opere anche nell’esposizione alla Galleria Harry Bertoia.
L’anima irrequieta di Montanari non sembra trovare pace neppure in Francia e per diversi anni lui e la moglie vivranno in diversi paesi europei, tra cui la Germania e la Spagna.

pordenone montanari
I continui trasferimenti del passato sono in netta contrapposizione con l’ultimo periodo di Montanari che si riassume in diciotto anni di isolamento, anni dove la sua creatività esplode.
– E’ un ritiro di chi non subisce l’esterno – precisa Montanari a Carlo Sanna in una rarissima intervista, un ritiro motivato dal fatto che poteva più permettersi di perdere più tempo.

pordenone montanari
Nei diciotto anni di “esilio” a Pieve di Cadore, Montanari esce di casa solo cinque volte, tutte le volte per motivi strettamente necessari. La sua dedizione all’arte è totale. Il suo essere così rigido è motivato dal fatto che avendo maturato tardi la percezione di ciò che vuole essere, ossia un artista, si deve dedicare con assoluta costanza al suo progetto.

pordenone montanari
Sarà un imprenditore anglo-indiano a far conoscere al mondo Pordenone Montanari ed, improvvisamente, quest’ultimo si troverà a fare i conti con la notorietà e con la critica entusiasta dei suoi lavori.
Per The Observer, ma anche per la critica internazionale Montanari è un grande: lui, poco amante della mondanità e del clamore, sceglie di restare nell’ombra. Non presenzia neppure alle prime delle mostre a lui dedicate. E lo fa non per snobismo, ma perché in questi contesti si sentirebbe fuori posto.

pordenone montanari
La mostra allestita a Pordenone è una mostra che ne celebra il talento con più di cento opere: tele, disegni, sculture che i visitatori trovano suddivise per anni di attività.

pordenone montanari
Indubbio il riferimento a Francis Bacon, come pure Picasso e Braque, con opere eseguite dall’artista dalla fine degli anni sessanta ai giorni nostri. Il curatore della mostra, lo storico dell’arte Fulvio Dell’Agnese, sceglie acrilici di grande dimensione che fanno capo alla produzione più recente di Montanari, come pure disegni al tratto ed incisioni.

pordenone montanari
Centodieci opere sono tante, forse troppe anche per gli ampi spazi della Galleria Harry Bertoia, ma se questa era una delle rare occasioni in cui si sarebbero concesse al pubblico, come chi le ha realizzate, noi non possiamo che esserne felici.

Chiara Orlando

 

http://www.comune.pordenone.it/it/comune/in-comune/strutture/galleria-harry-bertoia

Pordenone Montanari, Assedio alla forma
dal 12/09/2015 al 17/01/2016
dal mercoledì al sabato: 15.30–19.30;
domenica: 10.00–13.00 e 15.30–19.30
Galleria Harry Bertoia – Corso Vittorio Emanuele II, 60 -Pordenone
Comune di Pordenone: tel: 0434392916
attivitaculturali@comune.pordenone.it

Paolo Ciot: tra atmosfere dark e smarrimento temporale

È un’atmosfera gotica ad avvolgere gli scatti fotografici del pordenonese Paolo Ciot, amante della musica rock e indie di cui contamina anche la sua opera fotografica.

Guardando le sue foto si ha infatti la sensazione di sentire vibrare in lontananza le note di un basso o di una chitarra graffiante nelle campagne pordenonesi.
Nello scatto con cui ritrae il ciglio sconnesso della strada, questa sensazione si fa ancora più intensa: quello che era solo un solco sull’asfalto diventa una voragine e la figura in secondo piano rende l’immagine ancora più dark e misteriosa.

Paolo Ciot

© Paolo Ciot 

Nell’opera di Ciot uno dei fili conduttori è senza dubbio il ritratto che tuttavia non troviamo nella sua concezione tradizionale: Paolo Ciot azzera il campo prospettico, costringendoci a guardare l’artista Manuel Baldassare da vicino. Eliminando la profondità, ci obbliga a stare a pochi centimetri da lui dandoci quasi l’impressione di respirare l’odore della sigaretta che fuma. Sebbene la situazione sia bizzarra ed irreale, siamo così incuriositi dal protagonista da stare al gioco.

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© Paolo Ciot, ritratto di Manuel Baldassare                                       

Difficile attribuire una collocazione temporale ai lavori di Ciot, visto che molti scatti presentano quella sgranatura tipica degli anni settanta. Ciò ci fa intendere che ami non solo usare la reflex, ma che sia anche un grande appassionato di Polaroid. È sua infatti la recente esposizione fotografica di Polaroid realizzata presso L‘hotel Santin di Pordenone dal titolo “Il sogno è una foto sfuocata”. Ciot ha esposto in diverse collettive, a Milano e Roma e molte città italiane.

La locandina di Utopia, mostra allestita nella capitale, realizzata con una polaroid di Ciot.

La locandina di Utopia, mostra allestita nella capitale, realizzata con una polaroid di Ciot.

Per il fotografo la foto istantanea è stata un colpo di fulmine che mai lo ha abbandonato. Le Polaroid – sono foto “enormi” nonostante il piccolo supporto che le contengono- afferma Ciot.

© Paolo Ciot

© Paolo Ciot, foto vincitrice del primo premio del concorso fotografico promosso da pordenonelegge 2015

Più guardiamo i lavori di Ciot, più ci viene il dubbio che sia proprio lui a divertirsi del nostro costante smarrimento. È successo così anche quando abbiamo visto la foto vincitrice del concorso fotografico promosso da pordenonelegge, dove i tappeti che hanno vestito a festa il Teatro Comunale Verdi, si trasformano in grafismi irriconoscibili.

© Paolo Ciot

© Paolo Ciot

Nello scatto che ritrae l’artista Natascia Raffio l’unica cosa che ci riporta alla realtà è la capigliatura della ragazza, che inconsciamente usiamo come punto focale da cui leggere l’immagine. L’acqua, altro elemento molto amato da Ciot, diventa con i suoi riflessi ingannevoli l’assoluta protagonista dell’immagine.

© Paolo Ciot

© Paolo Ciot

E ad un’atmosfera dark non possiamo che pensare quando osserviamo questa serie di scatti che farebbero la felicità del Chief Editor di Vogue sia per la preziosità della location, sia per la scelta di abito, accessori e modella.

© Paolo Ciot

© Paolo Ciot

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© Paolo Ciot

Tre foto da guardare a lungo, magari con in sottofondo la voce di Cristina Scabbia, che con il suo timbro unico potrebbe aiutarci a cogliere luce e ombre che il pordenonese trasferisce in pellicola.

Chiara Orlando

 

https://instagram.com/paolodiziociot/