Monthly Archives: Febbraio 2016

Gli Oscar 2016: ecco i vincitori

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Ieri sera il mondo intero ha tirato un sospiro di sollievo: il Kodak Theather di Los Angeles ha consacrato il talento di Leonardo di Caprio.
A Di Caprio viene assegnato l’Oscar come migliore attore protagonista per la sua ultima fatica (pure fisica) in The Revenant: nel film di Inarritu, il fitto dialogo a cui era abituato con Scorsese scompare, per lasciare spazio ai gesti e agli sguardi.

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Il Kodak Theater di Los Ageles. Photo Credits @Greg Hernandez. https://www.flickr.com/photos/greginhollywood/

Sebbene dalla notte dei Golden Globes fosse quasi partito il toto scommesse per la sua vittoria, quello di Leonardo è stato uno degli Oscar su cui io non avrei scommesso.
E non perché non se lo meriti, ma perché si scontrava con altri attori che quest’anno avevano dato prova delle loro grandi capacità di recitazione: Bryan Cranston con Trumbo, Michael Fassbender con Steve Jobs e Eddie Redmayne in The Danish Girl.

Tra tutti, sebbene io abbia un debole per Cranston, sono comunque contenta che sia Di Caprio ad essersi portato a casa la statuetta per le sue interpretazioni memorabili: una su tutte quella di The Wolf of Wall Street.

L’attore Leonardo Di Caprio premiato sul palco del Kodak Theather come migliore attore protagonista

L’attrice che si porta a casa la statuetta come migliore attrice protagonista è Brie Larson per Room, un film che non ho ancora visto, ma che è già stato messo in agenda. Cate Blanchett rimane a bocca asciutta (Carol), come pure Jennifer Lawrence (Joy), Charlotte Rampling (45 anni) e la giovanissima e bravissima Saorsie Ronan (Brooklyn).

la vincitrice dell’Oscar come migliore attrice protagonista Brie Larson

Nella categoria per migliore attore non protagonista chi sale sul palco del Kodak Theather di Los Angeles è Mark Rylance (Il Pinte delle spie), mentre per la categoria migliore attrice è Alicia Vikander (The Danish girl).
Peccato per Kate Winslet: la sua interpretazione in Steve Jobs è memorabile.
Per quanto concerne gli altri Oscars: a Spotligh va il premio dell’Academy come miglior film. Il film, proiettato a Venezia alla 72esima Mostra Internazionale del Cinema, era piaciuto parecchio proprio perché equilibrato, pur trattando un tema così difficile come quello degli abusi della Chiesa.A competere con Spotlight c’era una lista di film ben riusciti: The Big Short, The Revenant, Room, solo per citarne alcuni.

Le nominations agli Oscar per la migliore regia erano per: George Miller (Mad Max: Fury Road), Lenny Abrahamson (Room), Tom McCarthy (Il caso Spotlight), Adam McKay (The Big short) e Alejandro Gonzales Inarritu (The Revenant). Ed è proprio quest’ultimo a portare a casa il premio dell’Academy.
L’Oscar per la migliore sceneggiatura originale spetta a Spotlight, mentre il premio per la migliore sceneggiatura non originale va a The Big Short.
L’Ungheria porta a casa il premio come miglior film straniero con la pellicola Il figlio di Saul.
L’Oscar per la miglior scenografia va alla creatura di Miller Mad Max: Fury Road e The Revenant si porta a casa un’altra (meritatissima) statuetta per la fotografia.
E’ un orgoglio tutto italiano quello che provo quando annunciano il nome del film vincitore per la migliore colonna sonora: The Hateful Eight, l’ennesimo capolavoro del Maestro Ennio Morricone.

Ennio Morricone ringrazia L’Academy Awards commosso sul palco.

Questi sono stati i premi più importanti assegnati dall’Academy al mondo del Cinema: quel cinema che fa sognare e divertire e che ci fa pure riflettere.
D’altra parte questa è proprio la sua magia.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

http://fondazionegiovannisantinonlus.com/

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Steve Jobs: la recensione del film

Steve Jobs Michael Fassbender

Non è mai troppo tardi.
Mi appello a questa frase per scrivere in extremis la recensione di un film che ho trovato interessante e che spero stanotte possa portare a casa una statuetta, quella per l’attrice non protagonista Kate Winslet.
Steve Jobs è un film passato in sordina rispetto ai vari Revenant e Spotlight. Al botteghino è stato pure un flop e il motivo potrebbe essere dovuto al fatto che racconta l’aspetto più personale di Mr. Apple, persona geniale ma complessa.

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Un’immagine che ritrae il cast del film: da sinistra Seth Rogen nei panni di Steve Wozniak, Michael Fassbender nei panni di Steve Jobs e Kate Winslet nei panni di Joanna Hoffman

Il fatto che un film su Steve Jobs fosse già stato realizzato, non ha giocato a favore della pellicola. Sebbene ad Aston Kutcher – a cui era stata affidata la parte nel primo film – bisogna dare atto che era pressoché identico al giovane Jobs, mancava dello smalto per affrontare un ruolo di questo genere.
Dopo un casting difficile, viene fatto il nome di Michael Fassbender che di smalto – e molto altro – ne ha da vendere. A lui spetta l’ardito compito di appropriarsi della personalità di Steve Jobs e raccontarne il “dietro le quinte”.

Michael Fassbender recita bene, ma al film mancano tutti gli ingredienti per incassare il plauso generale. Quello che ho amato di più di questi 122 ‘, è il fatto che fosse messa in luce la “grandezza nei ragionamenti” di Steve Jobs, anche quando è presuntuoso oltre ogni limite.

Per quanto riguarda la regia, Danny Boyle sceglie di girare tutte scene in spazi claustrofobici come nei camerini dei teatri, nei corridoi e via dicendo. L’unica scena in cui riusciremo a vedere la luce del sole è quando Jobs parla alla figlia – che non aveva mai voluto riconoscere – sul tetto di un palazzo qualche istante prima di tenere il suo discorso per il lancio del Mac.

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Michael Fassbender in una scena del film

Figlia e madre faranno sempre parte di quella cerchia di persone che dialogheranno con lui prima dei momenti più importanti della sua carriera.
Se vi fosse ancora difficile trovare un motivo per cui andare a vedere Steve Jobs, sappiate che è un film che va visto per il talento di Kate Winslet: nei panni della storica assistente Joanna Hoffman è semplicemente strepitosa.

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L’attrice Kate Winslet in una scena del film

Non vi è una sbavatura ed è sempre convincente. È ironico pensare che la Winslet dica di non essere particolarmente avvezza alle nuove tecnologie. Già! Proprio lei che personifica una donna che ha vissuto per anni a fianco dell’uomo che ha rivoluzionato la tecnologia odierna.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

http://fondazionegiovannisantinonlus.com/

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Gianpietro Bisaro: il mosaico che fa sognare lontano

GIAMPIETRO BISARO

È una luce generosa ad illuminare le tessere di mosaico del laboratorio di Giampietro Bisaro. Una volta entrati nel suo studio, si viene subito catturati dal bagliore dei suoi mosaici e dalla bellezza dei pigmenti che si fondono assieme in tante sfumature di colore.
Sebbene nella percezione comune l’atelier di un artista sia un luogo poco illuminato e dove regna il disordine, nel laboratorio del Maestro mosaicista Bisaro, le cose sono diverse: la luce qui abbonda e gli strumenti sono disposti con grande cura.

GIAMPIETRO BISARO

Un dettaglio di un’opera realizzata con pregiate tessere oro.

Riflettendoci bene, credo che il suo approccio all’ordine e alla pulizia sia in qualche modo una necessità, visto il tipo di lavoro che egli svolge: in condizioni diverse ci sarebbe il rischio di protrarre i già lunghissimi tempi di lavorazione delle opere che realizza.
Giampietro Bisaro ha trasferito nel mosaico la passione che aveva da bambino per il disegno. Dell’arte musiva s’innamora all’età di tredici anni, quando inizia a frequentare la Scuola di Mosaico di Spilimbergo.

GIAMPIETRO BISARO

Le tessere di mosaico vengono accuratamente selezionate e devo rispondere a precisi standard qualitativi.

Da allora il disegno diventerà il mezzo con cui illustrare al committente l’opera finita e da cui partire per tradurre i segni in mille e una murrina.
In questa tecnica artistica le ore non si contano, né tanto meno la fatica. Una “fatica” che non va intesa come quella fisica del taglio delle tessere di mosaico, visto al giorno d’oggi sono già pronte a misura se si escludono lavorazioni particolari, ma della “manualità e concentrazione” che implica questo tipo di realizzazioni.

GIAMPIETRO BISARO

L’arte musiva per reinterpretare le mille sfumature di Monet.

Nel corso degli anni, Bisaro perfeziona così tanto la sua tecnica, da diventare il più richiesto tra i suoi colleghi mosaicisti per realizzare i volti. E guardando da vicino una delle sue opere si può intuire facilmente il perché: vi è una grazia non comune nella scelta delle tessere, oltre ad una grande sensibilità al colore. Quando si osservano le sue opere, si rischia addirittura di essere un po’ disorientati, tanto la percezione di trovarsi di fronte ad un dipinto ad olio sia reale.

GIAMPIETRO BISARO

Una grazia non comune nella scelta delle tessere contraddistingue le opere musive di Gianpietro Bisaro.

Ed è qui che ci si accorge quanto al mosaicista di San Giorgio della Richinvelda tornino utili le specifiche nozioni di disegno e teoria del colore.
Nella maggior parte dei casi le opere vengono realizzate per il mercato estero, dove la tradizione del mosaico ha enorme fascino ed è ideale per superfici di grandi dimensioni: architetture e luoghi pubblici, ma anche luoghi destinati al culto religioso: Stati Uniti, Grecia, Israele, Russia, Emirati Arabi solo per citarne alcuni.

GIAMPIETRO BISARO mosaico

Un particolare di un’opera di Gianpietro Bisaro, famoso per la sua capacità nella riproduzione dei visi con la tecnica del mosaico.

Gianpietro Bisaro collabora con le maggiori aziende del settore: Trevisanutto, Friul Mosaic e altri importanti laboratori.
Alla domanda quale fosse per lui il lavoro che gli ha dato maggiore soddisfazione, Bisaro ha risposto sorridendo che è il lavoro che deve ancora fare.

GIAMPIETRO BISARO

Il taglio delle tessere a misura sul ceppo

Una riposta che fa capire quanto lo stesso Bisaro ami la sua professione. Una professione dalle radici antichissime, dall’inestimabile valore artigianale. Noi friulani dovremmo salvaguardare e far conoscere al mondo intero il nostro talento e magari, quando siamo all’estero, ricordarci dei nostri amati sassi del Tagliamento: lucidi, forti e luminosi. Proprio come delle meravigliose tessere di mosaico.

Chiara Orlando

BISARO MOSAICI
di Gianpietro Bisaro
Via dell’Emigrante 3
33095 San Giorgio della Richinvelda (PN) ITALY
cell +39 339 65 35 487
Tel. +39 0427 96 712
e-mail: info@bisaromosaici.com

http://www.bisaromosaici.com/

Design classic: Thonet @Chiarasroom

Thonet design classic

Non ha nessuna importanza se di divani in casa ne ce siano e non manchino pure le sedute extra per gli ospiti: quando arriva un Thonet, il posto lo si trova punto e basta. Anche Edra Mazzei pare essere stata d’accordo con questo upgrade classicheggiante: ai riccioli del divano a tre posti di Thonet nessuno può resistere, tanto meno la sottoscritta.

Thonet paglia di Vienna
All’inizio pensavo di trovargli un’altra collocazione, ma poi mi sono detta che sarebbe stato davvero un peccato non ammirarlo mentre faccio colazione. D’altra parte il detto non è forse: “il buon giorno si vede dal mattino”? Ebbene, vi assicuro che iniziare la giornata guardano l’intreccio della paglia di Vienna ha un sapore del tutto diverso. E sebbene il divanetto dia un tono “borghese” ad una vecchia casa di campagna in cui c’è anche parecchio design, la cosa non mi dispiace affatto. C’ho messo un oretta a girare i divani bianchi HF, l’Homme et la Femme di Edra Mazzei, il tavolo in legno basso di Casamilano e poi a posizionare questo capolavoro di legno scuro e curve mozzafiato.

Thonet design

Mi piace pensare che il genio dell’ebanista austro-ungarico Michael Thonet incontri il genio di Achille Castigioni e la “lucida follia” dei RARI e che lo facciano proprio mentre bevo la mia moka da quattro.

Di caffé ne dovrò preparare uno buonissimo per la signora da cui l’ho ricevuto. Anzi, farò di più: ritornerò a prendere in mano mattarello e farina, proprio come ai vecchi tempi. D’altra parte mi sembra davvero il minimo.

Chiara Orlando

Acquerello, mon amour!

acquerello

Sebbene abbia poco tempo per dedicarmi agli acquerelli, ho scoperto che il realizzarli ha proprietà benefiche di cui non ero a conoscenza. Forse nel mio caso non vale il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”, quanto “un acquerello al giorno toglie la depressione di torno”, visto che anche nelle giornate uggiose mi si risolleva l’umore.

acquerello-collio1

Anche quando disegno al tratto o faccio incisione mi sento subito meglio (anche se non sono mai soddisfatta del risultato), ma con l’acquerello succede qualcosa di ancora più speciale: il mio respiro è tranquillo, mi sento in pace.

acquerello Collio

Sarà forse dovuto al fatto che nell’ultimo periodo sto particolarmente amando un libro sul Collio? Lo sfoglio in continuazione e che anche se sono un’amante della città, mi piace essere circondata da tanto verde. Un verde che finisce nelle pennellate morbide sulla carta da acquerello.

Chiara Orlando