Monthly Archives: Settembre 2016

Paradise, la mia recensione del film

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Il sospetto che Paradise, la pellicola del regista della Federazione Russa Andrei Konchalovsky, fosse una delle candidate ad essere premiate a Venezia mi era venuto guardando la lunga coda alla prima delle 17.00. A fine proiezione anch’io ero tra quelli che reputavano il film tra i papabili vincitori a Venezia per la capacità di Konchalovsky di narrare un tema visto e rivisto come quello della tragedia dell’olocausto senza renderlo scontato.

Il sospetto che Paradise, la pellicola del regista della Federazione Russa Andrei Konchalovsky, fosse una delle candidate ad essere premiate a Venezia mi era venuto guardando la lunga coda alla prima delle 17.00.
Paradise è un film in cui le vite di tre protagonisti si incrociano durante la follia della guerra. Olga è una aristocratica russa che viene arrestata dai nazisti per aver nascosto e aver offerto protezione a dei bambini ebrei. Proprio in prigione incontrerà Jules, un franco-nazista che indaga sul suo caso e che ha un debole per lei. Jules non potrà fare nulla per aiutarla e alla fine la donna finisce in un campo di concentramento dove le condizioni di vita dipendono dalle grazie e dai favori. Un giorno Olga incrocia al campo un alto ufficiale tedesco delle SS che aveva conosciuto anni prima durante un soggiorno in Italia e che si era invaghito di lei. Helmut (questo è il nome dell’ufficiale tedesco) e Olga ritornano a frequentarsi, situazione che fa sì che Olga non viva più nelle stesse condizioni degli altri prigionieri del campo: non soffre più la fame e soprattutto è vittima della fatica in ogni istante.

 Paradise è un film in cui le vite di tre protagonisti si incrociano durante la follia della guerra.
Helmut, sotto la pesante corazza che è costretto a vestire per il suo ruolo, pare avere un cuore e decide di aiutare la donna a scappare. La situazione politica cambia in modo repentino e una serie di circostanze non vanno secondo i piani.

 

Paradise si riferisce all’ideale paradiso voluto dai nazisti, dove le razze diverse da quella ariana, erano viste come inferiori e da sterminare. Un sogno folle e pericoloso, che mai come in questi giorni è attuale vista la chiusura rispetto ad un mondo sempre più eterogeneo.
A fine proiezione proprio in Sala Grande il giovanissimo attore che recita in Paradise, scoppia in un lungo pianto. Un pianto che ha commosso tutti i presenti in sala e che ha fatto riflettere maggiormente in merito alla follia umana e alla violenza senza senso, perpetrata da uomini che uomini non sono.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016

American Anarchist, la mia recensione del film

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Le conseguenze. E’ questo il tema che affronta American Anarchist, film fuori concorso alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e che, proprio al Lido, ha incassato una pioggia di applausi.
American Anarchist è un non fiction movie tanto bello, quanto difficile da digerire, visto che per tutta la durata del film-documentario si è sempre in conflitto con la frase: “Era un ragazzo, che ne sapeva di ciò che sarebbe successo poi?”.

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Ma procediamo con ordine: William Powell è un giovanotto inglese trasferitosi negli Stati Uniti da ragazzino. Ribelle e anticonformista proprio negli anni della controcultura, decide di pubblicare uno scritto-manuale sulla costruzione di ordigni ed esplosivi. The Anarchist Cookbook si trasforma in un best seller (vende più di 2.000.000 di copie), ma si trasforma anche nello strumento che viene usato da folli omicidi per mettere a segno omicidi, attentati, disordini antigovernativi e sparatorie nelle scuole.
Powell è costretto a lasciare il Paese: conduce una vita da fuggitivo sebbene il suo ruolo sia diventato quello di insegnare in Paesi disagiati, quasi voglia in qualche modo “rendere un contributo” per il tragico errore commesso da giovane.

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Sebbene la sua condotta sia ineccepibile e i suoi punteggi altissimi ogni volta che si candida per una posizione di lavoro, viene sempre perseguitato da una lettera anonima o da una dichiarazione che invita i suoi superiori a valutare se assumere o meno uno scrittore che ha pubblicato un libro su come far saltare in aria caseggiati, auto o ammazzare il prossimo.


American Anarchist è un’opera realizzata magistralmente sia per la sceneggiatura, sia per il montaggio, un grande film che ripercorre i momenti della vita di un uomo che mai avrebbe immaginato di diventare lui stesso il bersaglio della società.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016

Orecchie, la mia recensione del film

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Orecchie è il racconto tragicomico della giornata trascorsa dal protagonista – di cui non sappiamo il nome – in una Roma in bianco e nero piena zeppa di riferimenti all’arte contemporanea e abitata da personaggi eccentrici.

È un forte fischio all’orecchio quello che avverte il protagonista interpretato da Daniele Parisi appena sveglio, un fastidio lo accompagnerà per tutta la giornata. Una nota sul frigorifero lasciata dalla fidanzata cambierà i suoi piani, che dovranno includere pure un’ insolita visita medica: i suoi incontri saranno uno più divertente e più tragico dell’altro.
Alcuni dei personaggi di Orecchie ricordano i caratteri più eccentrici visti delle pellicole dell’ Albertone nazionale, altri peccano d’essere troppo sopra le righe.
Un vero peccato, visto che per i primi venti minuti il film è impeccabile, sia dal punto di vista della storia squisitamente assurda, sia per il protagonista (un ottimo Daniele Parisi).
E che dire di una Roma in cui si respira arte contemporanea in ogni scorcio? Una Roma così diversa da come siamo abituati a vederla!

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Il regista Alessandro Aronadio ha voluto raccontare il senso di smarrimento che molti di noi – soprattutto i più introversi – vivono ai giorni nostri, con loro difficoltà di relazionarsi in un mondo a cui non si sentono di appartenere.

Romano di nascita e laureto in psicologia, Aronadio si specializza in regia alla Los Angeles Film School agli inizi del 2000. Due Vite per caso, la sua opera precedente è stata l’unica pellicola selezionata al Festival di Berlino e ciò la dice lunga sulle sue capacità di regista.

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Orecchie, il film presentato per Biennale College, è senza dubbio un film molto piacevole e brillante che pecca però nel voler caricaturizzare troppo i personaggi, rendendoli grotteschi.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016

BookArt – Beyond Reading: la creatività non ha confini

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“Read”, opera di Luciana Frigerio

Se l’intento della mostra BookArt – Beyond Reading era quello di fare in modo che le parole Book e Art diventassero (finalmente) inscindibili, l’obiettivo è stato senza dubbio raggiunto.
Dopo BookArt – Beyond Reading non riuscirò più ad guardare un libro nel senso “tradizionale” del termine, ma lo vedrò come oggetto d’arte.
Forse il vulcano dell’artista canadese Guy Laramée si materializzerà sul libro che leggerò, o le lettere si ingrandiranno a dismisura e diventeranno 3D come quelle dell’artista newyorkese Luciana Frigerio.
Magari rimarrò intrappolata all’interno di “Cavità”, opera di Umberto Chiodi e non troverò più la via d’uscita (la cosa non mi dispiacerebbe per nulla).

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“Cavità”, opera di Umberto Chiodi

Ma Bookart è molto più di questo: è uno spazio, quello della Galleria della Provincia di Pordenone, che si fa luogo (mi si perdoni il gioco di parole) dove meravigliarsi e fantasticare. Grazie alla carta, la “Paper-Engineering”e il Libro d’Artista, lo spettatore ha la sensazione di fare un insolito viaggio “ludico”, dove la creatività e il talento non hanno confini.
Il mondo ricreato dagli attenti curatori della mostra Irene Moret, Sara Florian e Bruno De Blasio di GrabGroup Ugrading Cultures é un mondo che ha come protagonista non un semplice oggetto come il libro, ma un potente mezzo di comunicazione.
A tal proposito mi è particolarmente piaciuto l’inserimento del libro per non vedenti di Marcella Basso e Michele Tagliariol che, grazie all’utilizzo di svariati materiali, raccontano in modo inequivocabile le azioni che deve fare un bimbo per prepararsi ad andare a scuola.
Oltre alle opere degli artisti italiani, tra cui spiccano anche opere concettuali di Carlo Vidoni, diversi lavori arrivano dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra e Giappone.

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“Paroleradici”, opera di Carlo Vidoni

Nel chiostro del Palazzo della Provincia, in concomitanza con Book Art – Beyond Reading, è stato organizzato un workshop di tre giorni tenuto da Dario Cestaro, Samantha Bonanno e Luciana Frigerio a cui hanno partecipato studenti universitari e le cui opere – degli autentici capolavori – sono visibili al primo piano del Palazzo.

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“Libro eroso”, opera di Guy Laramée

La mostra BookArt si sviluppa in sei sezioni: quella dei Libri d’artista (parte storica), della BookArt come fenomeno che ha visto la sua nascita negli anni 70/80, la sezione dedicata alla Paper Engeneering, quella dedicata alla Pop Art, alla Digital Art e quella che include i lavori degli studenti.

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La mostra è corredata da un robusto catalogo con un testo scritto da Irene Moret per quanto concerne la Paper Engineering e la Digital Art, ed un testo che prende in esame la relazione tra scrittura ed immagine nel ‘900 letterario scritto da Marcello De Blasio.
L’esposizione Book Art – Beyond Reading ha visto il sostegno economico della Provincia di Pordenone ed è stata inserita nell’ambito della 17esima edizione di Pordenonelegge. La Fondazione Pordenonelegge è anche partner dell’evento. L’iniziativa vede il Patrocinio del Comune di Pordenone, della Regione Autonoma FVG e della Banca Popolare FriulAdria Crédit Agricole.

BookArt – beyond reading è una mostra imperdibile e unica nel suo genere.

BookArt ha registrato un afflusso di pubblico sorprendente: un segnale chiaro di quanto sia sbagliata l’idea che l’arte è apprezzata da una cerchia ristretta di pubblico. Evviva la carta ritagliata, quella incisa col bisturi, quella incollata e colorata.

Evviva BookArt.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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BookArt  – Beyond Reading, Galleria della Provincia, Corso Garibaldi Pordenone 

Per prenotare visite di gruppo, contattare: associazione.grabgroup@gmail.com
La mostra è visitabile sino al 2 ottobre con i seguenti orari:
ma 10-12 / 16-19
mer 10-12
giov 10-12
ve 16-19
sa 10-12 / 16-19
do 16-19

 

pordenoneveste: il meglio e il peggio di pordenonelegge

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Cala il sipario su pordenonelegge e si alza su pordenoneveste con l’articolo dedicato ai migliori e peggiori look dell’evento pordenonese.
Mi perdonerà Michela Zin se dico che il tempo inclemente è stato in fondo per me una vera benedizione. E il motivo è semplice: di tatuaggi al collo quest’anno non ne ho visti, così pure non ho visto tante t-shirt attillate e variopinte con scritte in inglese (incomprese da chi le porta) indossate da uomini e donne che non si arrendono al fatto che con gli anta, gli addominali non sono scolpiti come quelli che avevano in gioventù.

Il meteo bizzarro ha fatto sì che di carnevale ce ne fosse meno, che le panze e le maniglie dell’amore fossero più al coperto.
Anche le rondini sembrano essere già partite per svernare al caldo: di sopracciglia depilate a volo di rondine ne ho contate due nell’arco di sei ore. Un ottimo risultato che mi fa sperare che questa oscenità possa diventare out nel giro di poco e che l’uomo mediterraneo possa fermare in tempo la sua auto castrazione in femmina o altro genere non ben identificato.
Il pubblico di pordenonelegge quest’anno è più ricercato. In tanti sembrano abbracciare il suggerimento di diventare un tutt’uno con la città vestendo con dettagli di colore giallo.

Photo credits ©gitans_bee; photo credits ©Alessandro Secondin

Photo credits ©gitans_bee; photo credits ©Alessandro Secondin

Il prezioso team di pordenonelegge sceglie il giallo e il nero, colori che si ritrovano ovunque in città. 

Un’altra cosa che mi è piaciuta è che, a differenza dell’anno scorso, il pubblico dell’edizione 2016 si prestasse per le foto e fosse felice di raccontarsi per pordenoneveste.
Questa signora pordenonese, se non fossi sicura di averla fotografata in centro, mi sembrerebbe più una newyorkese che vanta amiche glamour del calibro di Iris Apfel e Dianne Furstenberg. Settant’anni portati con uno stile che fa invidia alle ventenni: dalla stringata lucida al giacchino operato.

Settant’anni portati con un stile che fa invidia alle ventenni: dalla stringata lucida al giacchino operato. Photo credits ©Alessandro Secondin

Nota eccentrica in Corso è un “classico” Giampiero Mughini che, solo qualche istante prima del mio scatto, si era tolto una delle sue mirabili montature. Poco male, visto che con questa giacca e le scarpe rosso Valentino faccia capire già qual è il look che aborre: “il look sobrio”.

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Giampiero Mughini in Corso, noto amante del look sobrio

Lei non è pordenonese, bensì svedese ed è proprio una delle autrici che hanno presenziato a pordenonelegge. Impossibile non scorgere in lei la classe di Jackie Kennedy e Liz Taylor in questo scatto che mi regala con piacere, felice di essere ambasciatrice del buon gusto per pordenoneveste.

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La classe di Jackie Kennedy e Liz Taylor in questo scatto che mi regala con piacere, felice di essere ambasciatrice del buon gusto per pordenoneveste.

Romanticismo e rock, convivono alla perfezione in questo look perfetto per un settembre inoltrato. L’abito rosa iperfemminile acquista grinta grazie al giacchino in pelle nera, alla borsa con borchie e ai lunghi pendenti all’orecchio.

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Romanticismo e rock, convivono alla perfezione in questo look perfetto per un settembre inoltrato

Lei ha il viso di chi sa di essere perfetta per pordenonelegge: il pantalone palazzo con balza a minuscoli quadratini di Vichy neri e bianchi rompe la monotonia della maglia nera e rende la giacca in pelle meno aggressiva. Ai piedi un paio di calzature con la punta chiusa ed arrotondata e tacco robusto, sono l’ideale per affrontare al meglio le code agli eventi di pordenonelegge.

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Lei ha il viso di chi sa di essere perfetta per pordenonelegge e pure il look.

C’è poi chi sceglie di abbracciare l’autunno vestendo i colori autunnali con una palette di marroni e tessuti morbidi.

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I colori autunnali con una palette di marroni e tessuti morbidi per pordenoneveste

L’amore per il design e l’architettura non può non far capolino nei capi scelti da uno dei curatori della splendida mostra Bookart, Beyond Reading. Nel bomber ritroviamo qualche richiamo ad Escher grazie allo scacco bianco e nero, poi quest’ultimo domina su maglia e i pantaloni. L’occhiale nero diventa prezioso grazie al glitter ton sur ton nero.

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Nel bomber ritroviamo qualche richiamo ad Escher grazie allo scacco bianco e il nero, poi il nero domina sul resto dell’outfit

Peccato che questa signora fosse troppo di fretta: il blu notte e il verde bottiglia giocano a nascondino in un ampio gonnellone, uno scialle in seta e nelle calzature dal tacco scultura. Con i Jimmy Choo ai piedi non ce l’ho fatta a raggiungerla in tempo prima che si dileguasse tra i vicoli della città.

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Per la signora di fretta l’ampio gonnellone, uno scialle in seta e nelle calzature dal tacco scultura.

Anche un cuore di pietra come il mio non può che sciogliersi di fronte a questa coppia che cammina mano nella mano, lei oltretutto in giacca gialla: l’amore e la cultura trionfano sul grigiore del cielo, sulle sopracciglia ad ali di rondine, sulle T-shirt adolescenziali.

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l’amore e la cultura trionfano sul grigiore del cielo e su tutto il resto

Piacerebbe molto a Susanna Agnelli questo look scelto da mamma e bimba con due sorrisi graziosi e gentili che, oltre alla buone letture, amano pure il bianco, il blu e le righe alla marinara.

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Piacerebbe molto a Susanna Agnelli questo look scelto da mamma e bimba perfette marinare.

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Abito romantico nero con balze in motivo sangallo per pordenoneveste

All black ad eccezione della pochette rosso fuoco per questa signora con caschetto castano. Per pordenonegge sceglie un abito romantico nero con balze in motivo sangallo. Il sandalo anch’esso nero ha i lacci che salgono sino alla caviglia.

E che dire di loro? Anche loro entrano nella mia personale hit-parade dei look di pordenoneveste vista la scelta azzeccatissima delle calze di lei (omaggio al gattaccio nero di pordenonelegge) e baffi, barba e occhiali di lui, che lo fanno sembrare uno scrittore d’altri tempi, amante della pipa e della musica classica.

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Il look vincente per pordenonelegge? Il loro!

E io? Questa volta, anche se vi sembrerà strano, mi sono vestita anch’io come un gatto nero: pantalone, scalda cuore in velluto nero, canottiera nera, cintura nera, ma mi sto già impegnando nella ricerca di un bel tessuto giallo con cui farmi un bell’abito a caffettiera per il prossimo pordenoneveste.

Chiara Orlando 

per maggiori informazioni in merito a pordenonelegge: http://www.pordenonelegge.it/

 

Nocturnal Animals: la mia recensione

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Dopo un capolavoro come A Single Man l’aspettativa sul nuovo lavoro del regista-stilista Tom Ford era altissima. E quando è così, c’è il rischio sempre di rimanere un po’ delusi. Sono rimasta delusa da Nocturnal Animals?

Quando sono uscita dal cinema un po’ lo ero, poi quando ho ripercorso il film mettendo insieme i pezzi del puzzle, ho pensato fosse un film ben fatto.
Ci sono le tracce di A Single Man nella pellicola Nocturnal Animals presentata a Venezia 73 (e che ha vinto proprio al Lido il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria)?
Sì, ci sono.

L'attore Colin Firth, attore di A single Man, accompagna il cast di Nocturnal Aninals alla premiere a Venezia.

L’attore Colin Firth, attore di A single Man, accompagna il cast di Nocturnal Animals alla premiere al Festival di Venezia

C’è il bisogno dello stesso Ford di indagare nella vita degli individui, di raccontarne i loro stati d’animo, le loro insicurezze e follie. Poi c’è la sua firma di uomo di moda, maniacale nella scelta dei dettagli e amante del bello.

 

La vita “apparentemente” perfetta della mercante d’arte Susan, impersonata da Amy Adams, si “sporca” con la lettura del romanzo Nocturnal Animals, libro che il suo ex marito – di cui non ha notizie da anni – le fa recapitare nella sua lussuosa casa di Los Angeles.
Ad accompagnare il testo un biglietto dello stesso ex-marito autore che la invita a leggere il romanzo a lei dedicato.
Susan si tuffa nella lettura del romanzo, ma con sua grande sorpresa, ciò che leggerà sarà per lei fonte di grande turbamento: il contenuto è di una violenza inaudita.

La vita “apparentemente” perfetta della mercante d'arte Susan, impersonata da Amy Adams, si “sporca” con la lettura del romanzo Nocturnal Animals,
E qui che allora la stessa Susan inizia ad interrogarsi sul motivo per cui il libro le sia stato dedicato. Ripercorre la storia con Edward Sheffield (Jake Gyllenhaal) dagli esordi sino alla fine, guardando per la prima volta la sua vita glamour con altri occhi.
Ira, vendetta, amore, perdono in Nocturnal Animals si mescolano assieme. Ad accomunare tutti questi sentimenti c’è il tempo. Le scelte che abbiamo fatto in passato sono state giuste? O avremmo dovuto fare in modo che le cose andassero in un altro modo? Stiamo pagando le conseguenze? A cosa davvero nella vita non si può rinunciare?
Nocturnal Animals scorre veloce, com’è veloce a scendere la notte: tra tailleur d’alta moda, lusso, miseria e l’assoluto nonsense della violenza.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016

São Jorge: la mia recensione

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Dal degrado e dalla miseria è possibile riscattarsi?
São Jorge è il pugno nello stomaco assestato dal regista Marco Martins, abile nel raccontare una storia crudele in cui sembra non esserci spazio per la speranza.
Il regista sceglie di inquadrare così da vicino agli attori, che ci pare di sentirli respirare. Sentiamo il loro fiato corto, così come le loro inquietudini.

São Jorge è indubbiamente uno dei migliori film presentati a Venezia (ha aperto la sezione Orizzonti), una pellicola claustrofobica ed intensa
Tutti i protagonisti di São Jorge sognano un futuro diverso da quello che vivono, ma non hanno né i mezzi, né la lucidità per capire come cambiare la loro misera esistenza.
In un contesto di povertà come quello in cui versa il Portogallo nel 2011, il pugile Jorge, il figlio, la sua famiglia e la sua ex donna vivono di stenti.

Tutti i protagonisti di São Jorge sognano un futuro diverso da quello che vivono, ma non hanno né i mezzi, né la lucidità per capire come cambiare la loro misera esistenza.
Costretto a lavorare per una società di recupero crediti per poter mangiare, si trova intrappolato in una situazione senza uscita. Gli attori tutti a me sconosciuti sono così a proprio agio nel film da farlo sembrare un documentario. Nuno Lopes, che recita la parte del pugile Jorge in questa pellicola, è a dir poco straordinario e a Venezia viene premiato come miglior attore nella sezione Orizzonti.  

Sao Jorge è indubbiamente uno dei migliori film presentati a Venezia (ha aperto la sezione Orizzonti), una pellicola claustrofobica ed intensa, dove lo spiraglio della speranza ha il rumore di un guantone di boxe in pieno stomaco. E che fino all’ultimo fotogramma mi ha lasciato col fiato sospeso.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016