Monthly Archives: Ottobre 2016

Arrivederci Pordenone Silent!

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Dopo un discreto numero di film visti, posso affermare quanto Le Giornate Del Cinema Muto possano cambiare la percezione che alcuni hanno del cinema muto.
Accanto agli appassionati di silent movies che arrivano a Pordenone per apprezzare le proiezioni introvabili o i documenti storici, c’è anche spazio per chi si vuole avvicinare a questo genere in punta di piedi, senza doversi “sorbire” per forza i 218′ di Montecristo.

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Il mio suggerimento da “quasi neofita” visto che sono alla mia seconda partecipazione di Pordenone Silent per conto della Fondazione Giovanni Santin Onlus – è quella di leggere con cura il programma della rassegna e scegliere la tematica che sentiamo più nostra.
Indubbiamente i film dei primi anni del Novecento non hanno il ritmo incalzante delle pellicole dei giorni nostri, tuttavia il cinema muto è in grado di compiere quella magia di trasportarci in un’altra epoca non appena si abbassano le luci in sala.
Come ho scritto, la pellicola che ho amato di più è stata Kean Ou Désordre Et Génie proprio perché penso illustri tutto ciò che si può trovare nel cinema muto: ironia, malinconia, una grande storia e costumi magnifici. E il tutto condito ovviamente da una brillante interpretazione dei personaggi.


Ma non c’è 35esima edizione senza citare nuovamente The Misterious Lady con una Garbo bellissima e astuta a cui un po’ tutte vorremmo assomigliare. Per la Rassegna Cinema delle Origini, mi sento di segnalare Namakura Gatana (La Spada Spuntata) e Kraków, pellicola non-fiction.

A photo by Mario Calvo. unsplash.com/photos/YOT6kS8YtEA

Altrettando belli, per entrare nel mood della serata, i corti visti martedì sera: uno splendido film documentario sulla lavorazione della ceramica a Dahomey dal titolo Pottemageri I Dahomey del 1908 e Africa Before Dark, uno spassoso corto in 35mm prodotto da Walt Disney che conferma lo smalto che l’hanno fatto diventare un mito nel mondo dei cartoons.
La scelta delle pellicole proposte dai vertici e dal team delle Giornate del Cinema Muto è così varia da riuscire ad accontentare davvero tutti, anche quelli che dicono di non amare il cinema muto.
Dobbiamo dunque tenervi un posto in sala al Verdi per il prossimo anno?

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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Il papillon

L’anno scorso mi ero così divertita nel far indossare i baffi all’insù agli ospiti delle Giornate del Cinema Muto, che ero tentata di riproporre lo stesso accessorio anche in questa 35esima edizione. Ma se è vero che il Festival del Cinema Muto si deve rinnovare per essere ancora più appetibile ad una platea di giovani cultori del genere, aveva più senso proporre un accessorio diverso.

Tra tutte le idee che mi erano venute in mente, ho pensato che il “finto papillon” fosse l’accessorio perfetto visto che è insolito, elegantissimo e portato da pochi solo in particolari occasioni. Nei primi del Novecento si vestiva il papillon, l’equivalente della nostra cravatta.

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Il papillon in carta da tenere in borsa e all’occorrenza far indossare al “mal capitato” è stata la scelta con cui accompagnare in modo “ironico” questo Festival del Cinema Muto, un festival che da fuori appare impomatato, ma che è di gran lunga più ironico di alcune commedie contemporanee.
Gli ospiti del Festival – dei gran burloni – si sono prestati a questo gioco con piacere: ho raccolto qui gli scatti fatti alle Giornate del Cinema Muto che mi hanno più divertito e quelli che più mi ricordano un momento piacevole e assolutamente spontaneo. Ho un unico rammarico: non essere riuscita a rubare uno scatto a Jay Weissberg o a David Robinson in papillon. Peccato. Il prossimo anno saranno i primi ad essere immortalati. Ma con cosa? Dovrete per forza attendere l’edizione 2017 per saperlo.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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Kean Ou Désordre Et Génie: il mio film preferito del Festival

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Di tutte le pellicole viste durante le Giornate del Cinema Muto, quella che ho amato di più è Kean Ou Désordre Et Génie, pellicola del 1924 del russo Alexander Volkoff che fu costretto a lasciare il paese ed esiliare in Francia per continuare la sua attività di regista. L’incapacità del protagonista di togliersi la maschera che veste quotidianamente anche quando non recita, è il tema che attraversa questo film muto realizzato negli Anni Venti e presentato alle Giornate del Cinema Muto dopo un attento restauro. La storia è quella di un famoso attore dell’Ottocento di pièce shakespeariane che conduce una vita privata sregolata e piuttosto infelice.
Durante una messa in scena a teatro di Romeo e Giulietta, Kean, interpretato dal russo Ivan Mosjoukine, vede per la prima volta due donne le cui vite si intrecceranno con la sua. Da allora la sua vita diventerà tormentata da una storia d’amore così magica, quanto impossibile.

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Un altro tema affrontato da Volkoff oltre a quello dell’impossibilità di scindere il personaggio dalla vita reale, è la differenza sociale che qui viene messa in luce nel rapporto tra il protagonista – un attore – nei confronti della contessa – figura di alto rango – di cui egli si innamora perdutamente.
A sottolineare i gesti e a descrivere al meglio le mille e una sfumature dei personaggi – tra cui anche un gobbo piuttosto maltrattato dal protagonista principale – ci pensa il brio del pianoforte di Neil Brand, attraverso il quale ci si dimentica di essere di fronte ad un film senza sonoro.


L’accuratezza della scelta dei costumi e l’espressività di tutti gli attori, rendono questo film un vero capolavoro, nonché un’opera che pare impossibile essere realizzata nei primi del Novecento.
Ironia, tristezza, brio, giocano all’unisono per rendere unica ogni scena. Singolare la scelta del regista di aprire il film in modo teatrale e chiuderlo con la morte del protagonista allo stesso modo. Questa pellicola è una chicca da guardare più volte, soprattutto quando vogliamo estraniarci dal mondo contemporaneo a volte così asettico e privo di emozioni.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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Pordenone Silent “non è un festival per vecchi”

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Se Le Giornate del Cinema Muto potrebbero apparentemente sembrare un festival per persone di una certa età, in realtà è assolutamente vero il contrario. Pordenone Silent “non è un festival per vecchi”.

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Chi viene alle Giornate del Cinema Muto viene in primo luogo per divertirsi. E ne fa pure tanta di strada per arrivare nella provinciale Pordenone! Fortuna vuole che per una decina di giorni, Pordenone si trasforma, grazie al pubblico che arriva dagli Stati Uniti, dal Giappone e un po’ da tutto il mondo, in una città, stimolata culturalmente, in cui si parla più inglese che italiano.

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Anche Robison, Ex Direttore delle Giornate (nel 2015 ha passato il testimone a Jay Weissberg), è convinto che questo non sia un Festival per vecchi: una conferma è il Collegium, la rassegna di Pordenone Silent che si pregia di promuovere la passione per il cinema muto per un pubblico decisamente giovane, obiettivo nobile, al fine di tramandare una cultura cinematografica che andrebbe altrimenti perduta.
Un altro segnale di quanto il pubblico delle Giornate del Cinema Muto ami divertirsi e “sia giovane” è senza dubbio il fatto che nessuno si sia mai negato ad un mio scatto fotografico (con papillon o senza). La cosa che ho capito è che questi appassionati del cinema muto amano essere burloni: e la burla dev’essere grossa, altrimenti non sono contenti. Dovrò’ inventarmi qualcosa di più irriverente per l’edizione 36: i baffi e il papillon lo sono troppo poco.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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Pordenone Silent conferma il suo carattere internazionale

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Siamo già al day 5 della programmazione di Pordenone Silent, il Festival di cinema muto che si tiene a Pordenone dal 1 al 8 ottobre. E anche per il loro trentacinquesimo compleanno Le Giornate del Cinema Muto mantengono intatte la qualità della programmazione e il carattere assolutamente internazionale della rassegna.

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E’ proprio ciò che balza agli occhi, quando si è seduti in sala al Teatro Cinema Verdi, oppure al Hotel Moderno per una conferenza stampa.

Gli ospiti internazionali, di cui molti provenienti anche d’oltre Oceano, non si contano.
A dire il vero, i pordenonesi si sono visti per la proiezione di A propos de Nice – pellicola di Jean Vigo del 1930 che il Direttore del Festival ha voluto inserire per omaggiare Nizza, città tristemente nota per i fatti di cronaca avvenuti solo pochi mesi fa.
Ma alla prima non si è vista solo una soleggiata ed impomatata Nizza: The Mysterious Lady, pellicola di Fred Niblo era il piatto forte della serata di apertura. E che dire se non che The Mysterious Lady è Greta Garbo? Una Garbo che in questa pellicola della MGM viene celebrata com’è giusto sia, ossia come una diva.
La Garbo toglie il fiato e nulla può l’ufficiale tedesco che cade nel tranello a sua insaputa.
Tania Fedorova, figura fedele allo Zar e amata di un ufficiale di alto rango russo, incontra il giovane Karl Von Raden – questo è il nome del ufficiale tedesco – una sera a teatro, nella capitale viennese. E dopo questo incontro, le vite di entrambi non possono che essere sempre più vicine l’una all’altra.

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Niblo in The Mysterious Lady possiede tutti gli ingredienti con cui si realizza una pellicola di successo: una storia d’amore combattuta, lo spionaggio, la celebrazione della diva.
Non manca proprio nulla, come non manca nulla a questa edizione delle Giornate del Cinema Muto. Ah sì, qualcosa manca: uno spazio più accogliente dove poter chiacchierare del film a fine proiezione con gli altri ospiti del Festival, per fare in modo che la magia non finisca un instante dopo usciti dalla sala.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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