Monthly Archives: Dicembre 2016

Happy New Year and Happy Birthday Chiara’s room!

Ci siamo. Tra qualche ora riempiremo i nostri calici di bollicine per brindare al nuovo anno. E io questa notte ho un doppio motivo per festeggiare: Chiara’s room spegne 3 candeline. Chi l’avrebbe mai detto che la mia piccola creatura crescesse così in fretta! A dire il vero, sono più emozionata per il compleanno del mio blog che per il resto, perché Chiara’s room mi ha davvero permesso di essere quello che sono: una persona che ama alla follia l’arte e creatività.

Per dovere di cronaca pubblico anche la foto in cui ho rischiato che mi si incendiassero i capelli. Tutto a posto però alla fine! 🙂

Happy New Year  you all and Happy Birthday Chiara’s room!

Chiara Orlando

Mattia Balsamini si racconta a Chiara’s room

Gli scatti che ritraggono Bebe Vio di Mattia Balsamini sono di una potenza inaudita: si ha quasi la sensazione che il suo viso esca dalla copertina di Wired. Ma non è solo la foto in copertina a “raccontarla al meglio”, lo è anche lo scatto in cui la ritrai di spalle con la visiera e il tricolore. Com'è stato lavorare con lei, un'eroina tutta italiana?

Bebe Vio sulla cover di Wired, photo credits ©Mattia Balsamini

 

È di Mattia Balsamini la cover di Wired con Bebe Vio, uno scatto di una potenza inaudita in cui si ha quasi la sensazione che il viso dell’atleta esca dalla copertina della rivista. Fotografo di origini pordenonesi, formatosi al prestigioso Brooks Institute of Photography di Santa Barbara e poi nello studio di David LaChapelle, Balsamini continua a firmare alcuni tra gli scatti più interessanti in ambito editoriale. Ho avuto il piacere di intervistarlo e capire il suo approccio e la sua visione del progetto.

Chiara’s room: Mattia, i tuoi lavori spaziano dai ritratti, ai “reportage” intesi come narrazione delle storie, ad altri progetti più personali. In che contesto ti senti più a tuo agio?

Mattia Balsamini: “Credo che ci sia una voce, un registro specifico per ogni tema, ogni storia. Un lavoro per me può essere avvicinato da diverse angolazioni, cerco di scegliere quello più adatto di volta di volta, un progetto può essere composto da più aspetti, oppure da uno solo. A volte mi è più facile sentirmi a mio agio in un progetto commissionato, perché caratterizzato da linee guida chiare, piuttosto che un lavoro personale in cui le possibilità sono in qualche modo infinite.”

Chiara’s room: In molti pensano che il lavoro del fotografo sia quello di riuscire a mettere a nudo i soggetti che ci si trova di fronte: nel tuo caso si ha piuttosto la sensazione che tu voglia raccontarne la loro storia. O è solo una mia sensazione?

Mattia Balsamini: “Direi che le due sono la stessa cosa, anche se non amo l’espressione “mettere a nudo”, non credo possa essere accurata. Provare a sintetizzare le caratteristiche di una persona in una sola foto trovo sia impossibile. Quello che cerco di fare io è isolarne alcune caratteristiche che mi interessano di più – a volte nel poco tempo a disposizione – per far soffermare chi guarda anche su dei piccoli dettagli. Mi interessa molto mostrare le persone che fotografo sotto una luce in qualche modo inedita. Non pretendo di presentarle in maniera oggettiva o esaustiva.”

Chiara’s room: Di tutti i ritratti che hai realizzato per Wired, GQ e WWD qual’è quello di cui ti ritieni più soddisfatto?

Mattia Balsamini: “C’è un ritratto recente a cui sono molto affezionato, realizzato nel 2016 per Rolling Stone al pianista e compositore Ezio Bosso.
Più che la qualità della foto in sé, mi emoziona ancora il ricordo del momento in cui l’ho scattata. Eravamo a Torino a Palazzo Barolo e dopo una serie di immagini poco soddisfacenti in posa, ho deciso di allontanarmi e fotografarlo mentre suonava, realizzando immagini più crude, mosse e senza luci, lontane dal mio solito approccio. Sono felice di aver avuto il coraggio di andare in questa direzione.”

"C’è un ritratto recente a cui sono molto affezionato, realizzato nel 2016 per Rolling Stone al pianista e compositore Ezio Bosso. Più che la qualità della foto in sé, mi emoziona ancora il ricordo del momento in cui l’ho scattata. Eravamo a Torino a Palazzo Barolo e dopo una serie di immagini poco soddisfacenti in posa, ho deciso di allontanarmi e fotografarlo mentre suonava, realizzando immagini più crude, mosse e senza luci, lontane dal mio solito approccio. Sono felice di aver avuto il coraggio di andare in questa direzione." - Mattia Balsamini

Ezio Bosso, photo credits ©Mattia Balsamini

Chiara’s room: Cerchi sempre di instaurare un rapporto con chi hai di fronte?

Mattia Balsamini: “La maggior parte delle volte no, mi piace che si sentano concentrati su sé stessi e parlo pochissimo. Cerco di dare delle direzioni generali all’inizio della sessione. E per il resto del tempo parlo solo per dare indicazioni molto basilari, ma è un accordo che avviene tra due “colleghi” – siamo entrambi lì per realizzare l’immagine.”

Chiara’s room: Quando si guardano i tuoi scatti sulle riviste, si ha l’impressione che il committente ti lasci ampia libertà di azione: è solo una mia impressione oppure la fiducia che hanno in te è tale da far sì che tu possa decidere il taglio del progetto?

Mattia Balsamini: “Purtroppo non è sempre così, ma sempre di più capita che i clienti mi chiamino per fare esattamente ciò che è nelle mie corde.”

Chiara’s room: Delle tue “stories”, “makers” è quello che ho trovato più interessante: ci puoi raccontare qualcosa di più in merito?

Mattia Balsamini: “È una serie di più di sessanta ritratti realizzati in collaborazione con il fotografo ed amico Alessandro Venier. Siamo entrati nelle botteghe e laboratori di artigiani pordenonesi i cui mestieri sono in via d’estinzione per raccontare lo stato delle cose e le loro storie. Ci ha permesso di scoprire luoghi a cui normalmente le persone non hanno accesso e di fare un ragionamento più ampio sul concetto del tramandare.”

Unna serie di più di sessanta ritratti realizzati da Mattia Balsamini in collaborazione con il fotografo ed amico Alessandro Venier.

Uno scatto tratto dalla serie “The Makers”, photo credits ©Mattia Balsamini

Chiara’s room: Dell’esperienza maturata nello studio di Hollywood di LaChapelle c’è qualcosa che ti porti dietro nel tuo modo di lavorare attuale?

Mattia Balsamini: “Mi piace pensare di aver imparato la dedizione e la professionalità a prescindere dalla situazione e dal cliente.”

Chiara’s room: Quanta progettazione e quanta immediatezza c’è dietro allo scatto di uno dei personaggi celebri che ritrai? Per esempio in quello che hai realizzato a Marchisio al quale sei riuscito a regalare la stessa allure di Paul Newman?

Per Mattia Balsamini è importante creare uno spazio, fisico ma anche mentale in cui muoversi con la persona che ho di fronte. Decidere quindi in anticipo il tipo di luce, di ambientazione e atmosfera è indispensabile, non riesce ad improvvisare del tutto. Poi però una volta creati questi “paletti” è bello lasciare che le cose prendano il loro corso. Molte delle immagini del servizio per IL del Sole 24 Ore, Mattia Balsamini non avrebbe saputo prefigurarle in anticipo, sono nate sul momento."

Claudio Marchisio, photo credits ©Mattia Balsamini

Mattia Balsamini: “Sono necessarie entrambe. Per me è importante creare uno spazio, fisico ma anche mentale in cui muovermi con la persona che ho di fronte. Decidere quindi in anticipo il tipo di luce, di ambientazione e atmosfera è indispensabile, non riesco ad improvvisare del tutto. Poi però una volta creati questi “paletti” è bello lasciare che le cose prendano il loro corso. Molte delle immagini di quel servizio per IL del Sole 24 Ore, non avrei saputo prefigurarle in anticipo, sono nate sul momento.”

Chiara’s room: Gli scatti che ritraggono Bebe Vio sono di una potenza inaudita: si ha quasi la sensazione che il suo viso esca dalla copertina di Wired. Ma non è solo la foto in copertina a “raccontarla al meglio”, lo è anche lo scatto in cui la ritrai di spalle con la visiera e il tricolore. Com’è stato lavorare con lei, un’eroina tutta italiana?

Gli scatti che ritraggono Bebe Vio di Mattia Balsamini sono di una potenza inaudita: si ha quasi la sensazione che il suo viso esca dalla copertina di Wired. Ma non è solo la foto in copertina a “raccontarla al meglio”, lo è anche lo scatto in cui la ritrai di spalle con la visiera e il tricolore.

Bebe Vio, photo credits ©Mattia Balsamini

Mattia Balsamini: “Suonerà come un cliché, ma assolutamente normale, una ragazza molto gentile e dolce. È stata molto disponibile nonostante le avessi chiesto di posare con solamente un abito da sera in uno studio improvvisato nel suo giardino di casa. È stata felice di vedersi diversa dal solito, non sorridente ma più riflessiva. Nel momento in cui sto lavorando mi piace abbattere la possibile sensazione di soggezione che potrebbe esserci verso personaggi di rilievo. Mentre mi piace che nelle immagini non ci si percepisca questa confidenza.”

Chiara’s room: Qual’è il personaggio celebre che vorresti ritrarre?

Mattia Balsamini: “La lista potrebbe davvero essere infinita. Scegliere una persona sola è impossibile ma solo per stasera ti dirò Bruce Springsteen.”

Chiara’s room: Cos’è che ti piace di più del tuo lavoro di docente di fotografia al MeLa Media Lab?

Mattia Balsamini: “Il MeLa è allo stesso tempo un laboratorio di ricerca ed una struttura in cui si fa docenza. Si occupa principalmente di rendering fotorealistico e sperimentazione. È interessante collaborare con loro per tenere sempre gli occhi sulle nuove tecnologie e perché fare docenza significa doversi chiarire le idee sul proprio lavoro.”

Il fotografo di origini pordenonesi Mattia Balsamini

Nella foto, il fotografo Mattia Balsamini

Chiara’s room: In un’intervista di qualche anno fa, dicevi di essere grato di essere cresciuto in una piccola cittadina come Pordenone: ora che ti dividi tra Milano e Venezia, guardi sempre con affetto e riconoscenza alla tua città natale?

Mattia Balsamini: “Ci torno appena posso e lo sento ancora come il luogo che mi somiglia di più. Più di ogni grande città.”

Chiara’s room: Del tuo percorso la cosa che stupisce di più è il fatto che l’amore per la fotografia sia arrivato solo in un secondo momento, mentre frequentavi il Brooks Institute dove hai capito di volerti occupare di advertising. A distanza di anni, il tuo percorso sempre essere stato facile, ma quanto impegno e quanti sacrifici ci sono dietro ad un settore in cui la concorrenza è così spietata?

Mattia Balsamini: “Ci sono molti modi di lavorare in questo campo. Parlo di diversi modi di guadagnarsi da vivere facendo fotografia. Io ero attratto dall’idea di lavorare su commissione e nel campo del ritratto e del reportage, tipico contenuto da magazine, quindi ho investito le mie energie verso questa idea. Si tratta di lavorare seriamente e rimanere concentrati, spesso questo lavoro non consiste solamente nello scattare le immagini, ma riguarda la pianificazione, lo studiare le attrezzature, il mercato, il promuoversi tramite i canali giusti. L’impegno deve essere costante, ma il mestiere a volte da grandi soddisfazioni e ha il grande pregio (o difetto) di tenerti sempre in movimento. Difficile che due giornate si assomiglino. A me questa cosa piace moltissimo e dimentico presto i momenti di fatica.”

Bertelli è l'uomo che si cela dietro il marchio Prada e nello scatto di Mattia Balsamini si legge tutta la sua autorevolezza. I pochi oggetti e il colpo di colore del grande quadro alle sue spalle rendono questo tuo lavoro austero e allo stesso tempo molto ricercato, due caratteristiche che appartengono proprio alla nota maison.

Patrizio Bertelli, photo credits ©Mattia Balsamini

Chiara’s room: La foto che ritrae Bertelli è una delle mie preferite: lui è l’uomo che si cela dietro il marchio Prada e nel tuo scatto si legge tutta la sua autorevolezza. I pochi oggetti e il colpo di colore del grande quadro alle sue spalle rendono questo tuo lavoro austero e allo stesso tempo molto ricercato, due caratteristiche che appartengono proprio alla nota maison. Era voluto?

Mattia Balsamini: “Avevamo a disposizione solo il suo ufficio per realizzare i suoi due ritratti, si presentavano proprio così, tutto attorno a Prada emana le caratteristiche a cui fai riferimento. Ho scelto di utilizzare la prospettiva centrale con il quadro sullo sfondo perché risolveva in maniera chiara, in un unica immagine – come spesso è necessario fare quando si lavora per un magazine – l’atmosfera del luogo.”

Chiara’s room: Della tua professione ami di più la fase progettuale, ossia quella in cui si mette giù il lay out oppure lo scatto vero e proprio?

Mattia Balsamini: “Preferisco di gran lunga il momento dello scatto, l’essenza di questa disciplina. I momenti che ci sono prima o dopo sono necessari ma inevitabilmente meno avvincenti.”

Gigi Buffon fotografato da Mattia Balsamini

Gigi Buffon, photo credits ©Mattia Balsamini

Chiara’s room: Che suggerimento ti senti di dare a chi vuole avvicinarsi a questo tipo di professione?

Mattia Balsamini: “Di utilizzare la fotografia come mezzo per raccontare temi e passioni, piuttosto che usarla come un fine. Riversare in essa sé stessi in maniera autentica senza procedere per copie di copie di altre fotografie già realizzate. Se si ama la letteratura o il cinema o la pittura, lasciarsi ispirare direttamente da questi. È la cosa più difficile ed ambiziosa, ma anche l’unico atteggiamento che alla lunga ripaga.”

Chiara Orlando

http://www.mattiabalsamini.com/

Together: Jaume Plensa e Palladio convivono con grazia

L'opera Together di Jaume Plensa è una di quelle opere che mai ti aspetteresti di vedere in una chiesa palladiana, tanto meno in una città come Venezia.

L’opera Together di Jaume Plensa è una di quelle opere che mai ti aspetteresti di vedere in una chiesa palladiana, tanto meno in una città come Venezia. Presentata come evento collaterale alla 56esima Esposizione Internazionale d’Arte, l’installazione di Plensa ben si sposa all’estetica tipica dell’architetto veneto.

La vista dall’Isola di San Giorgio dove si trova la Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Nella Basilica di San Giorgio Maggiore di Venezia i pieni e i vuoti sono interrotti prima dalle grandi colonne, poi abbracciano la grande mano benedicente “together” realizzata con i caratteri di otto alfabeti. I caratteri cinesi, arabi, cirillici, greci, aramaici, hindi, latini e giapponesi trovano in questo luogo una connotazione del tutto nuova. La mano sospesa, oltre ad essere un oggetto di indiscutibile bellezza, vuol essere un ulteriore richiamo alla sacralità e alla spiritualità del luogo.

Presentata come evento collaterale alla 56esima Esposizione Internazionale d'Arte, l'installazione di Plensa ben si sposa all'estetica tipica dell'architetto veneto.

Quando il vicentino Palladio arrivò a Venezia nel 1560, iniziò a curare il progetto dell’ampliamento della Basilica, di cui tuttavia riuscì a vedere prima della sua morte solo il suo interno.

L'opera dello spagnolo Plensa "Together" (2015), curata da Claire Lilley, è visibile ancora sino al 31 dicembre 2016 per gentile concessione dell'artista, della moglie Laura Medina e grazie alla Gray Gallery e alla Gallerie Lelong che hanno voluto l'installazione visibile al pubblico per tutto il Giubileo della Misericordia.

L’opera dello spagnolo Plensa “Together” (2015), curata da Claire Lilley, è visibile ancora sino al 31 dicembre 2016 per gentile concessione dell’artista, della moglie Laura Medina e grazie alla Gray Gallery e alla Gallerie Lelong che hanno voluto l’installazione visibile al pubblico per tutto il Giubileo della Misericordia.

Chiara Orlando

http://jaumeplensa.com/

Dear Santa Claus: la mia letterina a Babbo Natale

Di letterine per Babbo Natale ne ho scritte più di una in questi giorni, ma questa wishlist è tutta per me. Dopo quanto accaduto questa settimana, non ero tanto in vena di scrivere qualcosa di frivolo come una letterina a Santa Claus.

Di letterine per Babbo Natale ne ho scritte più di una in questi giorni, ma questa wishlist è tutta per me.
Dopo quanto accaduto questa settimana, non ero tanto in vena di scrivere qualcosa di frivolo come una letterina a Santa Claus.
C’ho pensato a lungo, ma in fondo una delle cose che a cui non dovremmo mai rinunciare sono proprio i nostri piccoli o grandi desideri.
I desideri – come i sogni del resto – ci mantengono vivi, ci rendono determinati e allo stesso tempo ci regalano quel pizzico di leggerezza che ci fa apprezzare il bello della vita.

C'ho pensato a lungo, ma in fondo una delle cose che a cui non dovremmo mai rinunciare sono proprio i nostri piccoli o grandi desideri. I desideri - come i sogni del resto - ci mantengono vivi, ci rendono determinati e allo stesso tempo ci regalano quel pizzico di leggerezza che ci fa apprezzare il bello della vita.
Quelli che riporterò qui non sono esattamente i regali che mi aspetto di trovare sotto l’abete la mattina del 25 dicembre, ma sono i miei (piccoli e grandi) desideri che mi piacerebbe si concretizzassero.

Quelli che riporterò qui non sono esattamente i regali che mi aspetto di trovare sotto l'abete la mattina del 25 dicembre, ma sono i miei (piccoli e grandi) desideri che mi piacerebbe si concretizzassero.
Al via con la wishlist:

  1. possedere un quadro di Andrea Mastrovito
  2. intervistare l’artista Marc Quinn
  3. finire nel backstage di un concerto del Boss
  4. andare a cena con Tom Waits
  5. salire a bordo del Ed Force One
  6. sedermi vis à vis a Marina Abramovic
  7. in una serata di grande slancio, non preoccuparmi dei calici di vino che bevo perché c’è qualcuno che guiderà per me
  8. guardare David Hockney dipingere una piscina
  9. avere memoria
  10. disegnare, disegnare e disegnare
  11. avere sempre tutto in ordine

E la vostra wishlist com’è?

Chiara Orlando

Franco Durante: pittura, scultura e design

Non ricordo se fosse il profumo del legno o l'odore pungente dei colori quello che sentii per primo entrando nello studio di Franco Durante.

Non ricordo se fosse il profumo del legno o l’odore pungente dei colori quello che sentii per primo entrando nello studio di Franco Durante.
La visita all’atelier di Franco Durante è iniziata così, stuzzicando l’olfatto, poi è stata la volta della vista e del tatto.
Lo spazio in cui il Maestro lavora e conserva le sue opere è un lungo parallelepipedo luminoso. Un luogo dove poter dare sfogo alle sue grandi passioni: la pittura, la scultura e il design.

La visita all'atelier di Franco Durante è iniziata così, stuzzicando l'olfatto, poi è stata la volta della vista e del tatto. Lo spazio in cui il Maestro lavora e conserva le sue opere è un lungo parallelepipedo luminoso. Un luogo dove poter dare sfogo alle sue grandi passioni: la pittura, la scultura e il design.

Eames Elephant – Charles & Ray Eames, 1945, Vitra

Poliedrico, colto, preparatissimo, Franco Durante ha sviluppato nel corso degli anni una tale tecnica e conoscenza dei materiali che quasi intimoriscono.

Sarà poi per il fatto che Durante ricorda nell'aspetto e nei modi un lord inglese al rientro dalla battuta di caccia piuttosto che un artista, sarà per via che è una persona schiva nel raccontarsi, ma a lui si guarda con soggezione.
Sarà poi per il fatto che Durante ricorda nell’aspetto e nei modi un lord inglese al rientro dalla battuta di caccia piuttosto che un artista, sarà per via che è una persona schiva nel raccontarsi, ma a lui si guarda con soggezione. E non è poi sbagliato farlo, se si pensa a ciò che fa (e che ha fatto) Franco Durante. Conosce il legno da bambino e al legno seguiranno tutti gli altri materiali: gli acrilici, il cartone ondulato, il ferro.

Nella foto, il Maestro Franco Durante nel suo atelier

Non c’è materia che Franco Durante non conosca alla perfezione: sa come potrà cambiare, sa quali sono i suoi punti critici e quali i punti di forza.

Egli è uno che si documenta e nulla lascia al caso: che si tratti di un dipinto o di un curvato, la ricerca e la sperimentazione sono il frutto del suo lavoro.
Egli è uno che si documenta e nulla lascia al caso: che si tratti di un dipinto o di un curvato, la ricerca e la sperimentazione sono il frutto del suo lavoro.

Nel suo studio è possibile scorgere grandi tele realizzate con colori acrilici, così pure pezzi di design contemporaneo (delle vere rarità) e poi ancora sculture in metallo e legno.
Nel suo studio è possibile scorgere grandi tele realizzate con colori acrilici, così pure pezzi di design contemporaneo (delle vere rarità) e poi ancora sculture in metallo e legno. Dal soppalco si ha la completezza di ciò che è il suo lavoro: la capacità (molto rara) di spaziare tra arte pittorica, scultura e design fruibile. In tutto ciò vi è un gusto spiccato nell’accostamento delle tinte, la ricercatezza nella scelta dei pigmenti che si fa arrivare un po’ da tutto il mondo, così pure i sistemi più all’avanguardia nella realizzazione dei pezzi di design.

La bellezza nelle sue opere – che si tratti di pittura, scultura o oggetto di design – sta proprio nella sua accessibilità: dagli acrilici di due metri alle sculture in ferro per esterno, così pure le “sculture da viaggio”.
La bellezza nelle sue opere – che si tratti di pittura, scultura o oggetto di design – sta proprio nella sua accessibilità: dagli acrilici di due metri alle sculture in ferro per esterno, così pure le “sculture da viaggio”.
In fondo, l’arte è il mezzo per divulgare cultura e bellezza e dovrebbe proprio avere tali caratteristiche.

Chiara Orlando