Arte

MINERVA ART FUND: l’arte guarda al futuro

Sono venuta a conoscenza di MINERVA ART FUND grazie ad Alessandro Fusco, con cui condivido la passione per l’arte. Egli è colui che ha avuto l’idea del progetto e ne ha compreso subito le grandi potenzialità grazie alla sua visione digital-oriented ed innovativa. È pertanto con piacere che lascio sia proprio lui a raccontare questa iniziativa ringraziandolo per la segnalazione.

Chiara Orlando

MINERVA ART FUND nasce nel dicembre 2017 da un’idea di Alessandro Fusco, 25 anni, dottore in Economia e Gestione Aziendale ma da sempre appassionato e coinvolto nel mondo dell’arte moderna e contemporanea.

La volontà originale era quella di creare una galleria digitale dove poter condividere e scambiare opere d’arte con un pubblico internazionale; soltanto in seguito all’incontro con Riccardo Angossini, 26 anni, attuale Direttore Artistico formatosi presso la NABA di Milano, il progetto ha assunto una direzione capace di esprimerne tutto il potenziale.

Quello che vogliamo, è creare un network internazionale all’interno del quale convogliare tutte le figure professionali del settore, che parallelamente all’attività di galleria online (ScuderiaMinerva, il brand della selezione di artisti di casa, conta già più di 15 artisti internazionali), possa offrire una gamma di servizi, per gli artisti e per i collezionisti, in grado di soddisfare ogni esigenza.

© Cristiano Mangovo – Scuderia Minerva 

Siamo mossi da una grande passione e da una enorme curiosità, che ogni giorno ci spinge ad approfondire l’aspetto tecnico e concettuale delle nuove tendenze dell’arte contemporanea, così come a comprendere l’eredità dei grandi maestri del passato.

Ci avvaliamo di uno staff “tecnico”, capeggiato dal nostro IT Manager Leonardo Ciacca, che ci aiuta a declinare la nostra vision in chiave digital e internazionale, così da intercettare la direzione del mondo delle startup che costruiscono il loro successo sul web ed in particolare sui social network, passepartout strategico per raggiungere i mercati più fertili ed in espansione. MinervaArtFund su Instagram, in pochi mesi, ha già più di 4mila followers e centinaia di contatti ogni giorno.

© Cristiano Mangovo

Ci sentiamo internazionali e digital-oriented, ma allo stesso tempo amanti dei canali tradizionali e sostenitori di “contaminazioni” artistiche trasversali; come in occasione di Art-Electro | paRa.dox by Ra, in collaborazione con Giulio Segre di Ra. Sounds, evento di musica elettronica con DJ e pubblico internazionali, che si terrà il 14 Aprile a GADAMES57, Milano, all’interno del quale, dall’11 al 14 Aprile, avrà luogo una temporary exhibition di artisti selezionati riuniti sotto l’egida di MinervaArtFund.

Alessandro Fusco
+393460822169
www.minervaartfund.com
inquire@minervaartfund.com
https://www.instagram.com/minervaartfund

Maurizio Polese si racconta a Chiara’s room

Polese fa cose. Ne fa tante. E le fa bene.
Quando ho visto per la prima volta i suoi lavori ho pensato a Maurizio Polese come ad un Jan Vermeer moderno o ad un discepolo di Leonardo. Egli fa così tante cose che risulta difficile collocarlo.

Sfuggente e nostalgico, Polese ha l’aria di chi si sente sempre fuori posto. In realtà, quelli fuori posto però siamo noi.
Polese è un creativo di quelli con la “C” maiuscola: è fotografo – anche se non ama vestire questi panni – è designer ed è un esperto di post-produzione.
Dopo anni di post-produzione e di correzione di fotografie digitali avverte il bisogno di ritornare alle basi della fotografia: si costruisce una macchina (un vero gioiellino) con cui ritorna alla pellicola.
Maurizio Polese è il pittore della fotografia: il dettaglio è la sua ossessione, il colore la sua arma per ipnotizzare l’osservatore. Guardando le sue fotografie ci si confonde: foto o dipinto?
E, in effetti, lui gioca su questo, amplificando tutto con il suo humour.
Chiara’s room ha avuto il piacere di intervistarlo per i lettori del blog.

“Il nipote russo” © Maurizio Polese

Chiara’s room: Maurizio, una delle tue foto che amo di più è senza dubbio quella del nipote russo: ci racconti come è nata l’idea per questo scatto?

Maurizio Polese: Per caso. Avevo da pochi giorni un flash a batteria e volevo provarlo all’esterno, in posti difficili, così da non improvvisare quando mi sarebbe servito per davvero. Ho chiesto a mio nipote di prestarsi al test in una palude qui vicino, gli ho detto di mettere una giacca vecchia brutta e si è presentato anche con quel cappello. Era perfetto, come i ragazzetti dei film di Spielberg.

© Maurizio Polese

Chiara’s room: In “La Ragazza con il raffreddore” la luce e i colori sono così “poco fotografici” da farci pensare alla pastosità dei colori ad olio: è un effetto voluto, oppure si è trattato di una naturale evoluzione dello scatto?

“La ragazza con il raffreddore” © Maurizio Polese

 

© Maurizio Polese

Maurizio Polese: Mi erano sempre piaciuti i ritratti dal rinascimento in poi, ma non li avevo approfonditi fino a qualche tempo fa. Un po’ per volta ho messo insieme il metodo per arrivarci con le foto, che è un insieme di espedienti. Ho provato per anni macchine fotografiche a pellicola di ogni genere, obiettivi scadenti, filtri, gelatina e plastiche davanti l’obiettivo, ma la singola tecnica non funziona. Alla fine ci sono riuscito in digitale. Ma c’è meno post produzione di quello che si può pensare.

© Maurizio Polese

 

© Maurizio Polese

Chiara’s room: Il tuo approccio al progetto è sempre lo stesso sia che tu faccia foto, costruisca un oggetto di design oppure che ti dedichi ad altro?

Maurizio Polese: No, ogni volta è diverso. A volte ho l’urgenza di creare qualcosa intuitivamente, altre volte ci ragiono e la lascio sedimentare anni. Ad esempio, c’è una foto corale che voglio fare da più di dieci anni.

Chiara’s room: Pensi ci sia un denominatore comune nei tuoi diversi progetti?

Maurizio Polese: Credo ce ne sia più di uno. Invidio chi riesce a portare avanti uno stile riconoscibile per anni, io mi sento molto disordinato.

© Maurizio Polese

 

© Maurizio Polese

Chiara’s room: Cos’è che ami di più di ciò che fai: creare o risolvere in termini pratici ciò che hai immaginato?
Maurizio Polese: Entrambe le cose hanno bisogno di pensare e operare, per questo mi piacciono.

Chiara’s room: Ti senti maggiormente a tuo agio quando ti vengono date delle linee guida da seguire oppure quando hai massima libertà progettuale?

Maurizio Polese: Meglio gli estremi, detesto i compromessi. Un lavoro con linee guida precise è facile e sicuro. Altrimenti preferisco essere completamente libero di studiare l’argomento e svolgerlo. Spesso lavoro in due, con qualcuno che ha competenze complementari alle mie. Ma detesto le intromissioni del committente, in questo caso non sento più il lavoro come mio e difficilmente lo mostro. E pensandoci, sono solo una piccola parte i lavori commissionati che mostro a tutti.
Parafrasando Montanelli, in un lavoro creativo la democrazia è il trionfo della mediocrità.

© Maurizio Polese

Chiara’s room: Sei un ambasciatore del no logo: cosa ti senti di dire a chi dei loghi non riesce a fare a meno?
Maurizio Polese: Mi sono un po’ ammorbidito, diciamo del Poco-Logo. Ormai tutti gli oggetti hanno un logo, e non metterlo è svantaggioso. Ma dovrebbe essere evidente solo a chi lo cerca. Ogni volta che scegliamo un brand ci leghiamo alla sua storia e la facciamo nostra, e ogni cosa che usiamo un po’ ci cambia. Ma se il logo è appariscente, palese, ostentato allora diventa rumore visuale e ricoprirsi di loghi mi sembra il modo di affermare una personalità vuota che ha bisogno di essere definita cercando l’appartenenza a storia e idee di altri.

Chiara’s room: Di cos’è che vai più fiero? Della macchina fotografica che ti sei costruito oppure di come è nato il marchio Victor Delamont?

Maurizio Polese: Sono cose che ho fatto, ma sono passate.

© Maurizio Polese

Chiara’s room: Qual’è il progetto a cui ti stai dedicando che ti sta dando più soddisfazione?
Maurizio Polese: Due cose non ricordo: l’ultima volta che mi sono annoiato e l’ultima volta che sono stato soddisfatto. La cosa più vicina alla soddisfazione ce l’ho quando imparo qualcosa di nuovo. Al momento sto studiando il colore.

© Maurizio Polese

Chiara’s room: L’ispirazione ti raggiunge ovunque, oppure hai un luogo/momento magico dove ciò è più facile che avvenga?
Maurizio Polese: L’ispirazione come intuito senza pensiero arriva quando sono tranquillo e rilassato, come posso essere quando riposo, nei momenti di veglia. A volte mi alzo per prendere appunti. Ma molti altri lavori sono ricerca e rielaborazione. Purtroppo ho capito di essere serotino, il mio cronotipo mi fa funzionare bene la sera, fino notte. Purtroppo la gran parte delle altre persone non lo è, e non capisce il disagio che provo la mattina.

Chiara’s room: Fotografo, designer, esperto di post produzione, ma anche video maker. Il video “Potenti Mezzi Meccanici” ha per protagonista la Honda che ti sei “customizzato”: ci parli della sua genesi?
Maurizio Polese: Era il 2012. Avevo molti pensieri e tanto tempo libero; ho sistemato una vecchia e sgraziata Cx500; ho sempre avuto mezzi più o meno nuovi o restaurati e questa la volevo ferrosa. Uno dei primi oggetti imperfetti, credo. Era influenzato dallo spirito Wabi, l’accettazione dell’imperfezione e dell’impermanenza delle cose e volevo andare contro il perfezionismo di un oggetto industriale. Allo stesso tempo m’interessavo di cinema, della sua fotografia e del movimento. Nel video ho messo un po’ tutto questo.

Chiara’s room: In quali degli ambiti in cui lavori credi di avere maggiore talento?
Maurizio Polese: Credo di funzionare meglio con le immagini.

Chiara’s room: Lavori e vivi in Friuli: ciò è mai stato un ostacolo?
Maurizio Polese: Sì, decisamente. Vorrei poter dire che è solo un pregiudizio pessimistico, ma le persone a cui sono più vicino sono tutte lontane.

Chiara Orlando

Maurizio Polese: http://www.mauriziopolese.com

Alan Pasotti si racconta a Chiara’s room

Alan Pasotti ama in modo viscerale la scultura: la trova essenziale, pura, forte e dinamica. E ciò nelle sue fotografie balza agli occhi, così come traspare senza filtri la sua passione per questa professione dove egli dà tutto se stesso. Ho avuto il piacere di intervistarlo per comprendere meglio il modo in cui opera e per capire cosa significhi per lui la fotografia.

Chiara’s room: Non c’è corpo maschile in cui non si celi un pizzico di femminilità, né corpo femminile in cui non traspaia un aspetto maschile: anche tu vedi ciò nei modelli che posano per te? La mia sensazione è quella di veder vivere in loro questo continuo dualismo.

Alan Pasotti: Quando ho davanti una persona che vuole essere fotografata ci parlo molto prima, cerco di capire come vuole vedersi e cosa vuole trasmettere dalla fotografie. Spesso mi viene detto di fare da me, di scegliere per loro. Se questo avviene, assecondo ciò che vedo e man mano lavoro. Spesso si inizia con un progetto e si finisce con un altro completamente diverso. Gli scatti finali sono sempre i migliori. Porto le persone spesso allo sfinimento perché cerco di cogliere in loro quell’espressione naturale che sia gioia, dolore o sensualità che le contraddistingue.

Alan Pasotti

© Alan Pasotti

Chiara’s room: I corpi che fotografi sono scultorei e forti, ma se ingrandiamo quei centimetri di pelle che regali in modo così generoso, ci accorgiamo del pulsare delle loro emozioni, della fragilità delle vene in tensione, della fatica di un balzo o nel mantenere una posa. Sono questi i dialoghi che cerchi con l’osservatore delle tue opere?

Alan Pasotti: Sono sincero Chiara, non scatto fotografie per avere un tornaconto di accettazione o avere come dici tu un dialogo con l’osservatore. Non scatto per nessuno al di fuori della persona che è davanti a me in quel momento. Ogni volta che fotografo vivo emozioni e sensazioni diverse. In ogni opera c’è un po’ di me. Vivo la fotografia artistica come estensione del mio essere umano. La fotografia commerciale invece, quella no, quella è puramente studiata a tavolino e creata ad hoc, anche se c’è sempre un pezzo di Alan (interiore) anche quel caso.

Alan Pasotti

© Alan Pasotti

Chiara’s room: Guardando le tue foto in bianco e nero non si può non pensare all’uso plastico che fai della luce: le tue fotografie si trasformano in sculture. Il torso segnato del coreografo sarebbe stato materia di prim’ordine per un giovane Michelangelo, mentre il drappo che ne nasconde le nudità puro divertimento per l’esperto Rodin. Che rapporto hai con la scultura: la ami, la detesti o ti è indifferente?

Alan Pasotti: AMO in modo viscerale la scultura. La trovo così essenziale, pura, forte, dinamica. L’opera che ammiro di più è il Laocoonte. Un uomo che lotta contro i serpenti per salvare la vita dei figli. Anche solo a parlarne mi emoziono. Quello è un perfetto esempio di cos’è per me la fotografia: EMOZIONE.

Alan Pasotti

© Alan Pasotti

Chiara’s room: Uno degli aspetti che amo di più della tua opera fotografica è il modo in cui alterni corpi mobili ad altri quasi imprigionati nella loro immobilità. Dal balzo, in cui è richiesta l’azione di ogni singolo muscolo del ballerino, si passa poi alla proiezione dei dorsali immobili: c’è una spiegazione dietro questi tuoi scatti o sono io a vedere “oltre le cose”?

Alan Pasotti: Come ti dicevo prima, ogni creazione è a sé stante… non sono collegate fra di loro. Se il modello (o chi per esso) mi dà carta bianca io disegno la fotografia come se si trattasse di una tela pittorica. Sono processi che si legano l’uno all’altro dalla prima fotografia all’ultima. È come se nei pochi metri che mi separano da chi posa ci fosse un’energia e mi permette di vedere la fotografia prima di farla.

© Alan Pasotti

Chiara’s room: Quanta preparazione c’è dietro uno scatto come quello dei tre ballerini “sospesi in aria”?

Alan Pasotti: Molta. Quell’idea era già nella mia mente da qualche anno. Avevo bisogno del modello giusto e Giovanni è stato al gioco. Nella mia testa era ben impresso il risultato finale, bisognava solo metterlo in pratica prevedendo il salto per studiare la luce e modificandolo per avere tre diverse figure. In sostanza dovevo dirigere Giovanni affinché si muovesse nel punto esatto. Anche quando si improvvisa si è già lavorato molto tempo prima.

Alan Pasotti

© Alan Pasotti

Chiara’s room: Cos’è che ami di più, la produzione o la post produzione?

Alan Pasotti: Senza ombra di dubbio la produzione. Nella mia testa lavoro ancora in analogico, cerco di ottenere la foto perfetta già in produzione. Tuttavia, la post produzione oggi è molto divertente e spesso ti dà la possibilità di creare opere davvero singolari.

© Alan Pasotti

Chiara’s room: A quanti anni hai fatto il tuo primo scatto fotografico e con che macchina?

Alan Pasotti: La prima vera fotografia – non ricordo l’anno – la scattai con una FUJI. Ti parlo del 1985-1986 credo.

Chiara’s room: So che non bisognerebbe mai fare questa domanda a chi fa il tuo mestiere, ma se dovessi citare un fotografo che ha lasciato il segno in ciò che fai, chi sarebbe?

Alan Pasotti: Henry Cartier-Bresson. La sua fotografia è eterna. Il suo occhio era ARTE.

Alan Pasotti

© Alan Pasotti

Chiara’s room: Quanto è importante per te osservare prima di scattare?

Alan Pasotti: Fondamentale. Non puoi fare fotografia se non sai osservare. Se ti sfuggono i particolari o se proprio non li vedi… stai sbagliando lavoro.

© Alan Pasotti

Chiara’s room: Vivace è il tuo uso dell’ombra, così come quello del colore: una nota che – quando c’è – sovrasta tutto. Come riesci ad essere così pertinente nell’utilizzarle entrambe? Ciò ti riesce facile o complesso?

Alan Pasotti: Stiamo parlando di fotografia – passami il termine – d’autore. Nasco dal Liceo Artistico, dove creare le proprie visioni era il compito quotidiano. La fotografia è fatta di luce: dosare la luce ed usarla in una determinata quantità, in quel preciso punto e modo fanno parte dell’atto creativo. Non è né facile, né complesso. Viene da sé… ed è bellissimo.

Alan Pasotti

©Alan Pasotti

Chiara’s room: Come fai a definire il momento in cui è bene fermarsi e non andare oltre?

Alan Pasotti: Quando sono stanco e mi sento vuoto dentro. È una violenza scattare fotografie artistiche controvoglia.

Chiara’s room: Guardando i tuoi lavori la sensazione che si ha è che ciò che fai sia molto personale– anche quando ti è commissionato. È solo una mia sensazione?

Alan Pasotti: Sai Chiara, io questo lavoro lo faccio con molto amore: è tutto ciò che ho. È la parte di me che in pochi hanno avuto la fortuna o sfortuna di incontrare. C’è chi l’ha accettato ed è rimasto e chi invece ha avuto paura e se ne è andato. In ogni fotografia, c’è un pezzo di Alan. Le migliori fotografie le ho fatte quando ero o triste o al settimo cielo. Quando ero emotivamente fragile. Tutta la forza viene canalizzata nelle mie fotografie che è anche il mio modo di amare.

Alan Pasotti

©Alan Pasotti

Chiara’s room: Qual’è lo scatto che senti più tuo tra questi?

Alan Pasotti: Bella domanda. Sono tutte fotografie che rappresentano un lato di me, ma se devo scegliere ti dico quella dei rami secchi. Chiunque la veda ci vede la solitudine, io no… io ci vedo tutta la vita del mondo.

Chiara Orlando

 

Alan Pasotti fotografo: http://www.alanpasotti.com/

Del Ben e Interno 99 inaugurano da BID ON fashion

Ho avuto il piacere di intervistare Piergiorgio Del Ben e Sara Moretto in occasione della loro imminente esposizione da BID ON fashion. Entrambi nutrono una grande passione per l’arte e il design: il primo presenterà per Arte Contemporanea 2017 alcuni dei lavori della sua collezione Mind  Vogue, mentre di Interno99, lo studio di progettazione che conducono insieme, avremo il piacere di vedere alcuni oggetti di design.

Chiara’s room: Nella pittura che vedremo negli spazi di Area Eventi 38 in occasione di Arte Contemporanea 2017  a cura di Alessandra Santin, la tematica principale è la crisi di identità e la spersonalizzazione dell’individuo, negli oggetti di design che create invece si ha la sensazione esattamente contraria: essi non nascono per compiere una funzione, ma sono concepiti con l’idea di dialogare con il fruitore in modo assai personale. Quanto pensate ci sia di vero in questa mia lettura?

Interno 99: Design e Arte spesso dialogano e a volte no; in questo caso l’uomo è posto al centro di una ricerca sia progettuale sia artistica prendendo strade differenti: da un lato la denuncia iconica dell’epoca moderna, dall’altra l’aiuto a migliorare e dialogare con essa attraverso gli oggetti.

DIEGO, Acrilico su tela Acrylic on canvas 100×80 cm, Piergiorgio Del Ben

Chiara’s room: Nella creazione dell’oggetto di arredamento, quanto è importante per voi riuscire a coniugare le tecniche del disegno industriale con la grafica e il prodotto stesso? Pensate che ciò possa essere visto come il vostro “marchio di fabbrica”?

Interno 99: Oggigiorno design e grafica sono due settori che dialogano insieme; uno enfatizza il prodotto, lo comunica e lo rende migliore; l’altro assorbe visivamente gli schemi grafici per tramutarlo in prodotto. Entrambe le parti devono coesistere per creare un buon progetto che dialoghi con il fruitore.

Chiara’s room: C’è un oggetto in particolare che sognate di realizzare?
Interno 99: No perchè ogni prodotto è interessante dal punto di vista progettuale. Qualsiasi cosa che ha dietro un pensiero e un iter, dal libro al mobile ecc., è molto affascinante e stimolante per due designer. La curiosità è tutto.

Chiara’s room: Chi è il designer che apprezzate maggiormente? E uno che sentite in linea con vostra filosofia?
Interno 99: Non abbiamo una persona di riferimento poichè tutti i progettisti meritano uno sguardo al loro lavoro; molti prodotti sono interessanti e dire una persona sola è escludere tutti gli altri. Ci piacciono soprattutto quei progetti che hanno un pensiero risoluto dove funzione ed estetica minimale dialogano tra loro attraverso un prodotto iconico fruibile alle persone.

Light shadow, Interno99

Chiara’s room:  Il vostro percorso vi vede insieme sin dagli studi: quanto è importante per voi unire le idee per creare sinergie nei vostri rispettivi progetti, oppure ciò non accade mai ed ognuno segue il proprio progetto in modo distinto?
Interno 99: Ci completiamo nella vita come nel lavoro; non esisterebbero i nostri prodotti se non ci fosse lo sviluppo da entrambe le parti.

Chiara’s room: Dalla caotica Milano vi siete trasferiti in Friuli per l’esigenza di lavorare in un luogo di grande metratura che vi permettesse di creare: l’idea e gran parte del processo di creazione hanno ancora luogo nel vostro laboratorio?
Interno 99:  A Milano il piccolo spazio non ci permetteva di sviluppare appieno i nostri progetti; nonostante sia una città che amiamo per il dinamismo e la centralità del nostro campo, avevamo la necessità di ampliarci per poter sviluppare sia le opere di Piergiorgio sia i possibili prototipi; siamo dunque tornati alle nostre radici.

ALDO Acrilico su tela Acrylic on canvas 120×90 cm, Piergiorgio Del Ben 

Chiara’s room: Chi sono Diego e Aldo per Peter of Good? *
Interno 99:  Sono personaggi annullati dai loro stessi comportamenti perchè asserviti alle regole imposte della società dei consumi. La moda e l’impressione che vogliamo dare di noi stessi offusca la vera espressione del sè, globalizzandoci ti in un’apparenza puramente utilitaria.

Chiara’s room: Quanta grafica c’è nei tuoi dipinti?
Interno 99: La mia esperienza visiva mi porta ad utilizzare tutte le tecniche che ho appreso nel corso dei miei studi. Le texture stilizzate che ritraggo nei dipinti ben si connotano con la denuncia ai canoni estetici moderni, che ci spersonalizzano ad un’unica massa globalizzata quale che è la moda.

Chiara’s room: Che sensazione speri di trasmettere al pubblico che visiterà l’esposizione?
Interno 99: Con le mie opere voglio che le persone riflettano e si soffermino sul concetto di immagine scaturito dalla nostra mente; la moda e l’impressione che vogliamo dare di noi stessi offusca la vera espressione del sè; mi piacerebbe che la visione delle opere porti ai clienti del luogo ad una scelta più legata alla propria personalità che ad un dettame modaiolo.

  • Peter of Good è il nome d’arte dell’artista Piergiorgio Del Ben

Piergiorgio Del Ben e Interno99 Design Studio per ARTE CONTEMPORANEA 2017

Inaugurazione 8 luglio ore 18.00 – a cura di Renzo Spadotto
presso gli spazi espositivi Area Eventi 38, in via Fermi 24 a Fossalta di Portogruaro (VE).
La mostra è visitabile dal 8 luglio al 8 ottobre con i seguenti orari:
LUNEDì
15:00-19:00
MARTEDì – DOMENICA
09:00-12:30 / 15:30-19:30

http://www.piergiorgiodelben.com/

http://www.interno99.com/

Alberto Magri espone a Palazzo Ricchieri, Pordenone

Non posso che partire anch'io da questa frase per creare la giusta tensione sulla mostra che il pittore ed illustratore pordenonese Alberto Magri presenterà a Pordenone al Palazzo Ricchieri dal 8 aprile al 28 maggio.

“Cosa unisce un giovane d’oggi e un mugnaio del Cinquecento?”
Non posso che partire anch’io da questa frase per creare la giusta tensione sulla mostra che il pittore ed illustratore pordenonese Alberto Magri presenterà a Pordenone al Palazzo Ricchieri dal 8 aprile al 28 maggio.
Magri, abilissimo nel rendere stupefacente un semplice schizzo a penna, come nello scolpire il volto del Menocchio, farà conoscere al pubblico pordenonese il suo lavoro di oltre quindici anni sul mugnaio friulano Domenico Scandella detto Menocchio, che alla fine del ‘500 finì sul rogo dell’Inquisizione per le sue idee sovversive.
Magri, attraverso la mostra Tutto era un caos, farà rivivere le gesta e i colori del Menocchio grazie a diverse opere: dipinti, sculture, schizzi, un libro e anche un’opera video.

Il pittore ed illustratore pordenonese non è nuovo al tema del Menocchio: già nel 2005 ebbe modo di parlare di questo personaggio dalla grande personalità e carattere.

Quella che però avremo modo di vedere a partire da sabato 8 aprile sarà un’esposizione ancora più ricca di novità e in cui potremo ammirare il grande talento di Magri la cui gestualità e il senso del colore sconfina ben oltre il foglio di carta.
Chiara’s room ringrazia l’artista Alberto Magri per l’occasione e l’onore di essere tra i sostenitori di “Era tutto un Caos”, un’esposizione che ci riporterà a vivere una storia antica dei nostri luoghi con ottica assolutamente contemporanea.

Chiara Orlando

 

Tutto era un caos, Alberto Magri: Presentazione della mostra, sabato 8 aprile, ore 17.30 – Loggia Municipale di Pordenone.

A seguire visita alla mostra, Museo Civico d’Arte, Corso Vittorio Emanule II 51.

La mostra è visitabile dal 8 aprile al 28 maggio 2017

Per maggiori informazioni in merito all’artista: http://albertomagri.it/

Per maggiori informazioni in merito alla mostra “Tutto era un caos”, consultate il seguente link: https://www.facebook.com/pg/ilmenocchiodialbertomagri/about/?ref=page_internal

 

Al via la prima antologica di Franco Durante

Al via il 1° aprile la prima antologica dell’ artista Franco Durante a Motta di Livenza – sua città natale – e l’apertura di Elementi Multistrati Curvati – Esperienze di 40 anni di produzione. L’antologica, visitabile sino al 30 aprile, sarà l’occasione per apprezzare opere di diversa natura: da quelle pittorico-materiche, su carta, alle sculture in legno e in ferro che verranno dislocate in vari punti della città: nella Loggia, nell’atelier personale dell’artista, nella piazza Castello, nella Castella e nelle Ex Prigioni.


Lungo questo percorso espositivo sarà possibile scorgere la vera essenza della poetica di Durante contraddistinta dal minimalismo e dalla geometria delle forme per arrivare alla bellezza essenziale. L’evento vede il patrocinio dell’assessorato alla cultura della Città di Motta di Livenza e della Fondazione Giovanni Santin Onlus.
Alle ore 17.00, sempre alla Castella in Piazza Duomo, verrà inaugurata anche l’esposizione Elementi Multistrati Curvati – Esperienze di 40 anni di produzione. L’azienda Italcurvi di Motta di Livenza è nota per aver collaborato con aziende e designer prestigiosi. L’esposizione al museo permanente vede la partecipazione del designer Marc Sadler ed è realizzata con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Città di Motta di Livenza, di Confindustria Veneto e della Fondazione Giovanni Santin Onlus. La mostra sarà visitabile durante gli orari di apertura legati alle diverse iniziative presenti nel complesso museale.


Appuntamento dunque al 1° aprile alle ore 17.00 alla Castella in Piazza Duomo a Motta di Livenza (TV).

Chiara Orlando