Cinema

Le Giornate della Luce, il festival che fa sognare

Domenica si è chiusa la quinta edizione de Le Giornate della luce, il festival che omaggia gli autori della fotografia nel cinema.

Mi compiaccio che i premi siano andati a due pellicole molto ben fatte: La Paranza dei bambini per cui viene premiato l’autore della fotografia Daniele Ciprì e Capri-Revolution (premio a Michele D’Attanasio). La prima pellicola riceve il Quarzo di Spilimbergo Light Award e il Premio dei giovani, mentre a D’attanasio, autore della fotografia della pellicola del regista Martone, viene assegnato il Premio del pubblico.

Il trailer di La Paranza dei bambini
Il trailer di Capri-Revolution

Sebbene i due film premiati siano molto diversi da loro, il ruolo che ha la fotografia per entrambi è lo stesso, ovvero quello di leggere la realtà: sia che si tratti della quotidianità dei ragazzini napoletani che vivono in un ambiente privo di opportunità, se non quella della criminalità, e in cui abbiamo la sensazione di essere seduti sul sellino dei loro scooter nelle sparatorie, così come in Capri-Revolution, dove D’Attanasio fotografa la natura lasciando che sia lei stessa a parlare, senza filtri e orpelli. Anche in questo caso, siamo trasportati da questa luce così naturale che ci pare di camminare con la protagonista del film sul costone a strapiombo sul mare.

Il regista Gallese Peter Greenaway sul palco del Cinema Miotto
Momento fortunato: Il mio pass autografato da Peter Greenaway
Marta De Rosa (interprete), Il Maestro Peter Greenaway e Luca Pacilio, uno dei massimi esperti italiani del regista britannico.

Le Giornate della Luce 2019 ha visto un parterre di ospiti stellari che mai ci saremmo sognati di vedere a Spilimbergo.
Gloria De Antoni e Donato Guerra, organizzatori e curatori del festival, hanno permesso al pubblico di assistere ad una “lezione” del regista Peter Greenaway che conserveremo sempre nella nostra memoria. Visionario, eclettico, geniale e dotato di uno humor spiazzante, l’illustre regista britannico che si è trasferito a Rotterdam proprio per lavorare con i giovani più preparati nel campo della realtà virtuale e dell’animazione, ci ha incantato con la proiezione e il racconto de “L’Ultima Cena”, parlandoci anche degli altri ambiziosi progetti da lui curati.

L’Utima Cena di Leonardo Da Vinci, Peter Greenaway

Tra gli ospiti italiani presenti al Festival Le Giornate della Luce anche Pupi Avati, Valeria Ciangottini, Shel Shapiro, Enrico Vanzina.

Per una settimana, tutta la piccola e deliziosa cittadina di Spilimbergo si è trasformata in una meta da raggiungere per appassionati cinefili e curiosi. Tanti gli eventi e le mostre organizzate, le vetrine dei negozi che omaggiavano il cinema ed addirittura una cucina ispirata alle grandi pellicole servita in diversi locali e ristoranti di Spilimbergo.

Questa quinta edizione ci fa già sognare su quale sarà il programma dell’edizione 2020. Ma d’altronde, il cinema non serve proprio a questo?

Chiara Orlando

Sulla mia pelle, il film sulla vicenda di Stefano Cucchi

Sulla mia pelle era alla fine della lista dei film che mi ero ripromessa di vedere al Festival di Venezia.
A pensarci ora me ne vergogno, visto che è una delle pellicole che ho apprezzato di più.
Il mio iniziale “rifiuto” nel vedere l’opera cinematografica di Alessio Cremonini era dovuto al fatto che temevo che il racconto della vicenda di Stefano Cucchi mostrasse solo una versione dei fatti.

Alessandro Borghi in una scena di Sulla mia pelle, film che narra gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi

Della storia di Cucchi ne avevano parlato così tanto i media che c’era il pericolo che si trasformasse in un film “banale” e pieno zeppo di stereotipi.
Ciò invece non è accaduto: Alessio Cremonini non si schiera e narra gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi con grande intelligenza.

Una delle scene di Sulla mia pelle, film di Alessio Cremonini interpretato da un ottimo Alessandro Borghi.

Al dì là di ciò che uno possa pensare sull’accaduto, dopo aver visto Sulla mia Pelle avrà una percezione diversa. Vivrà “sulla sua pelle” l’inquietudine della famiglia: si sentirà impotente quanto loro di fronte a tutti i rifiuti e gli assurdi cavilli burocratici che hanno condito la triste vicenda. E allo stesso modo, percepirà anche l’impotenza dei medici e delle persone che si erano adoperate per migliorare le condizioni del giovane romano.

Oltre ad Alessandro Borghi, qui in una scena del film, Sulla mia pelle ha nel cast anche Max Tortora, Jasmine Trinca, Milvia Marigliano.

Alessandro Borghi ci restituisce uno Stefano Cucchi che non è un santo, ma è un “uomo”, con tutti i difetti e le debolezze tipiche degli uomini. Borghi è così bravo da farci dimenticare che quello che stiamo vedendo sullo schermo non è Stefano Cucchi. Quella che egli offre al pubblico è una prova magistrale (e di grande coraggio) che lo proietta nell’Olimpo dei giovani grandi attori di cui vantarci anche all’estero.

Chiara Orlando

Venezia 75: la mia recensione di The Sisters Brothers di Jacques Audiard

Quando ho letto che The Sisters Brothers era un western, volevo quasi non vederlo e invece questo film si è rivelato una delle più piacevoli sorprese di Venezia 75.

La voce fuori campo ad inizio film di Joachin Phoenix quando dice: “Hey, we are the Sisters Brothers” ti mette già a sicuro almeno su uno degli attori del cast. Ogni copione che egli tocca si trasforma in pepita d’oro, per cui difficile incorrere in delusioni.

Un’immagine di The Sisters Brothers, pellicola di Jacques Audiard che ha ricevuto il premio per la miglior regia a Venezia

E sebbene il film inizi come il più banale dei western, pian piano prende vita e la trama si fa più interessante.

The Sisters Brothers è un film “veloce” che lascia spazio anche a momenti esistenzialisti. Il merito va a Jacques Audiard che in realtà con questo genere di pellicola c’entra poco, ma a cui riesce a dare la sua consueta intensità, tanto da aggiudicarsi il premio come miglior regia alla 75. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Una scena di The Sisters Brothers con i due protagonisti della pellicola: Joachin Phoenix e John C. Reilly.

Ma non è solo Joachin Phoenix a brillare come una pepita qui, lo è anche il co-protagonista John C. Reilly a cui spetta il ruolo del fratello maggiore impacciato, sfortunato e stufo di fare l’assistente alle risse e alle sbronze del fratello.

Il cast di The Sisters Brothers

Nella pellicola c’è anche Jake Gyllenhaal, il cui volto sembra essere nato per fare western (e molto altro).

C’è molto da vedere in The Sisters Brothers: la famigerata caccia all’oro prende tutte le sfumature più colorate della vita toccando gli affetti, i ricordi del passato, per chiudersi con ciò che ognuno di noi cerca: la serenità.

Chiara Orlando

Venezia 75: Suspiria, la mia recensione del film di Luca Guadagnino

Una premessa: non ho visto la pellicola realizzata da Dario Argento nel 1977 ispirata dal libro De Profundis di Thomas de Quincey, pertanto non posso fare un paragone con il film Suspiria diretto da Luca Guadagnino.
Ma partiamo con ordine: l’hype per questa pellicola era così alto, che era inevitabile che in molti ne rimanessero delusi.

Un’immagine che ritrae Tilda Swinton, una delle protagoniste di Suspiria di Guadagnino

Chi guarderà Suspiria di Guadagnino dovrà calarsi nell’ottica con cui il regista siciliano ha girato la pellicola, ovvero prediligendone l’estetica, dando particolare vigore alle scene di danza e omaggiando la donna. Basterà?
No, ciò non basta, perché sebbene ci siano delle sequenze interessanti, il film non riesce a catturarti completamente.
Non sono una fanatica del genere horror o spatter, ma in Suspiria mi aspettavo delle scene più cruente e grottesche.

Dakota Johnson nel ruolo di Susie Bannion nella pellicola presentata da Guadagnino a Venezia 75

La violenza resta confinata nella trasformazione che subisce una ballerina non appena la protagonista, la giovane ballerina statunitense Susie Bannion (interpretata da Dakota Johnson) che vuole studiare nella prestigiosa scuola di danza di Berlino, inizia a volteggiare in aria di fronte alla coreografa Madame Blanc (Tilda Swinton).

In Suspiria, la tensione non corre lungo tutto il film e ciò è un peccato.
Certo, la città di Berlino grigia e sterile e alcune sale della scuola di danza fanno venire i brividi, ma la cosa finisci qui, mancano le scene in cui sgranare gli occhi per lo stupore o il disgusto.

Una scena di Suspiria, film presentato a Venezia alla 75.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Dakota Johnson e cast in una delle scene di danza di Suspiria

Guadagnino si concentra invece su ciò che ama e che avevamo già visto nelle sue opere precedenti: l’arte. In Suspiria con la musica (le musiche sono di Tom Yorke) e la danza.
Tilda Swinton, ovvero Madame Blanc, dà prova anche in questa pellicola di essere sempre talentuosa e versatile, ma ciò non è sufficiente ad ingentilire il mio giudizio sul film.
Che peccato.

Chiara Orlando

A Star is born, la recensione del film di Bradley Cooper

A Star is Born, film presentato fuori concorso a Venezia 75, segna la prima volta alla regia di Bradley Cooper.
Il canovaccio del film si rifà ad un tema caro a Hollywood e già sviluppato in precedenza: quello della nascita di una stella, così come indica proprio il titolo della pellicola di cui Cooper è anche attore e co-produttore.

Con lui, un’attesissima Lady Gaga nelle vesti di Ally, la ragazza che per puro caso il protagonista Jackson Maine (Bradley Cooper) sente cantare in un bar.
Lei tuttavia è solo una cameriera con l’ambizione della musica: l’incontro fortuito con il re della country music Jackson, le cambierà la vita.
Jackson Maine, la cui popolarità è enorme, paga lo scotto della fama vivendo una vita di eccessi e convivendo con un grosso problema di udito e un fratello manager con cui ha un rapporto conflittuale di odio e amore.

A Star is born, in foto Ally e Jackson (Lady Gaga e Bradley Cooper)

Ally, che grazie a Jakson inizierà la sua scalata nel mondo della musica, si trova a vivere anche la graduale discesa negli inferi del musicista a cui si lega.
In A Star is Born non ci sono novità, né particolari colpi di scena, ma i due protagonisti sono così fedeli alla verità e così sinceri da far dimenticare allo spettatore un copione con qualche cliché di troppo.

A Star is born, Bradley Cooper oltre ad essere regista della pellicola è anche co-produttore e attore

Lady Gaga, si conferma un’artista a tutto campo e conquista i cuori anche di chi ne ha sempre detestato musica o l’iconico personaggio costruito da Stefani Joanne Angelina Germanotta con una buona prestazione di attrice.

Se siete curiosi di vedere una Lady Gaga senza trucco, priva di orpelli e vera, non perdetevi A Star is Born, pellicola in cui i suoi duetti con un sensazionale Bradley Cooper (canta davvero lui nel film), vi faranno tenere i fazzoletti sotto mano in più di qualche occasione.

A Star is born, in foto Allie e Jackson (Lady Gaga e Bradley Cooper) nella pellicola presentata fuori concorso a Venezia

A corollario della storia, l’America dei palchi dei grandi concerti e della voglia di emergere, così come quella dei rapporti difficili.
Ma è comunque l’amore il punto fermo su tutto: quando l’ago della bilancia si sposta e la stella appena nata inizia ad offuscare quella che brilla da più tempo, l’amore di Ally per Jackson sovrasterà tutto.

Chiara Orlando

First Man, recensione del film di apertura a Venezia75

In First Man – Il primo Uomo, film di apertura a Venezia 75, Damien Chazelle racconta la vicenda umana di Neil Armstrong (interpretato da Ryan Gosling) prima di raccontarne l’impresa per cui passerà alla storia.
La scelta del regista permette allo spettatore di avvicinarsi al protagonista di First Man e di comprenderne la natura schiva e i turbamenti che attraversano la vita dell’astronauta statunitense.

First Man, un’immagine tratta dal film di Damien Chazelle

Armstrong, il primo uomo a camminare sulla luna, era noto per il suo carattere introverso ed era dotato di grande sensibilità.
Il dramma della scomparsa prematura della figlia lo segnerà profondamente: ciò sarà per lui motivo di grande turbamento e di consapevolezza dei rischi che comporta portare a termine una missione che pare impossibile al giorno d’oggi, figuriamoci con gli strumenti e la tecnologia di allora.
Chazelle, il regista di Wiplash e dell’acclamato La La Land con cui aveva già aperto La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nel 2017, ci invita a bordo delle navicelle spaziali e non ci risparmia nulla di ciò che vivono gli astronauti in volo, nausea compresa.

Una scena tratta da First Man, film di apertura al Festival di Venezia

Il realismo dei lanci, così come quello della vita quotidiana vissuta dai protagonisti, è senza dubbio una delle armi scelte da Chazelle per farci innamorare di First Man. Sebbene il film sia confezionato alla perfezione per guadagnare milioni di incasso, lascerà senza dubbio lo spettatore soddisfatto.
Chazelle, regista trentenne che vanta già cinque nomination agli Oscars, è noto per la particolare attenzione nel ricostruire l’ambiente dove si muovono i suoi attori: in First Man la sua attenzione al dettaglio è quasi maniacale.

First Man, la locandina del film che ha per protagonisti Ryan Gosling e Claire Foy.

A Ryan Gosling spetta il ruolo del leggendario Neil Armstrong: ingegnere, pilota, astronauta, ma prima di tutto uomo. E il racconto di un Armstrong timido e umile calza a pennello all’attore canadese, appoggiato da una ancora più solida Claire Foy, moglie di Armstrong che, scena dopo scena, si fa sempre più decisiva per la pellicola.

Anche il resto del cast diretto da Chazelle si dimostra all’altezza, offrendo uno spaccato concreto degli otto anni antecedenti al lancio dell’Apollo 11: dall’entusiasmo generale e al desiderio di battere la concorrenza sovietica, per poi finire con le manifestazioni anti NASA di tanti cittadini americani scandalizzati dalle spese esorbitanti delle missioni e dai tanti lanci finiti tragicamente.

 

E se c’è tutto questo in First Man, ciò che manca, motivo delle recenti polemiche, è la scelta di escludere dal film la scena in cui viene piantata la bandiera americana. Ciò ha mandato su tutte le furie molti americani, in particolare “Buzz” Aldrin, ovvero l’astronauta che ha calpestato il suolo lunare subito dopo Neil Armstrong il 20 luglio del 1969. Aldrin ha di recente twittato #ProudToBeAnAmerican dal suo account personale, facendo capire a tutti quale fosse il suo pensiero in proposito. Alla polemica che infuria oltreoceano, Gosling ha risposto dicendo che quell’impresa ha rappresentato un successo e un traguardo per l’umanità intera, non solo per il popolo americano.

Ryan Gosling nel ruolo di Neil Armstrong

Bandiera o non bandiera, First Man fa decollare e permette allo spettatore di vivere una storia che ha segnato non solo un’epoca, ma ha cambiato il modo che avevamo di vedere il mondo intero.

Chiara Orlando

Venezia 2018, si alza il sipario sul Festival del Cinema

C’è chi afferma che il programma di questo Festival di Venezia 2018 sia il migliore di sempre (lo dice anche la stampa estera): dando un’occhiata alla proiezioni che animeranno la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sembra proprio così.
La caccia ai biglietti è stata più agguerrita del solito: nessuno quest’anno vuole rinunciare alla grande emozione di entrare in sala ed applaudire gli attori o i registi che hanno segnato la propria “educazione cinematografica”, o chi fa brillare gli occhi semplicemente perché è una celebrity.
Anche il Lido di Venezia si sta preparando all’evento clou dell’anno scegliendo con cura il papillon da abbinare all’abito con cui accogliere le mega star che arriveranno a frotte al Palazzo del Cinema dal 29 agosto al 8 settembre.

La lista è roba che scotta: dall’attesissimo Ryan Gosling a Lady Gaga, Claire Foy, Emma Stone, Rachel Weisz, Bradley Cooper, Jake Gyllenhaal, Natalie Portman, Jude Law, Dakota Johnson, solo per citarne alcuni.

Bradley Cooper e Lady Gaga nel film A Star is Born, pellicola fuori concorso a Venezia 75

Occhi puntati sui film in concorso: da First Man dell’amatissimo Damien Chazelle, che aveva già aperto Venezia 74 con La La Land, a cui viene dato il compito di aprire la rassegna anche quest’anno. La pellicola ha per protagonisti Ryan Gosling nel ruolo dell’astronauta Amstrong e Claire Foy (Queen Elisabeth di The Crown) nel ruolo di moglie.

Il trailer ufficiale di “First Man” con Ryan Gosling e Claire Foy

Ma al Festival non ci sarà solo First Man: anche The Favourite di Yorgos Lanthimos è molto atteso con le attrici Emma Stone e Rachel Weisz, Suspiria di Luca Guadagnino con Dakota Johnson, The Sisters Brothers di Jacques Audiard con Joaquin Phoenix, William C Macy, Jake Gyllenhaal.

Il trailer ufficiale di “A star is born” con Bradley Cooper e Lady Gaga

Il trailer ufficiale di “The Sisters Brother” con Jake Gyllenhaal e Joaquin Phoenix

Questo è solo un assaggio di ciò che ci sarà a Venezia, ma non mancheranno anche tante altre novità che interesseranno le proiezioni, e poi un’infinità di eventi collaterali, incontri.

Un immagine di First Man di Damien Chazelle, film di apertura a Venezia 75

Il biglietto per vedere in anteprima mondiale First Man me lo sono già assicurato da tempo: se a fine proiezione sarò emozionata come lo ero dopo la proiezione di La La Land nel 2017, sarà un grande festival.
Non perdetevi le prossime news, il mio reportage da Venezia e le recensioni delle pellicole che vedrò per voi.

Buon cinema a tutti! 😉

Chiara Orlando