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Maurizio Polese si racconta a Chiara’s room

Polese fa cose. Ne fa tante. E le fa bene.
Quando ho visto per la prima volta i suoi lavori ho pensato a Maurizio Polese come ad un Jan Vermeer moderno o ad un discepolo di Leonardo. Egli fa così tante cose che risulta difficile collocarlo.

Sfuggente e nostalgico, Polese ha l’aria di chi si sente sempre fuori posto. In realtà, quelli fuori posto però siamo noi.
Polese è un creativo di quelli con la “C” maiuscola: è fotografo – anche se non ama vestire questi panni – è designer ed è un esperto di post-produzione.
Dopo anni di post-produzione e di correzione di fotografie digitali avverte il bisogno di ritornare alle basi della fotografia: si costruisce una macchina (un vero gioiellino) con cui ritorna alla pellicola.
Maurizio Polese è il pittore della fotografia: il dettaglio è la sua ossessione, il colore la sua arma per ipnotizzare l’osservatore. Guardando le sue fotografie ci si confonde: foto o dipinto?
E, in effetti, lui gioca su questo, amplificando tutto con il suo humour.
Chiara’s room ha avuto il piacere di intervistarlo per i lettori del blog.

“Il nipote russo” © Maurizio Polese

Chiara’s room: Maurizio, una delle tue foto che amo di più è senza dubbio quella del nipote russo: ci racconti come è nata l’idea per questo scatto?

Maurizio Polese: Per caso. Avevo da pochi giorni un flash a batteria e volevo provarlo all’esterno, in posti difficili, così da non improvvisare quando mi sarebbe servito per davvero. Ho chiesto a mio nipote di prestarsi al test in una palude qui vicino, gli ho detto di mettere una giacca vecchia brutta e si è presentato anche con quel cappello. Era perfetto, come i ragazzetti dei film di Spielberg.

© Maurizio Polese

Chiara’s room: In “La Ragazza con il raffreddore” la luce e i colori sono così “poco fotografici” da farci pensare alla pastosità dei colori ad olio: è un effetto voluto, oppure si è trattato di una naturale evoluzione dello scatto?

“La ragazza con il raffreddore” © Maurizio Polese

 

© Maurizio Polese

Maurizio Polese: Mi erano sempre piaciuti i ritratti dal rinascimento in poi, ma non li avevo approfonditi fino a qualche tempo fa. Un po’ per volta ho messo insieme il metodo per arrivarci con le foto, che è un insieme di espedienti. Ho provato per anni macchine fotografiche a pellicola di ogni genere, obiettivi scadenti, filtri, gelatina e plastiche davanti l’obiettivo, ma la singola tecnica non funziona. Alla fine ci sono riuscito in digitale. Ma c’è meno post produzione di quello che si può pensare.

© Maurizio Polese

 

© Maurizio Polese

Chiara’s room: Il tuo approccio al progetto è sempre lo stesso sia che tu faccia foto, costruisca un oggetto di design oppure che ti dedichi ad altro?

Maurizio Polese: No, ogni volta è diverso. A volte ho l’urgenza di creare qualcosa intuitivamente, altre volte ci ragiono e la lascio sedimentare anni. Ad esempio, c’è una foto corale che voglio fare da più di dieci anni.

Chiara’s room: Pensi ci sia un denominatore comune nei tuoi diversi progetti?

Maurizio Polese: Credo ce ne sia più di uno. Invidio chi riesce a portare avanti uno stile riconoscibile per anni, io mi sento molto disordinato.

© Maurizio Polese

 

© Maurizio Polese

Chiara’s room: Cos’è che ami di più di ciò che fai: creare o risolvere in termini pratici ciò che hai immaginato?
Maurizio Polese: Entrambe le cose hanno bisogno di pensare e operare, per questo mi piacciono.

Chiara’s room: Ti senti maggiormente a tuo agio quando ti vengono date delle linee guida da seguire oppure quando hai massima libertà progettuale?

Maurizio Polese: Meglio gli estremi, detesto i compromessi. Un lavoro con linee guida precise è facile e sicuro. Altrimenti preferisco essere completamente libero di studiare l’argomento e svolgerlo. Spesso lavoro in due, con qualcuno che ha competenze complementari alle mie. Ma detesto le intromissioni del committente, in questo caso non sento più il lavoro come mio e difficilmente lo mostro. E pensandoci, sono solo una piccola parte i lavori commissionati che mostro a tutti.
Parafrasando Montanelli, in un lavoro creativo la democrazia è il trionfo della mediocrità.

© Maurizio Polese

Chiara’s room: Sei un ambasciatore del no logo: cosa ti senti di dire a chi dei loghi non riesce a fare a meno?
Maurizio Polese: Mi sono un po’ ammorbidito, diciamo del Poco-Logo. Ormai tutti gli oggetti hanno un logo, e non metterlo è svantaggioso. Ma dovrebbe essere evidente solo a chi lo cerca. Ogni volta che scegliamo un brand ci leghiamo alla sua storia e la facciamo nostra, e ogni cosa che usiamo un po’ ci cambia. Ma se il logo è appariscente, palese, ostentato allora diventa rumore visuale e ricoprirsi di loghi mi sembra il modo di affermare una personalità vuota che ha bisogno di essere definita cercando l’appartenenza a storia e idee di altri.

Chiara’s room: Di cos’è che vai più fiero? Della macchina fotografica che ti sei costruito oppure di come è nato il marchio Victor Delamont?

Maurizio Polese: Sono cose che ho fatto, ma sono passate.

© Maurizio Polese

Chiara’s room: Qual’è il progetto a cui ti stai dedicando che ti sta dando più soddisfazione?
Maurizio Polese: Due cose non ricordo: l’ultima volta che mi sono annoiato e l’ultima volta che sono stato soddisfatto. La cosa più vicina alla soddisfazione ce l’ho quando imparo qualcosa di nuovo. Al momento sto studiando il colore.

© Maurizio Polese

Chiara’s room: L’ispirazione ti raggiunge ovunque, oppure hai un luogo/momento magico dove ciò è più facile che avvenga?
Maurizio Polese: L’ispirazione come intuito senza pensiero arriva quando sono tranquillo e rilassato, come posso essere quando riposo, nei momenti di veglia. A volte mi alzo per prendere appunti. Ma molti altri lavori sono ricerca e rielaborazione. Purtroppo ho capito di essere serotino, il mio cronotipo mi fa funzionare bene la sera, fino notte. Purtroppo la gran parte delle altre persone non lo è, e non capisce il disagio che provo la mattina.

Chiara’s room: Fotografo, designer, esperto di post produzione, ma anche video maker. Il video “Potenti Mezzi Meccanici” ha per protagonista la Honda che ti sei “customizzato”: ci parli della sua genesi?
Maurizio Polese: Era il 2012. Avevo molti pensieri e tanto tempo libero; ho sistemato una vecchia e sgraziata Cx500; ho sempre avuto mezzi più o meno nuovi o restaurati e questa la volevo ferrosa. Uno dei primi oggetti imperfetti, credo. Era influenzato dallo spirito Wabi, l’accettazione dell’imperfezione e dell’impermanenza delle cose e volevo andare contro il perfezionismo di un oggetto industriale. Allo stesso tempo m’interessavo di cinema, della sua fotografia e del movimento. Nel video ho messo un po’ tutto questo.

Chiara’s room: In quali degli ambiti in cui lavori credi di avere maggiore talento?
Maurizio Polese: Credo di funzionare meglio con le immagini.

Chiara’s room: Lavori e vivi in Friuli: ciò è mai stato un ostacolo?
Maurizio Polese: Sì, decisamente. Vorrei poter dire che è solo un pregiudizio pessimistico, ma le persone a cui sono più vicino sono tutte lontane.

Chiara Orlando

Maurizio Polese: http://www.mauriziopolese.com

Reporting from la Biennale di Architettura

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La Biennale di Architettura di Venezia ha chiuso questo week-end sfiorando la cifra record di 260.000 visitatori. Domenica, l’evento che portava il titolo di “ Reporting From The Front” ha chiuso i cancelli di accesso dei Giardini di Castello e dell’Arsenale, così come pure degli altri luoghi dove veniva allestita l’esposizione. La regia del cileno Alejandro Aravena ha affondato le dita sulle piaghe sociali che contraddistinguono questo periodo storico.

Ha chiuso questo week-end, registrando la cifra record di oltre 260.000 visitatori, la Biennale di Architettura di Venezia.
Ciò che rimane di Reporting From The Front – non poteva esserci titolo più azzeccato – è una lunga serie di proposte – innovative e non – che affrontano il tema cruciale di come sviluppare e migliorare il tessuto abitativo (e connettivo) nelle grandi aree urbane del mondo. Un mondo che, a quanto pare, è in constante emergenza e che sembra fare piuttosto un passo indietro anziché avanti.
La sensazione che si ha è che, nel momento in cui si tenta di migliorare determinate aree abitative, ci si trova a fronteggiare l’ennesima emergenza che costringe a guardare già oltre.

Ciò che rimane di Reporting From The Front – non poteva esserci titolo più azzeccato – è una lunga serie di proposte – innovative e non – che affrontano il tema cruciale di come sviluppare e migliorare il tessuto abitativo (e connettivo) nelle grandi aree urbane del mondo. Un mondo che, a quanto pare, è in constante emergenza e che sembra fare piuttosto un passo indietro anziché avanti.
L’insicurezza del futuro è il metro quadrato con cui si misura la “casa” nel 2016.
Ma se l’emergenza è la costante del mondo che viviamo, ha dunque senso che la Biennale di Architettura di Venezia rispecchi ciò e non il contrario.

L'insicurezza del futuro è il metro quadrato con cui si misura la “casa” nel 2016. Ma se l'emergenza è la costante del mondo che viviamo, ha dunque senso che la Biennale di Architettura di Venezia rispecchi ciò e non il contrario.
Visitando la Biennale di Architettura con una persona esperta di design e architettura, ho osservato le cose con un’ottica del tutto diversa da quella con cui sono solita vederle: in modo meno entusiasta e più critico.
Dei progetti presentati mi sono senza dubbio piaciuti quelli scandinavi – sempre innovativi e dettati da uno stile funzionale – mentre diverse altre proposte odoravano già di stantio o erano del tutto avveniristiche. O forse ha più senso che la mia critica venga mossa verso alcuni lavori realizzati quasi in modo scolastico.

Biennale-di-Architettura

Visitando la Biennale di Architettura con una persona esperta di design e architettura, ho osservato le cose con un’ottica del tutto diversa da quella con cui sono solita vederle: in modo meno entusiasta e più critico.

Nulla da dire invece in merito ai luoghi che hanno ospitato “Reporting From The Front”: I Giardini e lo spazio dell’Arsenale rappresentano due scenari assai diversi tra loro – e per questo assolutamente complementari – adatti ad ospitare tutti i grandi eventi artistici veneziani.

Nulla da dire invece in merito ai luoghi che hanno ospitato “Reporting From The Front”: I Giardini e lo spazio dell'Arsenale rappresentano due scenari assai diversi tra loro - e per questo assolutamente complementari – adatti ad ospitare tutti i grandi eventi artistici veneziani.
Difficile dare un giudizio complessivo a questa edizione di “Biennale di Architettura”: se ciò che si auspicavano Baratta, Aravena e i vari collaboratori era di fare riflettere il visitatore sulle tematiche sociali e sulla criticità del nostro vivere, l’obiettivo è stato senza dubbio raggiunto.

Chiara Orlando

per maggiori informazioni in merito alla iniziative della Biennale: http://www.labiennale.org/it/architettura/index.html

Il meglio del design italiano nel trevigiano

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C’è il meglio del design italiano in questo appartamento sobrio ed essenziale in questi cento metri quadrati. Il proprietario affida a Poloni & C. l’interior design degli spazi.
Ed è così che gli spazi dell’abitazione iniziano a prendere forma. Poloni decide di non interferire con quelle che sono le linee strutturali della casa, ma al contrario sceglie di caratterizzarle con discrezione.
La cucina Line K di Zampieri è un enorme monolite bianco ghiaccio Oltremateria senza fronzoli che si staglia dal pavimento. Il top è in Oltremateria color ghiaccio, finitura di cui sono rivestite anche le pareti del blocco della zona cottura e lavaggio. Il bianco ghiaccio di questa zona viene smorzato dalle colonne forno in finitura wengé sbiancata, una delle poche note scure di tutto l’appartamento.

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La cucina é di Zampieri con top e pareti del blocco cottura-lavaggio in Oltremateria color ghiaccio.

Per la zona pranzo Poloni & C. sceglie un classico senza tempo del designer scandinavo Eero Saarinen. Il top del tavolo in marmo è stato scelto con venatura grigia non particolarmente marcata, proprio per non “turbare” il motivo a più colori dal forte impatto visivo scelto per il pavimento in legno.

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Di Desalto le sedie scelte per il tavolo disegnato da Saarinen. Il mobile della zona giorno è di Porro.

Le sedie Sand della casa di complementi Desalto, che qui troviamo abbinate al tavolo, creano un trait d’union con l’acciaio delle iconiche Lc1 di Cassina grazie alla loro struttura cromata. Anche la chaise longue disegnata da Le Corbusier ha struttura cromata lucida: qui abbiamo il piacere di trovarla in una della versioni più interessanti: Villa Curch.

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Per il living, Poloni & C. sceglie uno dei programmi di maggior successo della casa brianzola Porro: il sistema Modern disegnato dal talentuoso (e italianissimo) Piero Lissoni.
Alle linee squadrate del divano Moov di Cassina, vengono contrapposte quelle circolari dei piani dei tavolini d’appoggio (anch’essi di Cassina, mod. 9).

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Un dettaglio delle poltroncine scelte per il living room: LC1 di Cassina, disegnate da Le Corbusier

L’idea progettuale è proprio quella di interrompere le linee oblique del parquet grazie ad elementi, volumi ed altezze diverse. Facendo ciò la superficie si amplifica e si crea un gioco geometrico a cui è difficile sottrarsi, come nelle migliori opere Escheriane.

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Nella zona notte è ancora l’estrema pulizia a regnare: per il letto è stato scelto il modello Moov di Cassina che qui troviamo abbinato ai due comodini in legno scuro Night, sempre dell’omonima azienda lombarda.

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Cassina firma il letto della camera padronale con il modello Moov in tessuto bianco e struttura cromata

La scelta progettuale dell’armadiatura della camera merita una nota: Gliss quick e Gliss up di Molteni si combinano assieme in una soluzione non “a tutta parete”, ma bensì sospesa in modo da lasciare aria ai due elementi di contenimento sottostanti.

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Lo studio del padrone di casa è stato attrezzato con una libreria in olmo chiaro e uno dei grandi classici di Molteni, il programma Password.

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Particolarmente riuscita in questo spazio è la soluzione del pensile scorrevole, in grado di offrire tutto il contenimento di cui si necessita senza tuttavia appesantire le pareti.

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Atmosfera cozy per lo studio del padrone di casa dove si mescolano sapientemente i laccati, le pelli e i legni

In questa area della casa, un altro grande classico della Linea I Maestri di Cassina: il modello Indochine in frassino nero e pelle naturale abbinato al tavolo scrittoio Mexico in noce canaletto.
Dal punto di vista dell’illumino-tecnica, Flos e Catellani & Smith assolvono egregiamente il compito di illuminare con tonalità calde tutti spazi. In questa realizzazione di prestigio, i laccati, i marmi e le finiture in legno convivono in perfetta armonia. La stessa armonia con cui Poloni & C. riesce a far convivere i pezzi dei Grandi Maestri con quelli di design più attuale.

Chiara Orlando

per Poloni & C. 

marchio poloni

 

Chiara’s room x Poloni & C.

Il primo amore non si scorda mai. Per me è stato il design.
Non è uno scherzo quando dico di essere cresciuta a pane e design. Anzi, pure il pane era di design, visto che si trattava di quello svedese integrale a forma di ruota.
Se dovessi associare al design un oggetto della mia infanzia, penso subito alla lampada da soffitto in carta di riso che avevamo in camera io e mia sorella. Era l’ultima cosa che vedevo quando mi si chiudevano gli occhi e la prima che guardavo al mio risveglio.

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Il design – soprattutto quello scandinavo – l’ho sempre respirato.
Sorrido quando penso alle mie amichette che entrando in casa dicevano – “che strana casa che hai!”- Il fatto che non ci fossero divani rivestiti in alcantara e pareti perlinate era forse per loro una stranezza.

Sono lieta pertanto di avere l’opportunità di poter parlare di design e di raccontare le realizzazioni di prestigio della Poloni & C. per i suoi clienti nella Marca, nel Nord Italia e anche nel Far East (Hong Kong).
L’interesse crescente dei committenti e degli addetti ai lavori ha fatto sì che Marco ed Enrico Poloni decidessero di avvalersi della mia figura per illustrare il loro lavoro di Interior Designer esclusivi.

poloni web
Il primo progetto che avrò il piacere di raccontarvi sarà proprio una loro recente realizzazione nella Marca.
Stay tuned.

Chiara Orlando

 

Poloni & C. s.a.s. via Treviso 96 – Signoressa di Trevignano Tv – Italy
Orari di apertura showroom: 

Dal lunedi al venerdi 9.00-12.00 • 15.30-19.30  Sabato 10.00-12.00 16.00-19.30 Domenica chiuso
Telefono +39.0423.819875 – Fax +39.0423.670633
Marco Poloni – Mobile+39.347.7157967 – marco@poloniarredamenti.it
Enrico Poloni – Mobile+39.340.6161205 – enrico@poloniarredamenti.it
E-mail: info@poloniarredamenti.it

http://www.poloniarredamenti.it/

Design classic: Thonet @Chiarasroom

Thonet design classic

Non ha nessuna importanza se di divani in casa ne ce siano e non manchino pure le sedute extra per gli ospiti: quando arriva un Thonet, il posto lo si trova punto e basta. Anche Edra Mazzei pare essere stata d’accordo con questo upgrade classicheggiante: ai riccioli del divano a tre posti di Thonet nessuno può resistere, tanto meno la sottoscritta.

Thonet paglia di Vienna
All’inizio pensavo di trovargli un’altra collocazione, ma poi mi sono detta che sarebbe stato davvero un peccato non ammirarlo mentre faccio colazione. D’altra parte il detto non è forse: “il buon giorno si vede dal mattino”? Ebbene, vi assicuro che iniziare la giornata guardano l’intreccio della paglia di Vienna ha un sapore del tutto diverso. E sebbene il divanetto dia un tono “borghese” ad una vecchia casa di campagna in cui c’è anche parecchio design, la cosa non mi dispiace affatto. C’ho messo un oretta a girare i divani bianchi HF, l’Homme et la Femme di Edra Mazzei, il tavolo in legno basso di Casamilano e poi a posizionare questo capolavoro di legno scuro e curve mozzafiato.

Thonet design

Mi piace pensare che il genio dell’ebanista austro-ungarico Michael Thonet incontri il genio di Achille Castigioni e la “lucida follia” dei RARI e che lo facciano proprio mentre bevo la mia moka da quattro.

Di caffé ne dovrò preparare uno buonissimo per la signora da cui l’ho ricevuto. Anzi, farò di più: ritornerò a prendere in mano mattarello e farina, proprio come ai vecchi tempi. D’altra parte mi sembra davvero il minimo.

Chiara Orlando

Poloni Arredamenti firma un progetto esclusivo nel trevigiano

Poloni Arredamenti villa Tresviso

La villa vista dal giardino di sera. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

È Poloni Arredamenti a firmare gli arredi esclusivi di questo progetto abitativo nel trevigiano curato dall’Architetto Alfonso Sernaggiotto.

E al territorio – quello unico e variegato del Montello – si sono rapportati costantemente entrambi, vista la richiesta dei committenti di voler vivere “in osmosi” ambienti interni ed esterni.

Poloni Arredamenti villa a Treviso

Uno specchio in lamiera battuta e sagomata prolunga il corridoio in legno chiaro. Rari gli oggetti, tra cui la sedia di Frank Gehry: Wiggle chair. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

Da subito, i proprietari, l’architetto e i vari professionisti hanno seguito un iter progettuale dove si è aggiunto per poi sottrarre e viceversa. Il lavoro è stato ultimato nel 2012 e a febbraio 2015 il progetto è comparso nella prestigiosa rivista Pièra, la Bibbia degli addetti ai lavori.

Poloni-Arredamenti

La zona living si prolunga anche sul deck a ridosso della piscina. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

Sin dagli esordi, i committenti hanno scelto di affidarsi ad un’ equipe di professionisti, proprio perché convinti del valore aggiunto che avrebbero apportato alla loro idea di casa.
E di valore se ne è aggiunto parecchio ai 6000 mq di questo lotto di terreno, un ambiente su cui sorgeva un’abitazione risalente agli anni ’70, circondata dalla tipica boscata del territorio del Montello.

Poloni Arredamenti

Uno scorcio della zona Living curata da Poloni Arredamenti. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

La casa è costituita da due volumi principali dove si sviluppano l’area dei ragazzi e quella dei genitori separate da un corridoio centrale.
Tutto è stato curato in ogni dettaglio: dall’organizzazione degli spazi alle finiture, ma è stata prestata anche molta cura allo studio dell’illuminazione interna e a quella destinata all’area outdoor.

Poloni Arredamenti

Per la zona Living sono stati scelti i volumi di Minotti e tavoli Alivar. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

Grazie al know-how di Marco Poloni ed alla sua presenza constante in cantiere, gli interni sono stati risolti senza intoppi, rispettando l’armonia e le richieste pratiche dei proprietari.
Il fatto che la proprietà fosse caratterizzata da una costruzione esistente circondata dal verde, ha in qualche modo condizionato gli interni in cui si trova spesso questo contrasto tra costruito e naturale.

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Un altro scatto dell’abitazione di Treviso vista dal giardino. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

È di Poloni Arredamenti lo studio e la mise en place dell’interior design. Di Poloni è pure la scelta della cucina (realizzata su misura da un artigiano) e dei bagni di Antonio Lupi.
Per la camera padronale è stato scelto il programma Marlene di Twils con testata in pelle bianca, appoggiato ad una parete che vira verso un colore grigio-tortora. I complementi – i comodini in cristallo su misura e le lampade di Kartell– sono trasparenti proprio per non sminuire i volumi del grande letto.

Poloni Arredamenti

Per la camera da letto è stato scelto il grande letto con testata in pelle bianca di Twils. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

Per la zona giorno, Marco Poloni firma il progetto di un esclusivo tavolo in metallo laccato bianco dal grande formato (il piano supera i due metri di lato). Sebbene il suo trasporto e il posizionamento in casa siano stati impegnativi per via di peso e dimensioni, questo pezzo “costumized” è capace di trasformare la zona pranzo da un ambiente domestico ad un ambiente per ricevere ospiti. Le sedie in pelle bianca sono dell’azienda storica Alivar. Il mobile da giorno è dell’azienda brianzola Porro.

Poloni Arredamenti

Il tavolo da pranzo è realizzato su disegno di Marco Poloni ed è di grandi dimensioni: 220×220 cm. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

Per il corridoio è stato scelto l’originale specchio in latta metallica battuta a mano ed un pezzo iconico di Frank Gehry, ossia la Wiggle chair di Vitra.
Per il living la scelta è caduta sui volumi di Minotti in tessuto scuro, tavolini da giorno Alivar e la lounge chair di Vitra.

Poloni arredamenti tavolo pranzo

Un altro scorcio della zona pranzo separata dal resto del living da pratiche ante scorrevoli. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

Catellani & Smith e i puff realizzati su misura da Poloni Arredamenti danno vivacità ad alcuni spazi della casa, sempre luminosissima grazie alla luce naturale che filtra dalle enormi vetrate.

Poloni Arredamenti

La grande lampada Cattellani & Smith e due puff realizzati su misura sono i protagonisti di questo angolo dell’abitazione. Foto credits @VitoCorvasce, MMTA Studio

Viabizzuno, Flos ed Artemide firmano l’illuminazione di interni ed esterni quando la luce solare inizia a mancare e fanno sì che anche di notte, questa casa del trevigiano sia piena di luce.

Chiara Orlando

 

Poloni & C. s.a.s. via Treviso 96 – Signoressa di Trevignano Tv – Italy
Orari di apertura showroom:

Dal lunedi al venerdi 9.00-12.00 • 15.30-19.30 Sabato 10.00-12.00 16.00-19.30 Domenica chiuso
Telefono +39.0423.819875 – Fax +39.0423.670633
Marco Poloni – Mobile+39.347.7157967 – marco@poloniarredamenti.it

http://www.poloniarredamenti.it/

 

Brionvega design: una gloria tutta italiana

Brionvega

CACCIA AI PEZZI DI DESIGN: INTUIZIONE VINCENTE

Questo scatto non è stato fatto all’interno di un appartamento o in una casa privata, ma bensì al Teatro Comunale Verdi di Pordenone. Non ho saputo resistere nel non immortalare uno di quei pezzi magici di design italiano che hanno accresciuto la popolarità del Made In Italy. Il merito di Brionvega è stato quello di far disegnare i propri prodotti a designers di fama mondiale, per differenziarsi dagli altri produttori. Tanti i nomi di spicco con cui la casa milanese fondata da Michele Brion nel 1945 si è pregiata di collaborare: Hannes Wettstein, Mario Bellini, Richard Sapper, Marco Zanuso, Castiglioni, Ettore Sottsass. Quello fotografato qui è il radiofonografo RR126 dei fratelli Castiglioni, una chicca per intenditori che non mi dispiacerebbe affatto avere a casa mia. Chissà, magari a Babbo Natale gli è rimasto ancora un buchino da riempire nella slitta…

Chiara Orlando