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Paolo Venini, la visione del Maestro vetraio

“Paolo Venini e la sua fornace”, Fondazione Giorgio Cini

Si chiude domani la mostra Paolo Venini e la sua fornace, dedicata dalla Fondazione Giorgio Cini al grande Maestro del vetro nell’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.
Venini è stato uno tra i maggiori ambasciatori dell’arte del vetro del ‘900. Milanese di origini (nacque nel 1895), fondò la V.S.M. Venini & C assieme a Martinuzzi e Zecchin nel 1925.

“Paolo Venini e la sua fornace”, Fondazione Giorgio Cini

Imprenditore instancabile, Paolo Venini si dedicò anima e corpo all’azienda introducendo una collezione di vetri propria che venne ben presto molto apprezzata sia dal pubblico che dalla critica, in occasione delle maggiori manifestazioni nazionali ed internazionali d’arte.

“Paolo Venini e la sua fornace”, Fondazione Giorgio Cini

Visionario ed eclettico, Venini intuisce che la collaborazione con designer ed architetti di prestigio possa aumentare la notorietà del “prodotto”. Grazie a Paolo Venini il manufatto in vetro – rivisto in chiave del tutto moderna – si trasforma in oggetto d’arte. Le sinergie di Venini con il mondo del design accrescono indiscutibilmente la fama del marchio, tanto da renderlo conosciuto in tutto il mondo.

“Paolo Venini e la sua fornace”, Fondazione Giorgio Cini

Venini si pregerà della collaborazione di personaggi di spicco dell’architettura e del design del calibro di Gio Ponti, Massimi Vignelli e Tobia Scarpa solo per citarne alcuni.

“Paolo Venini e la sua fornace”, Fondazione Giorgio Cini

L’esposizione curata dalla Fondazione Giorgio Cini mette in luce con successo, oltre all’eclettismo e alla visione del Maestro, il risultato di tali collaborazioni con cui, stanza dopo stanza, si ripercorre la storia del design italiano.

Chiara Orlando

 

Paolo Venini e la sua fornace
Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
dal 11 settembre al 8 gennaio

http://www.cini.it/fondazione

 

Reporting from la Biennale di Architettura

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La Biennale di Architettura di Venezia ha chiuso questo week-end sfiorando la cifra record di 260.000 visitatori. Domenica, l’evento che portava il titolo di “ Reporting From The Front” ha chiuso i cancelli di accesso dei Giardini di Castello e dell’Arsenale, così come pure degli altri luoghi dove veniva allestita l’esposizione. La regia del cileno Alejandro Aravena ha affondato le dita sulle piaghe sociali che contraddistinguono questo periodo storico.

Ha chiuso questo week-end, registrando la cifra record di oltre 260.000 visitatori, la Biennale di Architettura di Venezia.
Ciò che rimane di Reporting From The Front – non poteva esserci titolo più azzeccato – è una lunga serie di proposte – innovative e non – che affrontano il tema cruciale di come sviluppare e migliorare il tessuto abitativo (e connettivo) nelle grandi aree urbane del mondo. Un mondo che, a quanto pare, è in constante emergenza e che sembra fare piuttosto un passo indietro anziché avanti.
La sensazione che si ha è che, nel momento in cui si tenta di migliorare determinate aree abitative, ci si trova a fronteggiare l’ennesima emergenza che costringe a guardare già oltre.

Ciò che rimane di Reporting From The Front – non poteva esserci titolo più azzeccato – è una lunga serie di proposte – innovative e non – che affrontano il tema cruciale di come sviluppare e migliorare il tessuto abitativo (e connettivo) nelle grandi aree urbane del mondo. Un mondo che, a quanto pare, è in constante emergenza e che sembra fare piuttosto un passo indietro anziché avanti.
L’insicurezza del futuro è il metro quadrato con cui si misura la “casa” nel 2016.
Ma se l’emergenza è la costante del mondo che viviamo, ha dunque senso che la Biennale di Architettura di Venezia rispecchi ciò e non il contrario.

L'insicurezza del futuro è il metro quadrato con cui si misura la “casa” nel 2016. Ma se l'emergenza è la costante del mondo che viviamo, ha dunque senso che la Biennale di Architettura di Venezia rispecchi ciò e non il contrario.
Visitando la Biennale di Architettura con una persona esperta di design e architettura, ho osservato le cose con un’ottica del tutto diversa da quella con cui sono solita vederle: in modo meno entusiasta e più critico.
Dei progetti presentati mi sono senza dubbio piaciuti quelli scandinavi – sempre innovativi e dettati da uno stile funzionale – mentre diverse altre proposte odoravano già di stantio o erano del tutto avveniristiche. O forse ha più senso che la mia critica venga mossa verso alcuni lavori realizzati quasi in modo scolastico.

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Visitando la Biennale di Architettura con una persona esperta di design e architettura, ho osservato le cose con un’ottica del tutto diversa da quella con cui sono solita vederle: in modo meno entusiasta e più critico.

Nulla da dire invece in merito ai luoghi che hanno ospitato “Reporting From The Front”: I Giardini e lo spazio dell’Arsenale rappresentano due scenari assai diversi tra loro – e per questo assolutamente complementari – adatti ad ospitare tutti i grandi eventi artistici veneziani.

Nulla da dire invece in merito ai luoghi che hanno ospitato “Reporting From The Front”: I Giardini e lo spazio dell'Arsenale rappresentano due scenari assai diversi tra loro - e per questo assolutamente complementari – adatti ad ospitare tutti i grandi eventi artistici veneziani.
Difficile dare un giudizio complessivo a questa edizione di “Biennale di Architettura”: se ciò che si auspicavano Baratta, Aravena e i vari collaboratori era di fare riflettere il visitatore sulle tematiche sociali e sulla criticità del nostro vivere, l’obiettivo è stato senza dubbio raggiunto.

Chiara Orlando

per maggiori informazioni in merito alla iniziative della Biennale: http://www.labiennale.org/it/architettura/index.html

La Biennale d’Arte di Venezia

La Biennale di Venezia

Il giorno più propizio per andare a visitare La Biennale d’Arte di Venezia è stato il primo week end di novembre quando il clima mite e una giornata piena di sole hanno reso i Giardini della Biennale ancora più belli.
Di visitatori ce n’erano, ma fortunatamente mancava la ressa tipica del periodo estivo che non ti permette di guardare le cose con tranquillità.
La Biennale d’Arte di Venezia è sempre un’esperienza: ti arricchisce, ti fa vedere il meglio (e pure il peggio) degli artisti di fama e i nuovi talenti internazionali.

La Biennale di Venezia

Uno scatto che ritrae “The Key in the hand” di Chiharu Shiota

Quest’anno c’erano meno video-arte e meno “volgarità” del solito. Il tema a cui molti artisti si sono dedicati è stato quello dell’ambiente, inteso come luogo in cui l’uomo dovrebbe sentirsi protetto e al sicuro. Quello che si avverte in tutti i padiglioni è invece l’inquietudine di vivere in un ambiente vulnerabile, privo di radici e in cui è difficile sentirsi a casa.
La Biennale d’Arte è in parte lo specchio della società post-modernista – e la sua rappresentazione visiva – contraddistinta da incertezze. Siamo concentrati a vivere solo nel presente. Il futuro rimane una foto sfuocata di cui non solo non riusciamo a leggere il contenuto, ma non ne decifriamo neppure i contorni.

La Biennale di Venezia

L’opera presentata a Venezia dell’artista giapponese Chiharu Shiota

Uno tra gli autori che muove una dura critica alla società contemporanea è senza dubbio il giapponese Ishida: sua la serie di opere della fine degli anni novanta allocate nel Padiglione Centrale. I protagonisti dei suoi quadri sono uomini dagli sguardi tristi che somigliano più ad automi, piuttosto che uomini in carne ed ossa. Ishida si esprime grazie ad una notevole capacità tecnica. La sua abilità pittorica ha assicurato all’artista grande fama e l’ha reso uno degli artisti più acclamati in patria e fuori confine. Tragica sarà tuttavia la sua fine, visto che verrà investito da un treno in un passaggio a livello all’età di soli trentun anni.
Ishida non è il solo ad esprimere il disagio del nostro tempo: dopo aver visto la sua opera e quelle di altri artisti della Biennale, non si può che rimanere turbati.

La Biennale d'Arte di Venezia
Un sospiro di sollievo lo si tira nell’ammirare l’opera della connazionale di Ishida, Chiharu Shiota. Shiota sospende centinaia di chiavi ad una fitta trama di fili rossi posizionati sopra a due barche in legno. La sua è un’opera che mette in evidenza il valore della memoria espresso da oggetti di fogge e dimensioni diverse, provenienti da tutto il mondo. La chiave è di per sé un oggetto denso di significati e parte integrante della memoria di ciascuno di noi.

 

La Biennale d'Arte di Venezia

L’opera dell’artista vincitrice del Leone d’Oro della 56esima Biennale d’Arte di Venezia, “Everything will be taken away”, Adrien Piper

L’opera a mio avviso più significativa di questa 56esima edizione della Biennale d’Arte di Venezia è quella di Adrien Piper, artista concettuale americana e filosofa che proprio qui a Venezia viene premiata con il Leone d’Oro. Un premio meritato per suggellare una carriera artistica che è stata un continuo crescendo sia in termini espressivi, che di impatto nella realtà sociale.

La Biennale d'Arte di Venezia

Una delle opere più significative del giapponese Tetsuya Ishida

Nell’opera “Everything Will Be Taken Away” realizzata su diversi supporti, tra cui anche quattro lavagne, è inevitabile il riferimento alla punizione scolastica. Analizzando l’opera più in profondità, ci accorciamo che l’artista vi cela una denuncia al mondo politico, all’influenza dei media e ad una spiritualità sempre più fragile.

Chiara Orlando

Venezia si veste a festa per il cinema

Manca solo un giorno alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia. A Venezia vige una sorta di calma apparente, ma sappiamo che questa strana atmosfera durerà poco. Domani i media prenderanno d’assalto i red carpet, il Palazzo del Cinema si riempirà di ospiti di prestigio e anche di curiosi.

mostra del cinema

Ai film “Il mercante di Venezia” ed “Otello” di Orson Welles spetterà il compito proprio nella cerimonia di pre-apertura di stasera, di lanciarci in questa decina di giorni di cinema e cultura. Tanti, tantissimi i film in concorso e fuori concorso che verranno apprezzati da platee di spettatori piuttosto eterogenee.

Il monologo perduto del Mercante di Venezia di Orson Welles, che verrà proiettato proprio questa sera gratuitamente al pubblico veneziano.

Sino ad ora abbiamo raccontato qualche pillola dei film stranieri e di quelli italiani che verranno proiettati, ma è chiaro che succederà tutto da domani in poi.

winter on fire

Una scena del film “Winter on fire” che verrà presentato a Venezia 72

E’ inutile azzardare pronostici, visto che sappiamo bene che pellicole assolutamente sconosciute e di cui non si era parlato prima del festival, si sono rivelate in altre edizioni vincenti. Noi faremo del nostro meglio per vedere il maggior numero di film possibili e ci concentreremo soprattutto sulle pellicole che difficilmente ritroveremo nei grandi multisala.

Sarà bello vedere una Venezia vestita a festa per il grande cinema.

E sarà pure un privilegio raccontarvelo!

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

http://fondazionegiovannisantinonlus.com/

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Mario Vidor da BID ON fashion

Palazzo Ducale

Saranno le atmosfere dei luoghi storici di Venezia quelle che vedremo da BID ON fashion sabato 28 marzo.

Mario Vidor ama fotografare diversi scorci della città lagunare, ma dice di amare tra tutti l’Isola di San Giorgio. Un po’ per via della sua posizione ed un po’ per l’atmosfera magica che ancora conserva.
Dell’arte fotografica di Mario Vidor ci sono due aspetti che saltano agli occhi: il primo è l’uso delicato del colore che fa spiccare uno o più elementi dal contesto. Il secondo è il tipo di taglio fotografico che l’autore, vista l’esperienza raggiunta, riesce a dare all’immagine con grande rapidità ed efficacia.

Santa Maria Formosa, Mario Vidor

Santa Maria Formosa, Mario Vidor

Ma prima di arrivare alla fotografia, Vidor ha sperimentato diverse tecniche artistiche. Una tra tutte la pittura che gli servirà proprio per trasferire la sua passione per il colore e la prospettiva in fotografia.

Isola di San Giorgio, Mario Vidor

Isola di San Giorgio, Mario Vidor

La fotografia di Mario Vidor prevede un lavoro di post produzione di grande competenza, ma che lui usa esclusivamente per la saturazione del colore. Seppure di primo acchito guardando le sue opere abbiamo la sensazione di essere catapultati nel passato, vi è anche la sensazione di una nuova contemporaneità.
-“Cos’è che l’affascina quando fotografa?”- ho chiesto a Mario Vidor -“Lo spazio o l’idea di poter fermare per sempre un’istante?”
-“Quello che mi affascina di più è che la fotografia rende fisso quello che ci sta davanti e che poi con il tempo viene modificato”- ha risposto il fotografo di Farra di Soligo.

Ponte di Rialto, Mario Vidor

Ponte di Rialto, Mario Vidor

Quella da BID ON fashion sarà una mostra che vi darà modo di vedere una Venezia lontana dai classici stereotipi e che vi darà modo di vivere i suoi gloriosi momenti storici, come pure quelli contemporanei.

Chiara Orlando

logo

 

 

 

 

Mario Vidor: http://www.mariovidor.com/

Arte Contemporanea 2015 – Mario Vidor e Renato De Marco
Inaugurazione sabato 28 Marzo alle ore 18.00 
BID ON fashion – Via Enrico Fermi, 24 Fossalta di Portogruaro (VE)

www.bidonlascarpa.com

www.bidon.gushmag.it

la mostra sarà aperta sino al 6.06.2015 con i seguenti orari:
LUNEDÌ
15:00-19.00
MARTEDÌ – DOMENICA:
9:00-12:30 15:00-19.00

Venezia, Firenze e le Susanna shoes di Chloé

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C A L L E     L A R G A,    U N    P O S T O    M O L T O    P E R I C O L O S O

Visto che era da tre anni che non andavo andavo a farmi un viaggio, quest’estate ho pensato che una vacanza via di casa mi spettasse di diritto.
Ma dove?
Ero così stanca che non mi andava neanche di vedere quali mete potessero allettarmi, né perdere tempo a prenotare voli.
Vivendo in campagna tutto l’anno, la mia meta preferita è da sempre la città, perché mi manca sempre un po’ la confusione e le strade affollate. Il mare è una cosa che non considero perché non ho più la fissazione dell’abbronzatura e dopo due giorni mi annoio.

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E quindi dove andare? Ma certo! In una città d’arte. Capii che Firenze poteva essere proprio il posto giusto.
E a Firenze ho aggiunto anche la vicina Venezia, perché volevo realizzare un piccolo sogno che avevo da una vita: dormirci una notte.
Ci sono ovviamente anche altri motivi che mi hanno spinto a scegliere queste due mete: sono città stupende, dove si mangia divinamente (sì, anche a Venezia si può mangiare benissimo), piene di gente e piene di bellezza.
Queste due città italiane non solo offrono il meglio dei musei nazionali, il miglior artigianato, molte “allegre spanzate”, ma offrono – ahimé- anche il miglior shopping.

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Giuro che all’inizio avevo pensato allo shopping solo a Firenze perché il museo Ferragamo e il negozio in via dei Tornabuoni potevano essere una forte tentazione, ma ero partita da casa con l’idea di investire tutto il bugdet per Venezia e Firenze in musei, cicchetti e mangiate.

Ma una volta a Venezia, dopo essermi svegliata ancora con la gioia della cena alle Antiche Carampane, mi sentivo in vena di fare una passeggiatina verso Calle Larga. Un posto molto pericoloso. Oltrepassata con successo la vetrina di Ferragamo, non ho potuto evitare che i miei occhi si fermassero in una vetrina in cui c’era il meglio delle calzature made in Italy.

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In vetrina c’erano pure le Susanna di Chloé, quelle a cui facevo il filo da tre anni!
Le Susanna shoes sono diventate un pezzo iconico perché le prime ad averle rese celebri sono state le icone della moda. Non è che mi piacciano per quella ragione però, perché se un capo o un oggetto non mi piace, neppure vederlo indossato a qualcuno di famoso che ammiro, mi fa cambiare idea. Queste invece, pur essendo borchiatissime, a mio avviso non riusciranno a stancarmi. Hanno un tacco rubato allo stivale da cowboy e una punta né tonda, né appuntita. Il fatto poi che si possano mettere con un jeans, piuttosto che con un gonnellone è senz’altro un altro punto che gioca a loro favore.

Ho dovuto guardare il prezzo tre volte, perché mi sembrava ci fosse un errore. Dopodiché mi sono fiondata in negozio a provarle.
E la colonna sonora che mi ha accompagnato nei trenta minuti precedenti all’acquisto (mi sono messa a parlare di scarpe con i titolari del negozio…) non era certo “Fratello sole e sorella luna”, ma “Sympathy for the devil”.

Me lo dico sempre: dovrei essere più austera, ma in realtà quando mi sono infilata le scarpe ho capito che quelle sarebbero state le uniche scarpe basse che avrei indossato con piacere.
E poi come potevo lasciarle lì a quel prezzo?

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Per chiudere in bellezza la giornata sono andata all’Harry’s Bar, dove i baristi si ricordavano ancora le chiacchiere di mia madre dell’anno prima quando, in uno slancio non consono ai suoi costumi, mi offrì un Bellini. E visto che da lei ho preso il gusto di stare in mezzo alla gente, ho trascorso tre buone ore di puro vizio in quello che reputo uno dei top locali di sempre.
– “L’aspettiamo ancora” – mi disse il maître del locale, quando mi tese uno scontrino da pagare di 5€.

Che giornata fantastica e… che scarpe!

Chiara Orlando

Macri calzature
Calle Larga, San Marco, 420, Venezia 
+39 041 2411455

Aperitivo e cena a Venezia?

Harry’s Bar 
Calle Vallaresso, 1323
30124 Venezia Italy
http://www.harrysbarvenezia.com
+39 (0) 41 528 5777
+39 (0) 41 520 8822
Email:harrysbar@cipriani.com
Official Site:
aperto tutti i giorni: 10:30 a.m. to 11:00 p.m.

Trattoria Antiche Carampane
San Polo, 1911 – 30125 Venezia
Tel 041-5240165
www.antichecarampane.com
info@antichecarampane.com
Chiuso domenica e lunedì