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Franco Durante: pittura, scultura e design

Non ricordo se fosse il profumo del legno o l'odore pungente dei colori quello che sentii per primo entrando nello studio di Franco Durante.

Non ricordo se fosse il profumo del legno o l’odore pungente dei colori quello che sentii per primo entrando nello studio di Franco Durante.
La visita all’atelier di Franco Durante è iniziata così, stuzzicando l’olfatto, poi è stata la volta della vista e del tatto.
Lo spazio in cui il Maestro lavora e conserva le sue opere è un lungo parallelepipedo luminoso. Un luogo dove poter dare sfogo alle sue grandi passioni: la pittura, la scultura e il design.

La visita all'atelier di Franco Durante è iniziata così, stuzzicando l'olfatto, poi è stata la volta della vista e del tatto. Lo spazio in cui il Maestro lavora e conserva le sue opere è un lungo parallelepipedo luminoso. Un luogo dove poter dare sfogo alle sue grandi passioni: la pittura, la scultura e il design.

Eames Elephant – Charles & Ray Eames, 1945, Vitra

Poliedrico, colto, preparatissimo, Franco Durante ha sviluppato nel corso degli anni una tale tecnica e conoscenza dei materiali che quasi intimoriscono.

Sarà poi per il fatto che Durante ricorda nell'aspetto e nei modi un lord inglese al rientro dalla battuta di caccia piuttosto che un artista, sarà per via che è una persona schiva nel raccontarsi, ma a lui si guarda con soggezione.
Sarà poi per il fatto che Durante ricorda nell’aspetto e nei modi un lord inglese al rientro dalla battuta di caccia piuttosto che un artista, sarà per via che è una persona schiva nel raccontarsi, ma a lui si guarda con soggezione. E non è poi sbagliato farlo, se si pensa a ciò che fa (e che ha fatto) Franco Durante. Conosce il legno da bambino e al legno seguiranno tutti gli altri materiali: gli acrilici, il cartone ondulato, il ferro.

Nella foto, il Maestro Franco Durante nel suo atelier

Non c’è materia che Franco Durante non conosca alla perfezione: sa come potrà cambiare, sa quali sono i suoi punti critici e quali i punti di forza.

Egli è uno che si documenta e nulla lascia al caso: che si tratti di un dipinto o di un curvato, la ricerca e la sperimentazione sono il frutto del suo lavoro.
Egli è uno che si documenta e nulla lascia al caso: che si tratti di un dipinto o di un curvato, la ricerca e la sperimentazione sono il frutto del suo lavoro.

Nel suo studio è possibile scorgere grandi tele realizzate con colori acrilici, così pure pezzi di design contemporaneo (delle vere rarità) e poi ancora sculture in metallo e legno.
Nel suo studio è possibile scorgere grandi tele realizzate con colori acrilici, così pure pezzi di design contemporaneo (delle vere rarità) e poi ancora sculture in metallo e legno. Dal soppalco si ha la completezza di ciò che è il suo lavoro: la capacità (molto rara) di spaziare tra arte pittorica, scultura e design fruibile. In tutto ciò vi è un gusto spiccato nell’accostamento delle tinte, la ricercatezza nella scelta dei pigmenti che si fa arrivare un po’ da tutto il mondo, così pure i sistemi più all’avanguardia nella realizzazione dei pezzi di design.

La bellezza nelle sue opere – che si tratti di pittura, scultura o oggetto di design – sta proprio nella sua accessibilità: dagli acrilici di due metri alle sculture in ferro per esterno, così pure le “sculture da viaggio”.
La bellezza nelle sue opere – che si tratti di pittura, scultura o oggetto di design – sta proprio nella sua accessibilità: dagli acrilici di due metri alle sculture in ferro per esterno, così pure le “sculture da viaggio”.
In fondo, l’arte è il mezzo per divulgare cultura e bellezza e dovrebbe proprio avere tali caratteristiche.

Chiara Orlando

Pordenone Silent conferma il suo carattere internazionale

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Siamo già al day 5 della programmazione di Pordenone Silent, il Festival di cinema muto che si tiene a Pordenone dal 1 al 8 ottobre. E anche per il loro trentacinquesimo compleanno Le Giornate del Cinema Muto mantengono intatte la qualità della programmazione e il carattere assolutamente internazionale della rassegna.

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E’ proprio ciò che balza agli occhi, quando si è seduti in sala al Teatro Cinema Verdi, oppure al Hotel Moderno per una conferenza stampa.

Gli ospiti internazionali, di cui molti provenienti anche d’oltre Oceano, non si contano.
A dire il vero, i pordenonesi si sono visti per la proiezione di A propos de Nice – pellicola di Jean Vigo del 1930 che il Direttore del Festival ha voluto inserire per omaggiare Nizza, città tristemente nota per i fatti di cronaca avvenuti solo pochi mesi fa.
Ma alla prima non si è vista solo una soleggiata ed impomatata Nizza: The Mysterious Lady, pellicola di Fred Niblo era il piatto forte della serata di apertura. E che dire se non che The Mysterious Lady è Greta Garbo? Una Garbo che in questa pellicola della MGM viene celebrata com’è giusto sia, ossia come una diva.
La Garbo toglie il fiato e nulla può l’ufficiale tedesco che cade nel tranello a sua insaputa.
Tania Fedorova, figura fedele allo Zar e amata di un ufficiale di alto rango russo, incontra il giovane Karl Von Raden – questo è il nome del ufficiale tedesco – una sera a teatro, nella capitale viennese. E dopo questo incontro, le vite di entrambi non possono che essere sempre più vicine l’una all’altra.

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Niblo in The Mysterious Lady possiede tutti gli ingredienti con cui si realizza una pellicola di successo: una storia d’amore combattuta, lo spionaggio, la celebrazione della diva.
Non manca proprio nulla, come non manca nulla a questa edizione delle Giornate del Cinema Muto. Ah sì, qualcosa manca: uno spazio più accogliente dove poter chiacchierare del film a fine proiezione con gli altri ospiti del Festival, per fare in modo che la magia non finisca un instante dopo usciti dalla sala.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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American Anarchist, la mia recensione del film

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Le conseguenze. E’ questo il tema che affronta American Anarchist, film fuori concorso alla 73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e che, proprio al Lido, ha incassato una pioggia di applausi.
American Anarchist è un non fiction movie tanto bello, quanto difficile da digerire, visto che per tutta la durata del film-documentario si è sempre in conflitto con la frase: “Era un ragazzo, che ne sapeva di ciò che sarebbe successo poi?”.

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Ma procediamo con ordine: William Powell è un giovanotto inglese trasferitosi negli Stati Uniti da ragazzino. Ribelle e anticonformista proprio negli anni della controcultura, decide di pubblicare uno scritto-manuale sulla costruzione di ordigni ed esplosivi. The Anarchist Cookbook si trasforma in un best seller (vende più di 2.000.000 di copie), ma si trasforma anche nello strumento che viene usato da folli omicidi per mettere a segno omicidi, attentati, disordini antigovernativi e sparatorie nelle scuole.
Powell è costretto a lasciare il Paese: conduce una vita da fuggitivo sebbene il suo ruolo sia diventato quello di insegnare in Paesi disagiati, quasi voglia in qualche modo “rendere un contributo” per il tragico errore commesso da giovane.

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Sebbene la sua condotta sia ineccepibile e i suoi punteggi altissimi ogni volta che si candida per una posizione di lavoro, viene sempre perseguitato da una lettera anonima o da una dichiarazione che invita i suoi superiori a valutare se assumere o meno uno scrittore che ha pubblicato un libro su come far saltare in aria caseggiati, auto o ammazzare il prossimo.


American Anarchist è un’opera realizzata magistralmente sia per la sceneggiatura, sia per il montaggio, un grande film che ripercorre i momenti della vita di un uomo che mai avrebbe immaginato di diventare lui stesso il bersaglio della società.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016

BookArt – Beyond Reading: la creatività non ha confini

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“Read”, opera di Luciana Frigerio

Se l’intento della mostra BookArt – Beyond Reading era quello di fare in modo che le parole Book e Art diventassero (finalmente) inscindibili, l’obiettivo è stato senza dubbio raggiunto.
Dopo BookArt – Beyond Reading non riuscirò più ad guardare un libro nel senso “tradizionale” del termine, ma lo vedrò come oggetto d’arte.
Forse il vulcano dell’artista canadese Guy Laramée si materializzerà sul libro che leggerò, o le lettere si ingrandiranno a dismisura e diventeranno 3D come quelle dell’artista newyorkese Luciana Frigerio.
Magari rimarrò intrappolata all’interno di “Cavità”, opera di Umberto Chiodi e non troverò più la via d’uscita (la cosa non mi dispiacerebbe per nulla).

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“Cavità”, opera di Umberto Chiodi

Ma Bookart è molto più di questo: è uno spazio, quello della Galleria della Provincia di Pordenone, che si fa luogo (mi si perdoni il gioco di parole) dove meravigliarsi e fantasticare. Grazie alla carta, la “Paper-Engineering”e il Libro d’Artista, lo spettatore ha la sensazione di fare un insolito viaggio “ludico”, dove la creatività e il talento non hanno confini.
Il mondo ricreato dagli attenti curatori della mostra Irene Moret, Sara Florian e Bruno De Blasio di GrabGroup Ugrading Cultures é un mondo che ha come protagonista non un semplice oggetto come il libro, ma un potente mezzo di comunicazione.
A tal proposito mi è particolarmente piaciuto l’inserimento del libro per non vedenti di Marcella Basso e Michele Tagliariol che, grazie all’utilizzo di svariati materiali, raccontano in modo inequivocabile le azioni che deve fare un bimbo per prepararsi ad andare a scuola.
Oltre alle opere degli artisti italiani, tra cui spiccano anche opere concettuali di Carlo Vidoni, diversi lavori arrivano dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra e Giappone.

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“Paroleradici”, opera di Carlo Vidoni

Nel chiostro del Palazzo della Provincia, in concomitanza con Book Art – Beyond Reading, è stato organizzato un workshop di tre giorni tenuto da Dario Cestaro, Samantha Bonanno e Luciana Frigerio a cui hanno partecipato studenti universitari e le cui opere – degli autentici capolavori – sono visibili al primo piano del Palazzo.

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“Libro eroso”, opera di Guy Laramée

La mostra BookArt si sviluppa in sei sezioni: quella dei Libri d’artista (parte storica), della BookArt come fenomeno che ha visto la sua nascita negli anni 70/80, la sezione dedicata alla Paper Engeneering, quella dedicata alla Pop Art, alla Digital Art e quella che include i lavori degli studenti.

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La mostra è corredata da un robusto catalogo con un testo scritto da Irene Moret per quanto concerne la Paper Engineering e la Digital Art, ed un testo che prende in esame la relazione tra scrittura ed immagine nel ‘900 letterario scritto da Marcello De Blasio.
L’esposizione Book Art – Beyond Reading ha visto il sostegno economico della Provincia di Pordenone ed è stata inserita nell’ambito della 17esima edizione di Pordenonelegge. La Fondazione Pordenonelegge è anche partner dell’evento. L’iniziativa vede il Patrocinio del Comune di Pordenone, della Regione Autonoma FVG e della Banca Popolare FriulAdria Crédit Agricole.

BookArt – beyond reading è una mostra imperdibile e unica nel suo genere.

BookArt ha registrato un afflusso di pubblico sorprendente: un segnale chiaro di quanto sia sbagliata l’idea che l’arte è apprezzata da una cerchia ristretta di pubblico. Evviva la carta ritagliata, quella incisa col bisturi, quella incollata e colorata.

Evviva BookArt.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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BookArt  – Beyond Reading, Galleria della Provincia, Corso Garibaldi Pordenone 

Per prenotare visite di gruppo, contattare: associazione.grabgroup@gmail.com
La mostra è visitabile sino al 2 ottobre con i seguenti orari:
ma 10-12 / 16-19
mer 10-12
giov 10-12
ve 16-19
sa 10-12 / 16-19
do 16-19

 

The Young Pope: la recensione

La-Biennale-Cinema-Simone-Massi

E’ un Papa anticonvenzionale quello che Paolo Sorrentino presenta in The Young Pope, serie televisiva le cui prime due puntate sono state proiettate in questi giorni alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’attore britannico Jude Law veste i panni di Pio XIII (al secolo Lenny Belardo), abiti in cui si trova perfettamente a suo agio. Un uomo prima che un Papa, un individuo prima che Eminenza e – sebbene si compiaccia della sua carica e lo faccia presente ad ogni occasione – un peccatore.


Pio XIII è un uomo contraddittorio, pieno di dubbi: per tutti i centododici minuti di proiezione lo spettatore si misura ad affrontare la sua personalità complessa.


La visione e il suo atteggiamento così moderno si scontrano senza mezzi termini con l’ambiente del Vaticano, luogo ancorato alle tradizioni fatto di figure (un ottimo Silvio Orlando) e di fedeli a tratti grotteschi che vedono in lui motivo di turbamento.

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Sorrentino decide di svolgere il tema “a traccia libera” e lo fa senza cadere nel cliché, senza sporcare ed infangare nulla e nessuno, raccontando tuttavia la “sua storia” grazie al suo essere “visionario”. I passi delle scarpe rosse del giovane Papa scandiscono il suo ingresso in ogni stanza del Vaticano e ci fanno curiosare dove non sarebbe possibile farlo. Ed è un puro piacere per gli occhi.

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Il passato di bimbo cresciuto da Suor Mary (Diane Keaton) – che vorrà al suo fianco come guida nel suo pontificato – e il presente affiorano e svaniscono ad ogni sua boccata di sigaretta.
Difficile non tifare per lui, sebbene il suo essere controverso, ma d’altra parte non abbiamo forse un po’ tutti bisogno di metterci in discussione?

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016

Red Carpet di Venezia: chi ci sarà

La-Biennale-Cinema-Simone-Massi

Cresce l’attesa per capire chi, fra tutte le presenze confermate o meno, calcherà il red carpet della 73esima edizione del Festival del Cinema di Venezia. A quanto pare il prestigio degli ospiti sarà direttamente proporzionale al programma messo a punto dal capace Barbera. Sebbene il nostro compito a Venezia sarà quello di visionare le pellicole e recensirle per voi, un occhio al red carpet e al glamour è d’obbligo.
L’anno scorso tra gli ospiti che hanno fatto brillare il red carpet di Venezia c’era una Tilda Swinton in abito bianco, che ha fatto impazzire fotografi e fans. Inutile dire che il capo da lei indossato pareva una scultura di Canova.

Tilda Swinton, photo credits ©Elena Tubaro

Tilda Swinton alla 72esima edizione del Festival, photo credits ©Elena Tubaro

Elisabeth Banks già al photocall aveva lasciato intendere che l’abito con cui si sarebbe presentata alla prima avrebbe lasciato tutti senza fiato e così è stato. Il pubblico femminile è andato in delirio poi per il gentleman-pirata Johnny Depp che, in una brillante conferenza stampa ha fatto capire che nella vita è meglio essere pirati, piuttosto che semplici marinai.

Hilary Banks alla 72esima edizione del Festival, photo credits ©Elena Tubaro

Elisabeth Banks alla 72esima edizione del Festival, photo credits ©Elena Tubaro

Ma veniamo agli ospiti attesi sul red carpet di Venezia per questa 73esima edizione: ci sarà la protagonista dell’acclamato The Danish Girl (pellicola presentata l’anno scorso a Venezia) la splendida Alicia Vikander, il sempre bravo e sempre affascinante Michael Fassbender, la biondissima Naomi Watts e Liev Schreiber.

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Ma l’elenco non finisce qui: Emma Stone sarà a Venezia con il compagno Andrew Garfield – anche se noi vorremmo fosse al Lido con il nostro super eroe preferito Ryan Gosling. Tra il parterre degli ospiti maschile anche Mel Gibson (che ci auguriamo di vedere in forma), l’affascinante Jude Law, il nostro Paolo Sorrentino, Jake Gyllenhaal (che l’anno scorso ha fatto innamorare della sua barba tutto il Lido alla prima di Everest) e Kit Harington.
Ci siamo dimenticati qualcuno? Senza dubbio, vedremo di rimediare nei prossimi giorni con un reportage “glamour” direttamente dal Lido di Venezia.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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