Abitare con l’anima

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I    M U R I   V A N N O    R I S P E T T A T I

Non credo sia sbagliato dire che son cresciuta a pane e design.
Il pane, tra l’altro, era pure “di design”… visto che mio padre ci portava a casa dai viaggi di lavoro, quello svedese. Aveva la superficie ruvida, era fatto a disco con un diametro di una trentina di centimetri e un buco in mezzo. Buonissimo con burro e miele.
Anche Il design che ho respirato sin da piccola era scandinavo. I miei avevano scelto pezzi semplicissimi: lampade in carta di riso, tappeti in cocco, un divano con telaio in legno e cuscini bianchi…
Rari gli orpelli: c’erano sulla credenza in ciliegio solo una ciotola raku e lo splendido laghetto di Alvar Aalto.

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Sullo sfondo i vecchi termosifoni in ghisa e in primo piano il piano tecnico del tavolo realizzato da Eero Saarinen.

Non godo purtroppo della “memoria d’elefante” di mia sorella, che riesce a ricordarsi ogni singolo episodio del passato, ma di una mia festa di compleanno ho un ricordo molto vivo.
Avevo chiesto a mia madre se potevo invitare le amichette di scuola (ero alle elementari) per il mio compleanno. Lei aveva acconsentito. Non mi ricordo se ne avessi combinata una delle mie o avessi fatto le bizze per una qualche ragione. Sta di fatto che alla fine avevo dovuto preparare tutte le tartine per le amiche da sola, e in parte mi ero già rovinata la festa…
Oltre alla lavorata, ho visto le mie amichette sin dal primo istante spaesate:
-” Che strana casa che hai”- mi disse una di loro.
Più avanti capii che la “casa strana” era l’austerità tipica del design scandinavo. Che loro probabilmente non avevano visto altrove.
Compleanno da dimenticare. E feste di compleanno bandite per un lungo periodo…

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La grande sospensione di Catellani & Smith accorcia le distanze tra i pezzi di design e la tradizione di un pavimento in cotto

Pur amando il design scandinavo, nel corso degli anni, ho cambiato il mio modo di vivere la casa. Vivo in una casa più “domestica” e meno di design.

Questo perché la casa non dev’esser solo bella: devo poterci cucinare, disegnare, poter ricevere gli ospiti.

La casa dove vivo è una casa di campagna. Sono muri e un giardino mozzafiato che, “nel bene e nel male”, si sono incollati a me e al mio gusto. Alcuni sostengono il contrario, ma io sono convita che sono stati loro a cambiare il mio modo di abitare.
Non è una casa tutta di pezzi “tirati”. C’è un po’ di tutto: c’è il Saarinen dove pranzo come una regina e c’è l’angoliera azzurra in compensato vicina alla stufa (priva di valore economico, ma di gran valore affettivo). E tutti e due sembrano nati per esser lì.

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L’angoliera accanto alla stufa. Una chicca d’altri tempi.

Ma se qui sopra ho decantato il “bene” di vivere in una casa così, qual’è il “male”? Una marea di lavoro. E per il momento sono pure esonerata dal giardino. Poi si vedrà.
Avendo lavorato per qualche anno nel settore dell’arredamento, ho visto un buon numero di case. Belle, brutte, ordinate, asettiche, disordinate etc.
La cosa che mi colpiva di più però, era entrare in una casa in cui hai la netta sensazione di essere fuori posto, come lo sono però gli stessi proprietari. Abbiamo delle personalità, tiriamole fuori. Ma ricordiamoci anche dei muri. La casa va rispettata. Non va snaturata. Bisogna contestualizzare i pezzi.
Ma allora cosa piace a Chiara’s room?
Piacciono i pezzi con l’anima. Che siano di design come l’esatto contrario.
Quello che dicono tutti di casa mia, è che sembra di essere in vacanza non appena si varca il cancello.

Non c’è complimento più bello.

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