La scienza come “creatrice d’arte” nelle opere di Christian Fogarolli

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U N A      R I C E R C A      C O S T A N T E       E      U N’ A T T E N T A       S E L E Z I O N E      D I      M A T E R I A L E      D’ A R C H I V I O

Uno splendido palazzo storico a Treviso ha avuto il piacere di ospitare quest’estate le opere di Christian Fogarolli, uno dei più talentuosi giovani artisti italiani.
Di lui ho iniziato a leggere qualcosa solo a luglio, quando mi interessava capire quali erano le esposizioni che valeva la pena inserire nel calendario degli eventi da non perdere. E Clair, la sua personale a Cà dei Ricchi presso il centro di Treviso Ricerca Arte, era una di queste.

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Un delicato gioco di riflessi per gli scatti fotografici di Fogarolli.

Sono tanti gli artisti che utilizzano la fotografia come strumento con cui esprimersi, ma nelle opere di Fogarolli lo scatto fotografico è qualcosa di assolutamente diverso. E la differenza è senza dubbio il suo personale approccio.

Il lavoro di Fogarolli è frutto di una ricerca costante e di un’attenta selezione di materiale d’archivio proveniente da collezioni private ed istituzioni pubbliche. L’artista rivolge la sua attenzione verso alcune materie scientifiche che inconsapevolmente hanno utilizzato forme d’arte per poter progredire ed avanzare da un punto di visto scientifico.

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Un suggestivo scorcio dell’esposizione a Cà dei Ricchi, Treviso.

Nella sua esposizione Clair non vediamo scatti fotografici in cui si documenta la gioia di vivere di epoche passate. Sono scatti che ritraggono – in questo caso è meglio dire documentano – situazioni di disagi sia mentali che fisici. I protagonisti sono spesso degenti di ex istituzioni manicomiali o case di cura di cui venivano conservati archivi fotografici per documentarne progressi, abitudini e cambiamenti. Ma la bravura di Fogarolli sta nel non trasferire l’inquietudine di quegli occhi sgranati e il loro male di vivere. Con grande delicatezza, riesce a ridonare loro la dignità di cui sono stati privati centinaia d’anni fa.

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Un primo piano di “Tape”.

L’artista è affascinato dai soggetti e senza dubbio indaga nella loro storia, ma lo fa sempre in modo rispettoso. Non c’è morbosità: lo strumento artistico della fotografia qui ha il compito di prendere atto di una situazione e diventa veicolo per la disciplina scientifica. E questo a Fogarolli piace.

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“Ossimoro”, dettaglio installazione.

Ma se la fotografia rappresenta il core dell’esposizione a TRA del giovane trentino, tutto ciò che vi è di “contorno” non è più un “contorno”. Lo dimostrano il perfetto inserimento delle installazioni come “Tape” e “Ossimoro” che ci invitano a ripensare ai nostri metri di valutazione e a quanto gli stessi possano influenzarci.

La luce delle trifore di Cà dei Ricchi di Treviso che illuminava i suoi bianchi e neri mi sembrava un ottimo punto di partenza per parlare di lui.

Chiara Orlando

www.fogarolli.eu

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