Giuliano Borghesan: Maestro di Neorealismo

È un grande tributo al Friuli e al Marocco il libro “Tra Friuli e Marocco” pubblicato in occasione della mostra di Giuliano Borghesan che si è tenuta quest’anno a Villa Manin.
Quella di Borghesan è di fatto una carriera senza limiti geografici e temporali. Da giovanissimo lascia il Friuli e si reca in Marocco. Lì, alcuni suoi scatti “che narrano il vero” vengono pubblicati sulla rivista “Maroc Turisme”. Impresa già difficile per chi è inserito nel territorio, figuriamoci per chi proviene da un altro Paese. Ma l’opera del fotografo friulano balza agli occhi della critica proprio perché narra la verità, senza esprimere giudizi. Borghesan ha grande rispetto ed è affascinato da quel Paese dalle tradizioni centenarie: impara la lingua, mangia i cibi tipici e dorme in tenda proprio come i protagonisti dei suoi scatti.

Riposo sulla duna
Riposo sulla duna, Giuliano Borghesan

Sono diciotto gli anni che trascorrerà in Marocco dove all’esperienza del Realismo alterna pure quella della fotografia commerciale. Il suo stile gli permetterà diverse pubblicazioni su giornali e riviste specialistiche, cataloghi di personali e mostre collettive.
Ama il bianco e nero perché a suo avviso è più realistico, ma si dedica pure alla fotografia a colori di cui tuttavia controlla i cromatismi. La sua attenzione al colore lo porta a stampare direttamente nel suo studio di Casablanca in quanto non si fida della resa degli altri laboratori. Si potrebbe dunque dire che nella fotografia di Borghesan oltre alla sensibilità umana, c’è anche quella tecnica.
I soggetti ricorrenti nell’opera di Borghesan sono la maternità, i bambini, la femminilità, ma non mancano i paesaggi e il lavoro di tipo manuale.

Costumi-tradizionali-a-Marrakech
Costumi tradizionali a Marrakech, Giuliano Borghesan

L’esperienza in Marocco e in Europa non lo fanno solo crescere dal punto di vista professionale, ma lo arricchiscono anche da quello intellettuale. Tante le grandi personalità con cui stringerà amicizia: Mahjoubi Aherdan, Alain Hivelin, John Phillips solo per citarne alcuni.
Al suo rientro in Friuli, viene ricontattato per importanti collaborazioni e consoliderà il rapporto con il Centro Friulano di Arti Plastiche. Diverse le sue partecipazioni in varie esposizioni all’estero tra cui Klagenfurt e Lubiana.

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La concia delle pelli a Fez, Giuliano Borghesan

Quando incontrai Borghesan qualche mese fa, non potei fare a meno di notare quanto vivi nei suoi occhi sono i ricordi dell’esperienza in Marocco: colori, profumi di spezia, ma mi piace anche pensare al rumore del tintinnio delle decorazioni sul copricapo portato dalle donne in costume tradizionale.

Anquilla a Barbeano
Anquilla a Barbeano, Giuliano Borghesan.

Di tutte le immagini del libro che mi è stato donato, ne ho selezionate sei che amo particolarmente.
“Terra” è una di queste: uno scatto che toglie il fiato per la resa dei chiaroscuri, ma anche perché il soggetto non appare più un semplice lembo di terra caratterizzato dalla siccità, ma diventa una vera e propria texture grafica.
Borghesan mi ha spiegato che il suo modo di fotografare non è mai cambiato da quel primo scatto di tredicenne, perché il suo modo di vedere le cose non è cambiato.

Terra
Terra, Giuliano Borghesan

Ne “Il venditore ambulante” sembra quasi di sentire gli schiamazzi dei ragazzini accorsi in piazza. una scena che pare rubata ad un film di De Sica. Un’auto cabriolet è stata trasformata in un vero e proprio negozio itinerante per soddisfare la più esigente tra le massaie. A corollario della scena un filo di nebbia all’orizzonte regala una dimensione irreale in un contesto di assoluto realismo.

Il venditore ambulante
Il venditore ambulante, Giuliano Borghesan

Dobbiamo molto al Maestro friulano che con il suo modo di raccontare la verità è stato in grado di innovare il Neorealismo e che ha fatto pure capire che ogni barriera e confine può essere abbattuto con sensibilità ed intelligenza.

Chiara Orlando

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