Mountain: il film in concorso per Orizzonti

È dopo pochi fotogrammi di Mountain che capisco che questo film della regista ebraica Yaelle Kayam mi piacerà e mi farà pure passare l’amaro in bocca per non essere riuscita ad assistere alla proiezione di Spotlight con gli attori del film in sala. Il film, in concorso per Orizzonti, racconta la storia di una donna ebraica che vive con la sua famiglia a Gerusalemme, all’interno del cimitero sul Monte degli Ulivi. La sua famiglia – come dirà lei ironicamente in una battuta del film – è l’unico nucleo famigliare vivente della zona.
Madre di quattro figli e moglie fedele di un marito che si dedica più allo studio e alla preghiera che a lei, conduce una vita poco stimolante e fatta di abitudini.

La protagonista del film ebraico in concorso per Orizzonti
La protagonista del film ebraico in concorso per Orizzonti Shani Klein

Le cose cambiano quando scopre passeggiando in cimitero che il luogo è frequentato dalle prostitute e dai loro clienti.
Seppure sconvolta dalla scena di sesso a cui assiste, troverà poi proprio negli stessi frequentatori del cimitero un diversivo alla monotonia delle sue giornate. La donna inizia così due vite completamente diverse: durante il giorno è moglie e madre premurosa, mentre di notte osserva e si intrattiene silenziosamente con gli ospiti del cimitero.
Mountain non è certamente un film dal ritmo incalzante, ma ha il merito di non scendere mai di tono. Le immagini e le ambientazioni che accompagnano questa storia sono volutamente scarne proprio per permettere allo spettatore di calarsi ancora di più nella realtà.

mountain film
Usciti dal film vi sarà impossibile non fare qualche riflessione in merito alla religione e a quanto quest’ultima influenzi il ruolo della donna, ma il modo in cui il regista invita a farlo è delicato.
Il cast di Mountain, a partire dall’attrice principale Shani Klein, è capace di un’interpretazione senza sbavature.
Mountain è uno dei film visti alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia che ho apprezzato di più e che consiglio di vedere, sperando che come me possiate amarne ogni singolo fotogramma.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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