L’Hermine: è solo Fabrice Luchini a brillare

È un film che divide la critica quello del regista francese Christian Vincent. L’Hermine, termine che in francese indica l’ermellino, racconta la vita professionale e privata di un Presidente di Corte d’Assise.
Il Presidente “a due cifre” – così viene chiamato dai suoi colleghi poichè infligge pene mai inferiori di dieci anni – è detestato e temuto.

L'Hermine
Il temuto Presidente di Corte d’Assise Racine in una scena del film

Seppure L’Hermine riesca a caratterizzare i personaggi mettendo a nudo i sentimenti e le fragilità di un uomo apparentemente tutto d’un pezzo e solitario, il film presenta degli intoppi che sono dovuti all’eccessiva distinzione tra la vita professionale e quella privata di Monsieur Racine.

L'Hermine
L’attrice Sidse Babett Knudsen in una scena di L’Hermine

Ed anche se l’idea di separare in modo così netto questi due aspetti del protagonista pare una scelta voluta dal regista stesso, essa non riesce a convincerci. Questa scelta non fa decollare il film, lo rilega alla banalità.
Non vi è nulla da dire invece sullo straordinario Fabrice Luchini, che mette in campo tutta la sua verve creativa e il suo talento di grande attore.

Puntiglioso e preciso in aula, Racine è brillante e tenero quando si intrattiene con la donna che ama da anni e che rincontra – così vuole il caso – proprio in tribunale come giurata ad un processo per omicidio di cui è presidente.

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Fabrice Luchini con le vesti da Presidente di Corte d’Assise

Quello che è piaciuto a tutti di questo film è il suo essere assolutamente francese in ogni singolo fotogramma: dai dialoghi con cui si presentano a vicenda i giuristi, agli scorci nei quali si intravede una tipica cittadina francese.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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