Orecchie, la mia recensione del film

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Orecchie è il racconto tragicomico della giornata trascorsa dal protagonista – di cui non sappiamo il nome – in una Roma in bianco e nero piena zeppa di riferimenti all’arte contemporanea e abitata da personaggi eccentrici.

È un forte fischio all’orecchio quello che avverte il protagonista interpretato da Daniele Parisi appena sveglio, un fastidio lo accompagnerà per tutta la giornata. Una nota sul frigorifero lasciata dalla fidanzata cambierà i suoi piani, che dovranno includere pure un’ insolita visita medica: i suoi incontri saranno uno più divertente e più tragico dell’altro.
Alcuni dei personaggi di Orecchie ricordano i caratteri più eccentrici visti delle pellicole dell’ Albertone nazionale, altri peccano d’essere troppo sopra le righe.
Un vero peccato, visto che per i primi venti minuti il film è impeccabile, sia dal punto di vista della storia squisitamente assurda, sia per il protagonista (un ottimo Daniele Parisi).
E che dire di una Roma in cui si respira arte contemporanea in ogni scorcio? Una Roma così diversa da come siamo abituati a vederla!

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Il regista Alessandro Aronadio ha voluto raccontare il senso di smarrimento che molti di noi – soprattutto i più introversi – vivono ai giorni nostri, con loro difficoltà di relazionarsi in un mondo a cui non si sentono di appartenere.

Romano di nascita e laureto in psicologia, Aronadio si specializza in regia alla Los Angeles Film School agli inizi del 2000. Due Vite per caso, la sua opera precedente è stata l’unica pellicola selezionata al Festival di Berlino e ciò la dice lunga sulle sue capacità di regista.

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Orecchie, il film presentato per Biennale College, è senza dubbio un film molto piacevole e brillante che pecca però nel voler caricaturizzare troppo i personaggi, rendendoli grotteschi.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016

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