Paradise, la mia recensione del film

La-Biennale-Cinema-Simone-Massi

Il sospetto che Paradise, la pellicola del regista della Federazione Russa Andrei Konchalovsky, fosse una delle candidate ad essere premiate a Venezia mi era venuto guardando la lunga coda alla prima delle 17.00. A fine proiezione anch’io ero tra quelli che reputavano il film tra i papabili vincitori a Venezia per la capacità di Konchalovsky di narrare un tema visto e rivisto come quello della tragedia dell’olocausto senza renderlo scontato.

Il sospetto che Paradise, la pellicola del regista della Federazione Russa Andrei Konchalovsky, fosse una delle candidate ad essere premiate a Venezia mi era venuto guardando la lunga coda alla prima delle 17.00.
Paradise è un film in cui le vite di tre protagonisti si incrociano durante la follia della guerra. Olga è una aristocratica russa che viene arrestata dai nazisti per aver nascosto e aver offerto protezione a dei bambini ebrei. Proprio in prigione incontrerà Jules, un franco-nazista che indaga sul suo caso e che ha un debole per lei. Jules non potrà fare nulla per aiutarla e alla fine la donna finisce in un campo di concentramento dove le condizioni di vita dipendono dalle grazie e dai favori. Un giorno Olga incrocia al campo un alto ufficiale tedesco delle SS che aveva conosciuto anni prima durante un soggiorno in Italia e che si era invaghito di lei. Helmut (questo è il nome dell’ufficiale tedesco) e Olga ritornano a frequentarsi, situazione che fa sì che Olga non viva più nelle stesse condizioni degli altri prigionieri del campo: non soffre più la fame e soprattutto è vittima della fatica in ogni istante.

 Paradise è un film in cui le vite di tre protagonisti si incrociano durante la follia della guerra.
Helmut, sotto la pesante corazza che è costretto a vestire per il suo ruolo, pare avere un cuore e decide di aiutare la donna a scappare. La situazione politica cambia in modo repentino e una serie di circostanze non vanno secondo i piani.

 

Paradise si riferisce all’ideale paradiso voluto dai nazisti, dove le razze diverse da quella ariana, erano viste come inferiori e da sterminare. Un sogno folle e pericoloso, che mai come in questi giorni è attuale vista la chiusura rispetto ad un mondo sempre più eterogeneo.
A fine proiezione proprio in Sala Grande il giovanissimo attore che recita in Paradise, scoppia in un lungo pianto. Un pianto che ha commosso tutti i presenti in sala e che ha fatto riflettere maggiormente in merito alla follia umana e alla violenza senza senso, perpetrata da uomini che uomini non sono.

Chiara Orlando

per Fondazione Giovanni Santin Onlus

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in alto, illustrazione di Simone Massi per Biennale Cinema 2016

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