SONG TO SONG: la mia recensione

Terrence Malick: o lo ami, o lo detesti.
Ma nel caso di Song to Song mi è difficile capire come un film di tale bellezza non possa essere amato. Song to Song è un vortice che travolge tutti i personaggi del film, nessuno escluso.

Ma nel caso di Song to Song mi è difficile capire come un film di tale bellezza non possa essere amato. Song to Song è un vortice che travolge tutti i personaggi del film, nessuno escluso.
La fotografia che accompagna la voce fuori campo della protagonista Faye è capace di rendere bella la polvere di Austin, così come i suoi tradimenti.
Da spettatori ci si priva del giudizio che ci accompagna dalla nascita e si osserva con curiosità (ed invidia) il modo in cui in fondo tutti i protagonisti si sentono – ad eccezione di uno – liberi.
È anche vero che in questa geometria di relazioni, ogni personaggio ha bisogno dell’altro per sentirsi completo: un gioco rischioso che durerà finché uno degli ingranaggi non si incepperà.

L’esperienza è ciò che conta: vivere il momento e sentirsi “ricchi di quell’attimo” con la consapevolezza che poi (inevitabilmente) le cose si modificheranno.

L'esperienza è ciò che conta: vivere il momento e sentirsi “ricchi di quell'attimo” con la consapevolezza che poi (inevitabilmente) le cose si modificheranno.
Non è possibile rinunciare al profumo della pelle e agli sguardi vivi di attimi senza tempo e senza luogo. Malick di questi dettagli è generoso, senza però scendere mai nella volgarità o nella banalità.


La sua regia è un caleidoscopio capace di regalare emozione ad ogni fotogramma.
Le relazioni di cui narra in Song to Song sono il cuore pulsante della nostra vita, senza di esse quest’ultima è una vita a metà. Non potrà mai essere una strofa cantata da Patti Smith, né tanto meno un giro di basso di Flea.

La scena musicale di Austin, Texas è solo un pretesto per narrare il vortice che colpisce due coppie. I cammeo dei musicisti che Malick vuole nella pellicola servono a dare del valore aggiunto.

Delicato e travolgente, dolce e delirante, Malick ci mette nella condizione di rivalutare noi stessi, con i nostri difetti e le nostre sensibilità, con le nostre gioie e le nostre profonde paure.
Delicato e travolgente, dolce e delirante, Malick ci mette nella condizione di rivalutare noi stessi, con i nostri difetti e le nostre sensibilità, con le nostre gioie e le nostre profonde paure.
Il cast stellare – in cui figurano Ryan Gosling, Rooney Mara, Michael Fassbender, Natalie Portman, Cate Blanchett , Holly Hunter, Bérénice Marlohe – non delude le aspettative. D’ora in poi sarà difficile liberarsi da quei ruoli cuciti loro alla perfezione da Malick.

Chiara Orlando

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