The Shape of Water, la mia recensione del film

La profondità dei fondali marini fanno da cornice scenica a The Shape of Water, la pellicola con cui il messicano Guillermo Del Toro si aggiudica il Leone D'Oro alla 74esima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.

La profondità dei fondali marini fanno da cornice scenica a The Shape of Water, la pellicola con cui il messicano Guillermo Del Toro si aggiudica il Leone D’Oro alla 74esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

 Del Toro confeziona un film di indubbia poetica sebbene la trama risulti a tratti prevedibile.
Del Toro confeziona un film di indubbia poetica sebbene la trama risulti a tratti prevedibile. Ciò che caratterizza The Shape of Water sono le atmosfere suggestive e la magia di una storia irreale i cui contorni diventano sempre più nitidi.

Maestro della cinepresa da sempre affascinato dai mostri e dalle fantasie “dark”, Guillermo Del Toro dà voce alla protagonista (muta) Elisa – interpretata da un’ottima Sally Hawkins – e un cuore alla creatura anfibia con cui ella costruisce un legame. La storia ruota poi sul resto del cast: Zelda, Giles e il perfido Strickland.

Gli anni sono quelli della Guerra Fredda e Baltimora è la cittadina dove la protagonista lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico. E sarà proprio nel laboratorio che Elisa incontrerà la creatura tenuta in cattività dagli americani che vogliono usarla per i test spaziali.

Gli anni sono quelli della Guerra Fredda e Baltimora è la cittadina dove la protagonista lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico.
The Shape of Water non è solo una fantasia ben raccontata, ma un film che vuole puntare l’attenzione sulle discriminazioni: da quelle fisiche a quelle sociali, ma senza gravare sull’aspetto poetico e sognante di cui il film è intriso.

The Shape of Water non è solo una fantasia ben raccontata, ma un film che vuole puntare l'attenzione sulle discriminazioni: da quelle fisiche a quelle sociali, ma senza gravare sull'aspetto poetico e sognante di cui il film è intriso.
La pellicola di Del Toro si impone sugli altri film in concorso proprio perché coglie l’aspetto magico, fiabesco e fuori dalle righe del cinema.
“Ho 51 anni, peso 136 chili e ho fatto 10 film” ha dichiarato Del Toro ieri sera al momento della consegna del premio stringendo il leone “Credo nella vita, nell’amore e nel cinema”.

Chiara Orlando

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